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Ryan Gosling non è un attore mono espressivo, e vi diciamo perché!

Laura Casagrande Di Laura Casagrande
8 Aprile 2023
in News, Top News
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Da Drive a First Man, fino a una vera chicca per cinefili. Ecco cosa si nasconde dietro la “mono espressività” presunta di Ryan Gosling, in attesa di vederlo in sala a luglio in Barbie.

Ryan Gosling è un attore mono espressivo?

Nell’industria dello spettacolo da tempi insospettabili, quando Il club di Topolino racimolava l’attrattiva di un pubblico di affezionatissimi e Il giovane Hercules seguiva la scia del successo della serie originale con Kevin Sorbo, l’attore tra i più noti del panorama contemporaneo continua a venir tacciato di mancanza di espressività, accusa che vedrebbe la presenza dell’interprete in alcune delle più importanti produzioni del nostro secolo solo per quella mascella che stenderebbe anche il più inossidabile dei cuori e una prestanza che non ha nella bravura i suoi punti di appoggio.

Un’analisi alquanto approssimativa di uno dei volti che, proprio per quella sua apparente impenetrabilità, si è fatto largo nel panorama internazionale diventandone uno dei nomi più affermati, giostrando proprio quella staticità del volto che, pur venendo solitamente attaccata da una quasi sprezzante ironia, è in verità frutto di una presa di coscienza del proprio stare nei film che lo ritraggono, per saperne spillare le più inaspettate possibilità. Così, venendo a sostegno di un attore che, di sostegno, non ne avrebbe proprio bisogno, ecco le 6 migliori mono espressioni di Ryan Gosling, dall’ombrosità di una maschera come quella di Drive alla drammaticità trattenuta di First Man – Il primo uomo.

Blue Valentine di Derek Cianfrance (2010)

Michelle Williams e Ryan Gosling si amano, ma sono davvero troppo giovani. Uno dei due è certamente più innamorato dell’altro, non che questo traspaia dalla sua espressione. È infatti il personaggio interpretato da Gosling che vede sfaldarsi, in un andare avanti e indietro nel tempo, il rapporto con una donna che sembra non riuscire più a sopportare quell’uomo. Eppure Blue Valentine ci mostra gli inizi di questa coppia, il conoscersi e scoprirsi, il raccontarsi barzellette impronunciabili e ballare alla luce di un’insegna illuminata. Michelle Williams mangia, divora Ryan Gosling, dalla prima all’ultima scena, dall’incoscienza della sua giovinezza alla rigidezza di quel passaggio all’età adulta. Ma è il dolore dell’attore quello che colpisce e fa soffrire, per uno dei finali più struggenti della scena indie.

Crazy, Stupid, Love di Glenn Ficarra e John Requa (2011)

Ryan Gosling: le 3 ragioni fondamentali per cui amarlo

Avete presente la tipica sequenza in cui tutto rallenta, la camera scruta in lontananza una figura magnetica, un essere che è talmente oltre per questo mondo che bisogna coglierne ogni singolo briciolo prima che possa svanire nel nulla e tornare nei nostri sogni? Bene, è esattamente come ci viene presentato Ryan Gosling in Crazy, Stupid, Love. Attenzione però, la commedia di Glenn Ficarra e John Requa mette a dura prova la “mono espressività” del nostro interprete, che riesce comunque a mantenere il suo aplomb per avvolgere nel mistero il playboy del film, ma che lascia a qualche smorfietta e a qualche occhiataccia la possibilità di giudicare lo stile e le tecniche di conquista del coprotagonista Steve Carell. Ma ecco che, un secondo dopo, la fissità ritorna, per potersi poi sciogliere sul finale, quando finalmente anche il single incallito riuscirà a trovare una donna che sappia farlo ridere. Chi? Emma Stone, ovviamente.

Drive di Nicholas Winding Refn (2011)

Drive hp

Stesso anno di Crazy, Stupid, Love, atmosfera completamente diversa, sempre la medesima “mono espressività”. E si può dire che è partito proprio da qui il culto della mono espressione di Ryan Gosling, un ruolo come quello del suo pilota senza nome che richiedeva, però, proprio quella dose di impassibilità che l’attore sa dare al personaggio. Una piattezza nel volto che non deve far cedere sulla facile conclusione della poca mobilità dei connotati di Gosling, ma restituisce esattamente quello che il regista Nicholas Winding Refn voleva: l’assoluta imperscrutabilità dell’autista, che questo prenda a martellate qualche avversario o che si lanci in effusione romantiche all’interno di un ascensore.

Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve (2017)

Guarda i 3 corti prequel di Blade Runner 2049

Cosa c’è di più statico di un robot? E chi potrebbe interpretarlo al meglio se non quell’attore che, nel corso della sua carriera, è stato più volte tacciato di incomunicabilità espressiva? Ryan Gosling non poteva che essere la scelta migliore per interpretare il replicante K in Blade Runner 2049. Lui, protagonista dalle emozioni azzerate, macchina da combattimento e agente che deve impedire ai vecchi modelli replicanti di poter agire indisturbati, scopre le proprie sensazioni pian piano, prende coscienza di un’interiorità e di sentimenti che possono scuoterlo. Dalla monotonia espressiva della prima parte, in Blade Runner 2049 Ryan Gosling con il suo K arriverà alla scoperta di un miracolo che cambierà per sempre il modo in cui il replicante guarda al mondo. E, così, le sue micro espressioni diventano vitali, uscendo dal drone per entrare nell’umano, come solo un bravo attore sa fare.

First Man – Il primo uomo di Damien Chazelle (2018)

First Man: prima l'uomo

L’arrivo dell’uomo sulla luna raccontato, però, attraverso un altro aspetto. Quello privato, intimo. Quello che va dalla perdita personale, prima di arrivare alla complessità e all’ampiezza di un passo fatto a nome dell’intera umanità. La freddezza che un astronauta deve avere è tutta nel corpo e nel viso del Neil Armstrong di Ryan Gosling in First Man. Quella di un uomo che non può lasciar trasparire le proprie paure, i più insiti timori. Che deve sopprimere la sofferenza a cui decide di abbandonarsi soltanto quando sarà talmente lontano da casa da poter lasciare tutto quel dolore sulla luna. Una drammaticità trattenuta che non fa dell’attore una statua inespressiva, bensì un uomo che subisce fino arrivare allo stremo. Ma dietro a quella maschera di cera, dietro a quell’austerità da astronauta, oltre il casco e le sue protezioni, c’è la perdita di un uomo e, così, la sua vastità.

La La Land di Damien Chazelle (2016)

La La Land

Emma Stone e Ryan Gosling sono ufficialmente la coppia cinematografica degli ultimi anni. In fondo era proprio l’attrice la ragazza di cui cade innamorato il personaggio di Gosling in Crazy, Stupid, Love, ritrovandosi poi al loro terzo film insieme – dopo il Gangster Squad del 2013 – per una pellicola che fa breccia nel cuore di pazzi e sognatori. È La La Land il musical che ha fatto ballare un intero panorama mondiale, i cui protagonisti ufficiali erano proprio quella Stone e quel Ryan Gosling che sembrano perfettamente abbinarsi insieme. Il viso elastico, buffo, assolutamente privo del timore di apparire goffo o sgraziato di Emma Stone va infatti benissimo vicino alla “mono espressività” del coprotagonista, di cui però tutti noi non possiamo che ricordare il ciuffo ribelle caduto sulla fronte quando per l’ultima volta dice addio alla sua amata.

Ryan Gosling in Barbie

Lo abbiamo visto plastic and fantastic nelle immagini ufficiali, promozionali e nel secondo teaser trailer di Barbie, opera “misteriosa” di Greta Gerwig che si appresta a sbancare il botteghino a luglio 2023. Qui, Ryan Gosling interpreta un perfetto Ken, completamente abbandonato alla staticità che contraddistingue i bambolotti Mattel e che l’attore riporta sullo schermo con un’ironia disarmante.

Barbie: Ryan Gosling tremendamente "Plastic and Fantastic" nella nuova immagine promozionale

In conclusione, dato il tono ironico del nostro articolo, dico che Ryan Gosling è il miglior attore “mono espressivo” di tutti. Siete d’accordo?

Tags: ryan gosling

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Tra anteprime e annunci, spazio a Boys of Tommen, Love Me Love Me 2, È Colpa Nostra: Londra, Maxton Hall 3, The Love Hypothesis e molti altri titoli.

Ma la sorpresa che aspettavamo è arrivata direttamente dal set di Off Campus. 👀
Ella Bright e Belmont Cameli hanno inviato uno speciale videomessaggio ai fan: la serie fenomeno tratta dai bestseller di Elle Kennedy è tornata ufficialmente sul set per la seconda stagione. 🏒❤️

E dopo il successo della prima stagione, l’hype per il ritorno a Briar è già altissimo.

#OffCampus 

Il video messaggio di Ella Bright e Belmont Cameli.
  • ✨🪊 Dieci anni dopo la sua premiere alla Mostra del Cinema, La La Land torna a Venezia per questo evento evento magico: proiezione del film con orchestra che suona dal vivo la colonna sonora, diretta dal suo creatore Justin Hurwitz.

Qualcosa che potevano solo immaginare e che ci ha lasciato senza parole. Qui un assaggio di questa esperienza senza precedenti 📽️

@teatrolafenice @lalalandmovie @hurwitzconcerts 
#lalaland #cartiercinemaclub #venezia83 | @ohamilto
  • ✨ Venezia 83 - Day 4
Una giornata doppia alla Mostra del Cinema di Venezia!

🎸 Da una parte l’evento musicale più atteso, Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion dei fratelli Gallagher dopo 16 anni di silenzio.

Firmato da Dylan Southern e Will Lovelace, il film offre accesso senza precedenti al tour Live ’25: backstage, prove e le prime interviste congiunte di Liam e Noel in oltre 25 anni.

📽️ Dall’altra il ritorno di Nanni Moretti in Concorso con Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca. Una storia che esplora emozioni, paure e relazioni contemporanee, con lo sguardo unico del regista italiano.

📸 @irene_mischiari 
#venezia83 #oasis #mostradelcinemadivenezia
  • 💍 Luì e Sofì hanno detto sì. Davanti a 6.000 persone.
I Me contro Te si sono sposati a Milano trasformando le loro nozze in un vero e proprio evento per il pubblico: cerimonia, concerto, orchestra, ballerini e fuochi d’artificio.
Per partecipare? Un biglietto a pagamento, con prezzi da 48 a 110 euro e un pacchetto aggiuntivo da 250 euro per incontrare gli sposi prima dello show.

Un evento che racconta perfettamente quanto il confine tra creator, personaggi e vita privata sia diventato sottile.

E allora la domanda è inevitabile: geniale modo di condividere un momento speciale con la propria community o monetizzazione della vita privata — e soprattutto dell’entusiasmo dei bambini — spinta un po’ troppo oltre? 👀

✍🏻 Diteci la vostra nei commenti.
  • Ieri a Venezia non è stata solo l’anteprima di un docufilm. È stato un evento generazionale. 🇬🇧

Perché ci sono canzoni che non appartengono più soltanto a chi le ha scritte: appartengono a chi le ha cantate a squarciagola, a chi ci si è innamorato, a chi le ha messe in cuffia nei momenti giusti — e in quelli sbagliati.

Gli Oasis sono tornati insieme. E per una generazione cresciuta con Liam, Noel e Wonderwall, vederli arrivare insieme al Lido ha significato inevitabilmente qualcosa in più.

So… sing along with us. 🎶
Because maybeeeee… ❤️‍🔥

#Oasis #DontLookBackInAnger | @disneyit | 📸 @irene_mischiari
  • ✨ Venezia 83 - Day 4

Ieri alla Mostra del Cinema di Venezia uno dei titoli più attesi: Primetime, il primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, con Robert Pattinson nei panni del giornalista Chris Hansen.

Oltre a loro, sul carpet hanno sfilato Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers e il produttore del film ari Aster.

Una storia intensa sul mondo della TV americana del 2006, tra inchieste, caccia ai predatori online e il lato oscuro del giornalismo televisivo 🎬

📸 @irene_mischiari 
🍿 @iwonderpictures 
#venezia83 #mostradelcinemadivenezia #primetime
  • ⭐️ Phoebe Bridgers a Venezia 83 nel suo esordio come attrice in Primetime 🎬

@iwonderpictures #phoebebridgers #mostradelcinemadivenezia #venezia83
  • Ladies and Gentlemen: Robert Pattinson ❤️‍🔥

Alla Mostra del Cinema di Venezia come protagonista di Primetime, film di Lance Oppenheim che racconta la storia vera di Chris Hansen, giornalista televisivo divenuto famoso con l’inchiesta nascosta “To Catch a Predator” 👀

@iwonderpictures #venezia83 #mostradelcinemadivenezia #robertpattinson
  • Un anno senza Giorgio.

Il 4 settembre 2025 ci lasciava Giorgio Armani, uno dei più grandi maestri della moda italiana e l’uomo che, con la sua visione, ha cambiato per sempre il modo di intendere l’eleganza.

Armani non ha semplicemente creato abiti: ha costruito un linguaggio. Fatto di linee pulite, colori misurati, giacche destrutturate, rigore e leggerezza. Uno stile immediatamente riconoscibile che ha attraversato decenni, passerelle e cinema senza mai avere bisogno di alzare la voce per farsi notare.

A un anno dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo attraverso la sua arte, con le immagini che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi all’Armani/Silos di Milano.

Una mostra che attraversa il suo straordinario universo creativo attraverso abiti, silhouette e creazioni iconiche, restituendo da vicino la precisione, la ricerca e quella concezione dell’eleganza che ha reso Giorgio Armani eterno.

Rivedere oggi queste immagini ha inevitabilmente un significato diverso.
Perché gli stilisti se ne vanno.

Lo stile, quello vero, resta.

Giorgio Armani, per sempre. 🤍

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