Dopo 37 anni Nanni Moretti torna alla Mostra di Venezia e, accolto dalla commozione della sala stampa, racconta il desiderio di cambiare il proprio cinema attraverso una storia d’amore, tempo e sentimenti con Jasmine Trinca e Louis Garrel.
Prima ancora delle domande, prima delle inevitabili battute e persino prima di raccontare il film, Nanni Moretti deve aspettare che la sala smetta di applaudirlo. Quando entra alla conferenza stampa di Succederà questa notte, presentato in Concorso a Venezia 83, i giornalisti si alzano in piedi e l’ovazione dura abbastanza da incrinare per qualche istante quella combinazione di ironia e controllo con cui il regista ha attraversato quasi cinquant’anni di incontri pubblici. Moretti si commuove, ringrazia, poi torna rapidamente a essere Moretti. Ma quell’accoglienza ha inevitabilmente il sapore di un ritorno a casa rimandato molto a lungo.
Sono trascorsi infatti 37 anni dall’ultima volta di Palombella rossa al Lido, presentato nel 1989 alla Settimana della Critica, e ancora di più da Sogni d’oro, che nel 1981 gli valse il Leone d’Argento. Una lontananza che negli anni ha alimentato interpretazioni e presunti dissapori, liquidati dallo stesso Moretti con molta meno drammaticità: non ce l’ha mai avuta con Venezia, semplicemente i suoi film, per decenni approdati soprattutto a Cannes, non erano pronti in estate. Questa volta ha girato in autunno, il calendario ha fatto il resto e il cerchio si è chiuso.
A riportarlo in Laguna è, significativamente, un film che sembra voler aprire una fase differente anche nel suo cinema. Succederà questa notte, liberamente tratto da alcuni racconti di Legami dello scrittore israeliano Eshkol Nevo e sceneggiato insieme a Federica Pontremoli e Valia Santella, segue Matteo e Greta, interpretati da Louis Garrel e Jasmine Trinca, attraverso incontri, separazioni e nuove occasioni distribuite nell’arco di molti anni. Lui è un libraio, lei un’attrice; quando si conoscono Greta sta per sposare un altro uomo, ma qualcosa rimane sospeso tra loro e continuerà a riemergere mentre entrambi costruiscono altre vite, altri rapporti, altre famiglie.
Moretti non ha difficoltà a definire ciò che voleva realizzare: «una storia d’amore piuttosto potente». Una dichiarazione apparentemente semplice che diventa più interessante se messa accanto a un’altra riflessione pronunciata in conferenza. Per anni il regista aveva ripetuto di voler fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello; oggi, a 73 anni, quella convinzione non gli appartiene più. «Non voglio più fare lo stesso film», dice, trasformando Succederà questa notte non tanto in una rottura con ciò che è stato, quanto nella rivendicazione della possibilità di sorprendersi ancora.
Nanni Moretti, Jasmine Trinca e il bisogno di chiamare l’amore con il suo nome
Il cambiamento, in realtà, non significa che Moretti abbia improvvisamente smesso di essere interessato alle proprie ossessioni. Nel film tornano Roma, il gioco, la competizione, la musica, le relazioni familiari e quella difficoltà tutta morettiana di abitare il presente senza interrogare continuamente il tempo che passa. A cambiare è il modo in cui questi elementi vengono organizzati intorno a qualcosa che il regista sembra voler affrontare senza schermarsi dietro l’ironia: il desiderio, e soprattutto la necessità di riconoscerlo.
Moretti parla di un film «sui sentimenti e sul bisogno di nominarli», sulla possibilità di lasciare che si manifestino e di ammettere, senza il pudore che spesso accompagna l’età adulta, di volersi bene. È un’indicazione preziosa per comprendere una storia costruita proprio sull’asincronia: Matteo e Greta continuano a incontrarsi quando le rispettive vite sembrano rendere impossibile stare insieme, come se l’amore fosse chiarissimo mentre tutto ciò che lo circonda arriva costantemente nel momento sbagliato.
In questo percorso Jasmine Trinca occupa una posizione inevitabilmente speciale. Il rapporto artistico con Moretti comincia ventisette anni fa, durante la preparazione de La stanza del figlio, quando alcuni assistenti girano per le scuole romane realizzando interviste agli studenti. Trinca frequenta il liceo Virgilio e non sta nemmeno facendo un vero provino; eppure Moretti racconta di aver riconosciuto qualcosa in lei praticamente subito, ancora prima del primo piano. Era, dice oggi, «una persona speciale». Lei voleva fare l’archeologa, continuò a sostenerlo anche dopo La stanza del figlio e La meglio gioventù, finché il cinema evidentemente decise diversamente.

A riportarla al centro del suo cinema è stata, molti anni dopo, un’immagine brevissima. Nel finale de Il sol dell’avvenire, Moretti aveva richiamato alcuni interpreti dei film precedenti per piccole apparizioni e, guardando il primo piano di Trinca, racconta di avervi ritrovato una «grande luminosità». Da lì nasce anche il desiderio di affidarle Greta. È un dettaglio che dice molto del rapporto del regista con gli attori: non una questione soltanto di tecnica o di continuità professionale, ma la capacità di riconoscere un volto che il tempo ha trasformato senza esaurirne il mistero.
Louis Garrel arriva invece per la prima volta sul set di Moretti da ammiratore dichiarato. Ha raccontato di considerare il Cinema Nuovo Sacher quasi il proprio «Vaticano», pur precisando di non essere cattolico, e di essersi preparato con grande attenzione, studiando anche l’italiano. Poi ha scoperto rapidamente cosa significhi entrare nell’universo morettiano. In una scena di basket, Moretti gli mostra personalmente l’azione, dribbla e realizza subito il canestro; Garrel deve ripeterla e ci riesce soltanto dopo venticinque ciak. Quando invece arriva il momento di attraversare Roma in motorino, l’attore propone una Vespa e si sente rispondere di no: Moretti non ama le autocitazioni.
Sono episodi divertenti, ma raccontano anche un film che sembra giocare consapevolmente con l’immaginario del suo autore senza volerlo trasformare in museo. C’è il motorino, ma non può essere quello di Caro diario; c’è lo sport, ma questa volta Moretti lascia che sia un altro a giocare; c’è soprattutto la musica, da sempre utilizzata nel suo cinema per permettere ai personaggi di esprimere fisicamente ciò che le parole non riescono a contenere.
In Succederà questa notte passa da Bruce Springsteen, con una lunga sequenza ambientata durante un concerto a San Sebastián, fino a She’s a Rainbow dei Rolling Stones, che accompagna uno dei momenti più liberatori del rapporto tra Matteo e Greta. Trinca ha raccontato che proprio ballare è stato per lei uno degli aspetti più difficili del film, perché quell’esposizione del corpo riesce a metterla persino più in imbarazzo della nudità.
Moretti sembra utilizzare quella libertà fisica per raccontare qualcosa che riguarda anche il proprio cinema: la possibilità di smettere, almeno per un momento, di trattenersi. Dopo film che hanno interrogato il lutto, la crisi politica, la memoria, il fallimento e persino la possibilità di continuare a fare cinema, Succederà questa notte non cancella il tempo che passa, ma prova a domandarsi che cosa possa ancora accadere dentro quel tempo.
E forse è anche per questo che la standing ovation della sala stampa assume un significato meno celebrativo di quanto potrebbe sembrare. Non è soltanto il bentornato a uno dei grandi autori del cinema italiano dopo trentasette anni di assenza veneziana, ma l’accoglienza riservata a un regista che arriva al Lido dichiarando di non voler continuare a replicare se stesso.
Poi la conferenza finisce e qualcuno potrebbe aspettarsi da Nanni Moretti una parola sull’attualità, sulla politica, sull’Italia. Lui guarda la sala e si concede l’ultima battuta: «Mannaggia, volevo tanto parlare dell’attualità politica. Sarà per la prossima volta».
Per una volta, evidentemente, aveva più voglia di parlare d’amore.



































