Diretto da Craig Gillespie e scritto da Ana Nogueira, la pellicola segue la giovane supereroina, interpretata da Milly Alcock, in una nuova, adrenalinica avventura, tra azione, dolore e riscoperta di sé.
Supergirl arriva nei cinema italiani dal 25 giugno ed è uno spin-off di Superman, il film di James Gunn uscito l’anno scorso con David Corenswet.
Tra traumi irrisolti del passato, desiderio di giustizia, ecco cosa ne pensiamo di questo nuovo titolo della Dc Universe.

Supergirl: la trama del nuovo film dedicato agli eroi
Dopo l’uscita di Superman lo scorso luglio, il nuovo franchise dedicato agli eroi DC porta sul grande schermo il capitolo dedicato a Kara Zor-El, meglio conosciuta come Supergirl, la cugina di Clark Kent.
La storia segue la giovane kryptoniana che conduce un’esistenza tra alcool e risse, in compagnia del suo fidato amico a quattro zampe, Krypto. Tuttavia, quando sulla sua strada incontra Ruthye, una ragazza di 13 anni alla quale il brigante Krem ha sterminato la famiglia davanti agli occhi, le cose cambiano rapidamente.
Mentre Ruthye cerca di convincere Kara, inizialmente restia, a combattere al suo fianco e vendicarsi di Krem uccidendolo, la situazione precipita. Il brigante infatti riesce a trovarle e avvelena Krypto, lasciandogli pochi giorni di vita.
Per salvare il suo cagnolino, Kara sarà costretta a mettersi sulle sue tracce per recuperare l’antidoto. Riuscirà nel suo intento? E cosa accadrà durante il loro percorso? Insieme, lei e Ruthye cominceranno un viaggio costellato da pericoli, combattimenti e incontri inaspettati, durante il quale emergeranno anche le ferite più intime e profonde delle due protagoniste.
L’elaborazione dei traumi in Supergirl
Il film è un’avventura che porterà le protagoniste, soprattutto Kara, a fare i conti con i propri demoni.
Entrambe hanno perso qualcosa, ma soprattutto qualcuno, ma reagiscono al dolore in modo completamente diverso. Mentre Ruthye è consumata dalla rabbia e dalla sete di vendetta, Kara invece appare disillusa e in continua fuga dall’affrontare i propri problemi, rifugiandosi nell’alcool. Kara infatti è una kryptoniana che, dopo la distruzione del suo pianeta, si sente completamente sola e incapace di trovare un proprio posto nell’universo.
Nonostante il cugino tenti continuamente di contattarla, lei è evitante. L’unica sua compagnia è Krypto, il suo cagnolino fedele, e l’idea di perderlo diventa una delle sue paure più grandi. L’elaborazione dei traumi irrisolti diventa quindi parte integrante della narrazione. Il film infatti mostra anche come il dolore non affrontato rischia di trascinare verso l’oblio, da cui è difficile risalire.
Mentre combattono per riportare equilibrio nell’universo e sconfiggere Krem e la sua banda, le due dovranno anche liberare le spose, giovani donne rapite dai briganti con l’obiettivo di ripopolare il loro pianeta, Kara e Ruthye si ritrovano quindi anche ad affrontare una battaglia interiore.

Giustizia e vendetta finiscono inevitabilmente per intrecciarsi, sottolineando che essere buoni non significa necessariamente essere sempre gentili, disponibili e accomodanti, come spesso viene richiesto alle donne, ma piuttosto conoscere i propri valori e restare fedeli a essi anche nei momenti più difficili.
Conclusioni
Supergirl è quindi un film dall’impostazione molto simile al Superman con David Corenswet, sia per temi che per sensibilità. Anche qui c’è un forte inclinazione a sottolineare la bontà d’animo e dei sentimenti, l’importanza dei legami e il dolore personale, legato anche alla perdita della propria casa. Il senso di estraneità e di smarrimento diventano centrali nella storia di Kara, che continua a sentirsi costantemente sola e fuori posto.
Il trio composto da Supergirl, Ruthye e Lobo, interpretato da Jason Momoa, funziona bene, regalando alcuni dei momenti più divertenti del film. Tuttavia, quest’ultimo, appare davvero poco approfondito e limitato a poche scene, lasciando la sensazione che avrebbe meritato maggiore spazio all’interno della storia.
Milly Alcock convince pienamente nel ruolo da protagonista, risultando capace di sostenere da sola l’intero film. La sua interpretazione infatti porta sullo schermo un personaggio molto sfaccettato, con un forte senso di giustizia che lotta con gli altri e se stessa per costruirsi una vita. I personaggi femminili sono sicuramente il punto più interessante del film, con le loro storie personali e le loro esperienze che finiscono per collegarsi tra loro.

Nuovi personaggi si uniscono al destino delle eroine e di Superman, in un universo popolato da tantissimi alieni, che contribuiscono a creare un mondo narrativo ricco e visivamente coinvolgente. Dal punto di vista visivo e scenografico, il film riesce a risultare davvero immersivo.
Sarebbe stato interessante sviluppare maggiormente il background dei personaggi, soprattutto quello di Lobo e di Krem con i briganti. Quindi, anche se la caratterizzazione di qualche personaggio avrebbero potuto ottenere più spazio e alcuni passaggi narrativi appaiono leggermente frettolosi, Supergirl è un secondo capitolo del DC Universe che, seppur con qualche pecca, è abbastanza godibile, riuscendo a intrattenere e anche, in alcuni momenti, ad emozionare, come attraverso il rapporto tra Kara e Krypto, che diventa uno dei più riusciti della storia.
Una pellicola adrenalinica che sottolinea il senso di giustizia e l’elaborazione del dolore, parla di perdita e di ricerca della strada di casa, che a volte può essere molto più vicina di quanto si creda, con una prospettiva femminile che rimane centrale per tutta la narrazione.


































