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The French Dispatch, recensione: forma pura e assoluta di Wes Anderson

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10 Novembre 2021
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Sinossi di The French Dispatch:

Wes Anderson ci porta in una Francia fittizia in un giornale fittizio narrandoci tre storie differenti, legate tutte al giornalismo e al suo stile autoriale.

Recensione di The French Dispatch:

La vuotezza pu? essere un pregio. Soprattutto se si ? un regista visionario, che spesso non ha bisogno del contenuto per veicolare le forme e i significati del proprio cinema. Visionario non nell?accezione avanguardista del termine, non di aspirante rivoluzionario del genere o di apripista per nuovi universi. Bens? in un senso pi? figurale dell?essere visionario, di colui che visiona, che vede, che non necessita di altro se non di una superficie che ? ci? che prima di ogni altra cosa arriva agli occhi e ne sazia il desiderio di perfezione e bellezza.

Cos? ? in gran parte il cinema di Wes Anderson, esercizio di stile dove la locuzione non ha valore negativo. Purezza dell?immagine, delle sue geometrie che non rispettano i canoni comuni della quotidianit? empirica, ma ricercano nella finzione la possibilit? di creare un universo fatto su misura delle fantasie del suo autore. Un modo di approcciarsi alla ricostruzione degli ambienti che da sempre ? ci? che ? arrivato prima allo spettatore rispetto al racconto offerto ogni volta dal cineasta. E che con The French Dispatch raggiunge il suo punto assoluto. Parabola in crescendo che parte dal 1996 con il suo primo film Un colpo da dilettanti, consolida Anderson nella narrazione con il suo Rushmore nel 1998 e tocca la sua espressione pi? alta con il film presentato a Cannes 2021.

Tre storie, tre forme?

Un percorso intrapreso dallo sguardo di Wes Anderson che lo conduce dunque alla creazione di non una, ma ben tre storie tutte intersecate tra loro all?interno di The French Dispatch solamente con la scusante di poter applicare ad ognuna il pi? cristallino gusto artistico, quasi distaccandosi dal suo portato contenutistico. Prefazione, tre articoli di giornale e infine chiusura e necrologi a cui l?autore affida ogni volta una voce – quella dei giornalisti della redazione del French Dispatch – e un canovaccio che ? s?, storia densa e corposa da dover seguire, ma ancor pi? dipinto che vediamo stendersi con immediatezza nel momento stesso in cui lo osserviamo.

La parola, fondamentale in un giornale come quello in cui lavorano i numerosi protagonisti di The French Dispatch, assume il ruolo di accompagnatrice di colori e disegni che pur nel ruolo fondamentale di raccontare gli avvenimenti riportati nel nuovo numero dell?editoriale non pu? competere con l?astrattezza della messinscena proposta e la sua estrema ricchezza. Anderson si svuota di qualsiasi appiglio narrativo, esclude una qualunque preferenza verso dei racconti ben formati e predilige a quest?ultimi l?opportunit? di riprenderli e decorarli portando la sua immaginazione e la propria regia in dimensioni dell?estetica fuori da ogni scala.

La dimensione estetica di The French Dispatch

? direttamente nei vicoli di una Francia inesistente che l?opera conduce lo spettatore, vedendo alternati gli interni di una prigione in cui risiede il pi? grande artista contemporaneo del secolo alle lotte studentesche di giovani che si innamorano della politica e tra loro stessi. L?amore per i cronisti del French Dispatch ? quello per la notizia, il prendersi tempo di scrivere e di raccontare ci? che hanno potuto vedere accadere nel mondo. Mentre, per Wes Anderson, ? il sublime ad aver occupato le intere pagine del giornale che trovano nella propria direzione tutte le nature registiche che nel corso degli anni lo hanno interessato. L?uso delle tinte, questa vola accentuato dall?utilizzo del contrapposto bianco/nero, l?animazione fumettistica che trova anche qui spazio per una propria sequenza, la precisione delle case, degli edifici, di quelle parallele che tagliano lo schermo ad utilizzo esclusivo del loro cineasta.

In una propulsione estetica ed estatica in cui Anderson decide di liberarsi definitivamente da tutti i crismi delle sceneggiature, con The French Dispatch l?autore completa una parabola di sola confezione che lo porta alla sua meta ultima. Quella della composizione sopra ogni cosa, della maniera oltre la richiesta di dover dire per forza qualcosa attraverso una storia. The French Dispatch ha il lusso delle proprie immagini e solamente con quelle ha intenzione di comunicare. Il paradosso di un film che ricerca il testo – quello dei giornali, dei reporter della rivista – e di cui potrebbe tranquillamente privarsene. L?adorazione per il proprio mestiere che supera le norme per un film che ? fatto a misura del proprio autore. Visione, pura e semplice visione.

Tags: filmThe French Dispatchwes anderson

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  • 🏜️ Il Lisan al-Gaib lo aveva previsto. Noi abbiamo già la data.

Il 15 dicembre 2026, Ideal Cityplex Torino in collaborazione con My Red Carpet vi aspettano in Sala 1 per la Première Evento di Dune: Parte Tre. ✨

💥15 dicembre – in anteprima 
🕰️ Ore 21:00 - Dolby Atmos
🎬 Versione doppiata in italiano

I dettagli dell’evento? Quelli arriveranno nei prossimi mesi. 👀

Ma se c’è una cosa che Arrakis ci ha insegnato è che non conviene sfidare il destino.

🎟️ Prenotate il vostro posto al link in bio o nelle storie. 
Il futuro è già scritto.

#DuneParte3 #EventiTorino | @warnerbrositalia
  • 🔥 Prime Video celebra la sua nuova era young adult con l’Obsessed Retreat: Class of ’26, evento immersivo che ha riunito nelle Alpi Bavaresi star, autori e alcune delle produzioni più attese.

Tra anteprime e annunci, spazio a Boys of Tommen, Love Me Love Me 2, È Colpa Nostra: Londra, Maxton Hall 3, The Love Hypothesis e molti altri titoli.

Ma la sorpresa che aspettavamo è arrivata direttamente dal set di Off Campus. 👀
Ella Bright e Belmont Cameli hanno inviato uno speciale videomessaggio ai fan: la serie fenomeno tratta dai bestseller di Elle Kennedy è tornata ufficialmente sul set per la seconda stagione. 🏒❤️

E dopo il successo della prima stagione, l’hype per il ritorno a Briar è già altissimo.

#OffCampus 

Il video messaggio di Ella Bright e Belmont Cameli.
  • ✨🪊 Dieci anni dopo la sua premiere alla Mostra del Cinema, La La Land torna a Venezia per questo evento evento magico: proiezione del film con orchestra che suona dal vivo la colonna sonora, diretta dal suo creatore Justin Hurwitz.

Qualcosa che potevano solo immaginare e che ci ha lasciato senza parole. Qui un assaggio di questa esperienza senza precedenti 📽️

@teatrolafenice @lalalandmovie @hurwitzconcerts 
#lalaland #cartiercinemaclub #venezia83 | @ohamilto
  • ✨ Venezia 83 - Day 4
Una giornata doppia alla Mostra del Cinema di Venezia!

🎸 Da una parte l’evento musicale più atteso, Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion dei fratelli Gallagher dopo 16 anni di silenzio.

Firmato da Dylan Southern e Will Lovelace, il film offre accesso senza precedenti al tour Live ’25: backstage, prove e le prime interviste congiunte di Liam e Noel in oltre 25 anni.

📽️ Dall’altra il ritorno di Nanni Moretti in Concorso con Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca. Una storia che esplora emozioni, paure e relazioni contemporanee, con lo sguardo unico del regista italiano.

📸 @irene_mischiari 
#venezia83 #oasis #mostradelcinemadivenezia
  • 💍 Luì e Sofì hanno detto sì. Davanti a 6.000 persone.
I Me contro Te si sono sposati a Milano trasformando le loro nozze in un vero e proprio evento per il pubblico: cerimonia, concerto, orchestra, ballerini e fuochi d’artificio.
Per partecipare? Un biglietto a pagamento, con prezzi da 48 a 110 euro e un pacchetto aggiuntivo da 250 euro per incontrare gli sposi prima dello show.

Un evento che racconta perfettamente quanto il confine tra creator, personaggi e vita privata sia diventato sottile.

E allora la domanda è inevitabile: geniale modo di condividere un momento speciale con la propria community o monetizzazione della vita privata — e soprattutto dell’entusiasmo dei bambini — spinta un po’ troppo oltre? 👀

✍🏻 Diteci la vostra nei commenti.
  • Ieri a Venezia non è stata solo l’anteprima di un docufilm. È stato un evento generazionale. 🇬🇧

Perché ci sono canzoni che non appartengono più soltanto a chi le ha scritte: appartengono a chi le ha cantate a squarciagola, a chi ci si è innamorato, a chi le ha messe in cuffia nei momenti giusti — e in quelli sbagliati.

Gli Oasis sono tornati insieme. E per una generazione cresciuta con Liam, Noel e Wonderwall, vederli arrivare insieme al Lido ha significato inevitabilmente qualcosa in più.

So… sing along with us. 🎶
Because maybeeeee… ❤️‍🔥

#Oasis #DontLookBackInAnger | @disneyit | 📸 @irene_mischiari
  • ✨ Venezia 83 - Day 4

Ieri alla Mostra del Cinema di Venezia uno dei titoli più attesi: Primetime, il primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, con Robert Pattinson nei panni del giornalista Chris Hansen.

Oltre a loro, sul carpet hanno sfilato Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers e il produttore del film ari Aster.

Una storia intensa sul mondo della TV americana del 2006, tra inchieste, caccia ai predatori online e il lato oscuro del giornalismo televisivo 🎬

📸 @irene_mischiari 
🍿 @iwonderpictures 
#venezia83 #mostradelcinemadivenezia #primetime
  • ⭐️ Phoebe Bridgers a Venezia 83 nel suo esordio come attrice in Primetime 🎬

@iwonderpictures #phoebebridgers #mostradelcinemadivenezia #venezia83
  • Ladies and Gentlemen: Robert Pattinson ❤️‍🔥

Alla Mostra del Cinema di Venezia come protagonista di Primetime, film di Lance Oppenheim che racconta la storia vera di Chris Hansen, giornalista televisivo divenuto famoso con l’inchiesta nascosta “To Catch a Predator” 👀

@iwonderpictures #venezia83 #mostradelcinemadivenezia #robertpattinson

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