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The Night House
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The Night House, recensione del film horror con Rebecca Hall

Tags: disney, Rebecca Hall, the night house

Rebecca Hall reinterpreta il processo di lutto, in una casa assediata da forze potenzialmente occulte nel nuovo film di David Bruckner.

Disponibile dal 27 Ottobre su Disney+, The Night House ? il nuovo film di David Bruckner, regista che si ? fatto conoscere ampiamente nel panorama dell?horror indipendente, grazie a pellicole come The Ritual e The Signal, oltre alla collaborazione con segmenti specifici per Southbound (The Accident) e V/H/S (Amateur Night). Per la sua ultima fatica, ha assoldato la talentuosa Rebecca Hall, che si ? fatta ultimamente spazio anche in sede di regia con il delicato dramma Passing.

The Night House: la trama

Beth ? rimasta sconvolta dalla morte improvvisa di suo marito. Rimasta da sola nella casa sul lago che lui le ha costruito, cerca di affrontare la realt?, ma la notte ? piagata dagli incubi. Visioni inquietanti di una presenza nella casa che la chiama con un fascino spettrale. Contro il parere dei suoi amici, inizia a scavare tra le cose di suo marito, alla ricerca di risposte. Quello che trova sono segreti strani e inquietanti, un mistero che ? determinata a svelare.

Bruckner confeziona un racconto che fa del concetto di uncanny?freudiano il suo mantra narrativo, in cui le dinamiche azionistiche si permeano di duplice simbologia, da decodificare attraverso performance attoriali degne di nota.?

THE NIGHT HOUSE: la geometria spaziale del non detto

La visibilit? spettrale diventa in The Night House veicolo di esternazione dolorante e soffocata del non detto, tormento dell?isolazionismo di un?anima oscura e inespressa, a cui non ? stata concessa redenzione alcuna. La sovrastruttura architettonica del titolo ? specchio di anime fragili, vittime di una lotta intestina rigettata, insidiatasi nei meandri di un?abitazione labirintica.

Beth assume il duplice ruolo di investigatrice e sopravvissuta nella sceneggiatura di Ben Collins e Luke Piotrowski: ? proprio la caratterizzazione della protagonista a decretarne un arco narrativo incisivo e funzionale alla lettura metaforica e stratificata dell’intera vicenda, diario inesplorato di traversie demolite, in un’ottica di frammentazione incongruente di un passato doloroso. I silenzi coniugali esplodono fragorosamente nella scenografia, suggellando una disintegrazione dei rapporti interpersonali, risucchiati dalla forza centripeta di un’abitazione mutaforma.

La geometria degli spazi di The Night House garantisce la suddivisione prospettica di punti di vista differenti, che tentano di unificarsi faticando a riconoscere di essere ormai estranei da tempo. La messa in scena delineata di tutto punto ed incorniciata dalla direttrice della fotografia Elisha Christian ? sicuramente uno dei punti di luce della pellicola, che si configurare come un horror di multifunzionalit? scenica.

The Night House: dissoluzione psicofisica e integrit? architettonica

Il fatto che il ritmo narrativo rimanga, nel complesso, sempre avvincente nonostante qualche svolta non ottimamente congegnata in sede di sceneggiatura, ? dovuto proprio alle capacit? attoriali della Hall, che riesce a incarnare innumerevoli sfumature di dolore in Beth, convogliando un disequilibrio incessante tra stati psicofisici opposti.

La straordinaria?Elisha Christian, non a caso, ha rivelato la sua padronanza del potere espressivo dell’architettura in Columbus di Kogonada, altro grandioso film in cui all?edificazione urbana e scultorea corrisponde quella morale. L’evocazione di presenze spettrali dalle travi strutturali, di un buio passato mai decifrato – che possono o meno essere prodotti della febbrile immaginazione di Beth – ? particolarmente efficace. Allo stesso modo, la colonna sonora di Ben Lovett ? ossessivamente incalzante, perfetta per l’incedere di un ritmo narrativo vorticoso.

The Night House intreccia le sue metafore sulla depressione e l’infedelt? coniugale in una curva drammaturgica che occasionalmente riprende le tinte dell’investigazione da romanzo giallo e, pur non spingendo al massimo con i suoi accenni di stilizzazione colorata, presenta alcuni sorprendenti momenti di sensualit? tinta di spiritualismo. In definitiva, ? un film horror hollywoodiano standard, che minaccia – proprio come le presenze che invadono la casa – di sfociare in qualcosa di pi? lirico. Non lo fa mai del tutto, ma oltrepassa i propri confini estetici abbastanza volte che questi tentativi – falliti o limitati – lo rendono visivamente ed emotivamente coinvolgente.

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