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Top Gun: Maverick
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Top Gun: Maverick, recensione | Mitologia di un divo

Tags: festival di cannes, tom cruise, top gun, top gun:maverick

Maverick ? tornato e non si lascer? dire da nessuno che ? “troppo vecchio” per poter sfrecciare nel cielo e puntare dritto al cuore di un’intera generazione di spettatori.

A tre decenni di distanza, la critica ha fatto pace con Top Gun. Dopo aver stroncato l’originale del 1986, Top Gun: Maverick, presentato al Festival di Cannes e ufficialmente in uscita nelle sale italiane il 26 maggio, ha ottenuto la valutazione massima del 100%? su Rotten Tomatoes.

L’originale Top Gun ? stato rivalutato negli anni e, ad oggi, ? considerato uno dei migliori film degli anni ’80, un vero e proprio cult movie per una schiera di fidati appassionati. Tuttavia, nonostante il successo al botteghino e il fervore suscitato tra gli adolescenti della generazione MTV, il film che ha reso Tom Cruise una superstar non venne certamente lodato dalla critica al momento della sua uscita.

Top Gun: Maverick, sinossi ufficiale

Il Tenente?Pete ?Maverick? Mitchell?(Tom Cruise), tra i migliori aviatori della Marina, dopo pi? di trent?anni di servizio ? ancora nell?unico posto in cui vorrebbe essere. Evita la promozione che non gli permetterebbe pi? di volare, e si spinge ancora una volta oltre i limiti, collaudando coraggiosamente nuovi aerei. Chiamato ad addestrare una squadra speciale di allievi dell?accademia Top Gun per una missione segreta, Maverick incontrer? il Tenente?Bradley Bradshaw?(Miles Teller), nome di battaglia ?Rooster?, figlio del suo vecchio compagno di volo?Nick Bradshaw??Goose?. Alle prese con un futuro incerto e con i fantasmi del suo passato, Maverick dovr? affrontare le sue paure pi? profonde per portare a termine una missione difficilissima, che richieder? grande sacrificio da parte di tutti coloro che sceglieranno di parteciparvi.

Il divo Tom Cruise e il personaggio Maverick

Top Gun: Maverick decide di modellare la sua sequenza di apertura mostrandoci il divo Tom Cruise stagliarsi in controluce, attraverso una porta che ci rivela il bagliore del deserto del Mojave: il suo personaggio, Maverick, sta testando un prototipo di caccia a ultrasuoni. La potenza iconica di questa immagine ricorda la chiusura di The Searchers (1956), in cui John Wayne trascina la sua figura zoppicante attraverso la Monument Valley. Come il film di John Ford, anche il sequel di Top Gun ancorer? il suo racconto al mito dell’eroe tragico, un uomo assediato dai fantasmi e dai traumi del passato.

Il personaggio Maverick ha vissuto dell’energia e del carisma di Tom Cruise, senza mai accontentarsi delle mezze misure e pronto a mettersi in gioco sfidando ogni legge o limite. E’ appannaggio di una generazione di attori che si ? consolidata tramite l’enfasi caratteriale, la prestanza fisica, la richiesta hollywoodiana di volti freschi e puliti. Ma Tom Cruise non ha esitato ad auto-comporsi un’immagine divistica che potesse elevarlo oltre lo standard attoriale delle Major, prestandosi a studi profondi del personaggio, come in Magnolia (1999). Anche Maverick ? andato per la sua strada, mantenendo stabile il suo sorriso da ragazzino e la buone dose di impudenza necessaria per garantirgli coraggio anche negli scontri aerei pi? impervi. Non si ? per? reso conto che tutta la conoscenza che ha guadagnato in anni di servizio potrebbe essere impiegata anche in altri modi, ad esempio, insegnando.

Non solo un film d’azione: il passaggio di testimone si fa sequel

L’azione aerea di Kosinski ? mozzafiato. Al pari di Scott, sa come comunicare che l’altitudine e la velocit? sono ostacoli prima del carattere di ogni individuo, e solo poi del cielo, passando coerentemente da una cabina di pilotaggio all’altra per trasformare ogni esercitazione in uno spettacolo di gruppo, con dilemmi morali che non tardano ad insinuarsi nella mente di chi, per la prima volta, si ritrova a dover accartocciare il libro di teoria e capire che la pratica ? tutt’altra cosa.

La sceneggiatura, co-scritta da Christopher McQuarrie, abituale collaboratore di Cruise, prevede un urgente rito di passaggio per la nuova classe: un attacco a un impianto di uranio che assomiglia all’Operazione London Bridge mischiata alle scoraggianti probabilit? di un set di Mission Impossible. Naturalmente il vero nemico rimane nervosamente, strategicamente inosservato, proprio come nel primo film: uno “stato canaglia” internazionale senza volto e, come sempre, Top Gun esiste in un triangolo delle Bermuda geopolitico che vive dell’astrazione della guerra in una sorta di “grande partita” alla fine di un film sportivo, privo di una posta in gioco globale pi? ampia.

Ma ? la ricerca di intimismo narrativo il vero fulcro di Top Gun: Maverick, che mette in guardia dalla minaccia delle produzioni “senza volto n? nome”, prive di inventiva e ricerca creativa, vittime dello sguardo nostalgico che tanto piace ad Hollywood. La chiave per riuscire ad evadere da questo meccanismo cinematografico ? una e ben precisa: tendere la mano alle nuove generazioni attoriali, insegnare loro a pilotare nel cielo e sul grande schermo, imparando da chi li ha preceduti ma che antepone sempre la propria umilt? attoriale. Per essere bravi piloti, e attori, occore conoscere il proprio compagno di volo, le sue tecniche di ragionamento, la strategia migliore per potersi aiutare a vicenda. Amico ? chi rimane, chi crede in noi quando l’industria considera la nostra arte obsoleta e oltrepassata (la sequenza con Val Kilmer vale pi? di mille parole), ma anche chi incontriamo sul nostro percorso, chi ci fa sentire “padre”, di un fratello perduto, del cinema di genere, di una generazione di attori.

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