L’opera prima di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis, presentata alla 23ª edizione delle Giornate degli Autori, conquista un doppio riconoscimento
Non è soltanto la storia di un attraversamento geografico, ma quella di una libertà che cerca ostinatamente un luogo in cui poter tornare a esistere. Balcanica, opera prima di Nicola Sorcinelli, ha conquistato il Premio del Pubblico alle 23ª Giornate degli Autori e il Premio Internazionale Carlo Lizzani – Film 2026, portando al centro della Mostra del Cinema di Venezia un racconto che intreccia migrazione, musica e responsabilità dello sguardo. Il film uscirà nelle sale italiane dall’8 ottobre, distribuito da Fandango.
Un doppio riconoscimento
Presentato in concorso alle Giornate degli Autori, Balcanica è stato scelto dagli spettatori della sezione, ottenendo il Premio del Pubblico con il 76% delle preferenze espresse al termine delle proiezioni. Un risultato che testimonia la capacità del film di stabilire un rapporto immediato con la platea, senza rinunciare alla complessità del suo tema.
Al riconoscimento assegnato dal pubblico si aggiunge il Premio Internazionale Carlo Lizzani – Film 2026, premio collaterale ideato dall’Associazione Nazionale Autori Cinematografici. Nella motivazione, la giuria definisce Balcanica «un road movie umano e intenso lungo la rotta balcanica» capace di guardare «attraverso la lente della musica e del corpo come forma di resistenza» alla solitudine dei migranti e al coraggio della cura, evitando la retorica.
È un doppio segnale significativo per un esordio che sceglie una materia narrativa delicata e stratificata: da una parte il consenso di chi ha incontrato il film in sala, dall’altra l’attenzione di un premio che da anni individua titoli italiani destinati a misurarsi con il pubblico e con la vitalità della distribuzione cinematografica.

La musica come diritto alla libertà
Scritto da Nicola Sorcinelli insieme ad Andrea Brusa, Balcanica segue Nazar, direttore d’orchestra afghano, e il figlio Jalil, giovane suonatore di tuba. Quando in Afghanistan la musica viene proibita, padre e figlio sono costretti a lasciare il proprio Paese per intraprendere la rotta balcanica verso l’Italia, nella speranza di raggiungere un luogo in cui poter suonare di nuovo. Durante il viaggio conoscono Greta, una dottoressa italiana, e il loro incontro impone a tutti e tre decisioni che ridefiniranno le rispettive vite.
Nel mondo di Balcanica, suonare significa difendere una forma concreta di esistenza: il diritto di creare, di esprimersi, di conservare un legame tra generazioni quando tutto, attorno, spinge alla cancellazione. Nazar e Jalil non fuggono soltanto da una guerra o da una persecuzione; fuggono dalla negazione di quella parte della propria identità che passa attraverso un gesto, uno strumento, un suono condiviso.
Sorcinelli ha spiegato come l’origine del progetto nasca dalla riflessione sulle libertà negate e dalla rabbia verso ciò che «interrompe, nega, costringe, censura». La scelta di raccontare il viaggio di un padre e di un figlio musicisti permette così al film di legare la dimensione politica a quella intima, affidando alla relazione familiare il peso emotivo di un itinerario che non può essere ridotto a una formula o a un dato statistico.

Il corpo lungo la rotta balcanica
La rotta balcanica è un territorio di frontiere, attese, ostacoli e passaggi nei quali il corpo è chiamato a pagare il prezzo più immediato del viaggio. Per il regista, il corpo rappresenta infatti «l’unico mezzo del viaggio»: cammina, resiste al caldo, al gelo e alla paura, ma registra anche le violenze, gli abusi e i respingimenti che segnano chi attraversa i confini.
Il film sembra collocare la sua prospettiva non nella spettacolarizzazione del pericolo, bensì nella concretezza di ciò che resta sulla pelle e nella memoria. La musica e il corpo diventano allora due forme complementari di resistenza: l’una custodisce ciò che non si vuole perdere, l’altro testimonia materialmente ciò che il viaggio costringe a sopportare.
In questo quadro si inserisce Greta, interpretata da Matilda De Angelis. Il personaggio della dottoressa italiana introduce uno sguardo occidentale dentro l’esperienza di Nazar e Jalil. Sorcinelli individua proprio in Greta il punto di vista attraverso cui il racconto interroga la responsabilità di chi osserva da una posizione più protetta: non basta riconoscere il dolore, occorre decidere se restare spettatori o assumere il rischio del coinvolgimento.

Un esordio italiano di respiro europeo
Balcanica è una coproduzione tra Italia, Serbia e Croazia. Una configurazione produttiva coerente con un racconto che attraversa confini fisici e culturali, affidando la propria geografia non soltanto a un’ambientazione, ma a una pluralità di esperienze e sensibilità europee.
Per Sorcinelli, già autore di cortometraggi come Moby Dick, vincitore del Nastro d’Argento, Ape Regina e La confessione, candidato ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento 2025, Balcanica rappresenta il passaggio al lungometraggio con una materia che tiene insieme urgenza civile e racconto di personaggi.
Il doppio premio veneziano accompagna il film verso l’uscita in sala (8 ottobre) con un’attesa che non dipende soltanto dal tema affrontato, ma dalla sua scelta di restituire alla migrazione un volto, una relazione e soprattutto un suono.


































