Il Leone d’Oro di Venezia 83 va a Woman Unknown di May el-Toukhy. Tra i vincitori anche Possible Love, NAZA e Wild Horse Nine, mentre Riccardo Scamarcio trionfa nella sezione Orizzonti. Tutti i premi della Mostra del Cinema di Venezia 2026.
Si chiude Venezia 83 e il verdetto della Giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal regala anche una delle sorprese più significative di questa edizione. Il Leone d’Oro 2026 va a Kvinde Ukendt (Woman Unknown) di May el-Toukhy, unica regista donna in solitaria tra i 21 film selezionati nel Concorso principale.
Un risultato che inevitabilmente assume un valore ulteriore dopo le discussioni sulla scarsa rappresentanza femminile di questa edizione. Non perché Woman Unknown debba essere letto soltanto attraverso questo dato – il film ha conquistato anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Mathilde Arcel – ma perché vedere proprio el-Toukhy sollevare il Leone d’Oro dovrebbe diventare un monito per un’industria nella quale l’accesso delle registe ai grandi progetti resta ancora profondamente sbilanciato.
Un precedente importante risale al 2021, quando Audrey Diwan vinse il Leone d’Oro con L’Événement (Happening), il potente racconto sull’aborto clandestino tratto dall’opera di Annie Ernaux. Cinque anni dopo, Venezia torna dunque a incoronare una regista.
Venezia 83: Woman Unknown vince, premiati Possible Love e NAZA
Alle spalle di Woman Unknown, il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria va a Possible Love di Lee Chang-dong, mentre Ilya Khrzhanovsky conquista il Leone d’Argento per la migliore regia con DAU.
Tra i titoli più discussi della Mostra trova spazio nel palmarès anche NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, vincitore del Premio Speciale della Giuria.
Sul fronte delle interpretazioni, accanto alla Coppa Volpi di Mathilde Arcel arriva quella per il migliore attore a John Malkovich, premiato per Wild Horse Nine di Martin McDonagh. La migliore sceneggiatura è invece quella di Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat, mentre Malou Khebizi conquista il Premio Marcello Mastroianni per 15/18 (A Place to Heal).

Tutti i vincitori di Venezia 83
- Leone d’Oro: Woman Unknown di May el-Toukhy
- Gran Premio della Giuria: Possible Love di Lee Chang-dong
- Migliore Regia: Ilya Khrzhanovsky per DAU
- Migliore Attrice: Mathilde Arcel per Woman Unknown
- Migliore Attore: John Malkovich per Wild Horse Nine
- Migliore Sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat
- Premio Speciale della Giuria: NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor
- Premio Marcello Mastroianni: Malou Khebizi per 15/18 (A Place to Heal).
Venezia 83, i vincitori di Orizzonti
Il Premio Orizzonti per il miglior film va a Diane in the Loop di Ann Sirot e Raphaël Balboni, mentre Jacqueline Lentzou conquista la migliore regia per A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra.
L’Italia festeggia soprattutto Riccardo Scamarcio, miglior attore per I figli della scimmia di Tommaso Landucci. Lo stesso film conquista anche il premio per la migliore sceneggiatura, firmata da Landucci insieme a Damiano Femfert. Migliore attrice è invece Laleh Marzban per Falling House.
Il Premio Speciale della Giuria va a House of the Wind di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, che conquista anche il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”.
Gli altri premi di Venezia 83
Il Premio degli Spettatori Armani Beauty di Venezia Spotlight va a I Matter di Alina Șerban, mentre Venezia Classici premia come miglior film restaurato La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini.
Per Venice Immersive, il Gran Premio va a The Pigeon Ring di Shixin Tao e Yuqi Zhang, il Premio Speciale della Giuria a Out of the Ashes e il Premio per la Realizzazione a Empire at Sea.
A completare i riconoscimenti di Venezia 83 ci sono i Leoni d’Oro alla carriera a George Clooney ed Ellen Burstyn, il Cartier Glory to the Filmmaker Award a Luca Guadagnino e il Premio Campari Passion for Film a Serena Rossi.
Venezia 83 si chiude nel segno di May el-Toukhy
Alla fine resta soprattutto l’immagine di May el-Toukhy con il Leone d’Oro per Woman Unknown. Un verdetto forse inatteso rispetto ai pronostici della vigilia, ma anche uno di quelli destinati a far discutere oltre la conclusione della Mostra.
Nell’edizione in cui una sola regista donna ha avuto la possibilità di concorrere in solitaria per il premio più importante, quella regista ha vinto. Non basta a cancellare lo squilibrio, naturalmente. Può però essere un segnale: perché il vero cambiamento arriverà quando una vittoria del genere non avrà più bisogno di essere raccontata come un’eccezione.


































