2020
Volevo Nascondermi premiato ai Nastri d'Argento: perché recuperare il film con Elio Germano?
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Volevo Nascondermi premiato ai Nastri d'Argento: perché recuperare il film con Elio Germano?

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Elio Germano interpreta l’artista Ligabue, il suo genio e la sua profonda sofferenza interiore in Volevo nascondermi.

Premiato ai Nastri d’Argento 2020 nella categoria speciale “Film dell’anno”, e vincitore dell’Orso d’argento per il Miglior Attore (Elio Germano), Volevo Nascondermi ? diretto da Giorgio Dritti.?

Siamo ci? che siamo

Siamo quello che ci capita attorno. Siamo le male parole, le percosse subite, le prese in giro dei bambini e dei coetanei. Siamo le ingiustizie che la vita ci fa capitare, siamo il menefreghismo di chi non accetta di stare affianco al diverso, deridendolo e sfregiandolo pensando, in qualche modo, di renderlo normale. Siamo la bellezza nascosta sotto la vernice nonostante tutto il dolore, nonostante le insopportabili malefatte, la fiducia non riposta, il crescere incompresi e distaccati da quelle norme che fanno la consuetudine e che possiamo trasformare in qualcosa di straordinario.

? quanto ? avvenuto alla vita, carriera e (ri)scoperta di Antonio Ligabue, e quanto Giorgio Diritti ha saputo e voluto riportare nel suo film presentato al Festival di Berlino Volevo nascondermi. Storia di un artista, di una personalit? divenuta uomo tra le irriconoscente e le diffidenze, ma tramutate queste durante il corso della sua formazione umana, pittorica e scultorea, fino a renderlo il mito davanti alla realizzazione di bestie e paesaggi naturali. Senza cedere a didascalismi ridondanti, evitando la scolastica riproposta della biografia autoriale e priva di slancio creativo, Diritti – alla sceneggiatura assieme a Tania Pedroni – sceglie il mostrare alla parola, l?esposizione alla spiegazione, non solo effettuando una trasposizione della vita di Ligabue priva di rimarcazioni improprie, ma assecondandone piuttosto la poetica, la consapevolezza di quell?uomo per cui nell?arte era ci? che si vedeva a contare.

Evitando sovrastrutture narrative, Volevo nascondermi ricerca il senso dell?esistenza dell?artista dalla prima infanzia fino al sopraggiungere della propria morte, ne alterna le vicende, ne richiama e riconduce al presente memorie del passato, per una formazione frammentata della figura di Antonio Ligabue, ma che cerca di far raggiungere il senso di chi era e di cosa quest?artista ha fatto. Procedimento che va, dunque, ad accentuare il carattere percettivo dello spettatore, portato a dover ricomporre insieme i pezzi della costruzione dell?interiorit? del protagonista, arrivando fino a conoscerne sensibilit? e carattere, i medesimi utilizzati per la messa a punto di una pellicola che ne restituisce, quindi, la sua aurea.
? nella dimensione di un dipinto che il direttore della fotografia Matteo Cocco inserisce i personaggi di Volevo nascondermi, che al pari della regia e della volont? esplicativa delle immagini, usufruisce dell?arte per giocare con la luce delle inquadrature. Quadri la cui illuminazione elimina la definizione dei contorni, rimuovendo le nette linee di demarcazione e rendendo calda e pastosa la realt? del protagonista. L?uso dell?arte per l?arte che rafforza il racconto; persone, paesaggi e oggetti distinti eppure mescolati, tutto per un?omogeneit? visiva che va coincidendo con la delicatezza della biografia dell?artista svizzero/italico, che se nelle proprie opere riponeva l?irruenza con cui animali e vegetazioni andavano a lui proponendosi, nell?intimo faceva risiedere l?esclusione dell?ultimo portato, nel tempo, alla ribalta.
Elio Germano affonda nell?interpretare Antonio Ligabue cos? come questo affondava nella verit? delle cose che lo circondavano, che vedeva e scrutava, quell?occhio al principio dell?opera che fuoriesce per guardare a proprio modo quel mondo e con cui l?attore cerca l?immedesimazione per saperne trasmettere la propria prospettiva. Nell?immergersi nel ruolo di Ligabue, che ha valso a Germano l?Orso D?argento per la miglior interpretazione – a dieci anni dalla Palma d?oro a Cannes per La nostra vita -, l?uomo si ricurva su se stesso, anima e fisicit?, non tralasciando nemmeno un lembo della propria pelle a disposizione per l?incarnazione dell?artista, riproducendone ogni grugnito come fosse il suo grugnito, rivolgendo ogni sguardo come se fosse il suo sguardo.

Sostenuto dalla magistrale prova attoriale del suo protagonista, Giorgio Diritti prende ?l?errore? Ligabue e lo imbastisce cinematograficamente con rispetto. Si avvia sulla scia d?autore, ma concede al film un?apertura che si prende cura delle ferite e dei soprusi subiti del protagonista, non lasciandosi abbindolare da alcuna pretesa artistica, decidendo, piuttosto, di proporre in maniera tangibile l?eterna delicatezza di Antonio Ligabue, portando gli emarginati in primo piano e educando, noi stessi, a saperli guardare.

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