Martin McDonagh presenta Wild Horse Nine a Venezia 83: un film su colpa, memoria, amicizia e responsabilità politica, con John Malkovich e Sam Rockwell.
Con Wild Horse Nine, Martin McDonagh torna alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia quattro anni dopo Gli spiriti dell’isola, ma lo fa spostando radicalmente coordinate geografiche e orizzonte politico, senza abbandonare ciò che da sempre definisce il suo cinema: uomini incapaci di sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni, amicizie che assomigliano a guerre di logoramento, un umorismo capace di insinuarsi nei luoghi meno appropriati e, soprattutto, quella zona grigia in cui colpa e compassione finiscono per convivere.
Presentato in concorso a Venezia 83, il quinto lungometraggio del regista britannico-irlandese segue Chris e Lee, interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell, due veterani della CIA che, poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, vengono mandati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro superiore MJ, interpretato da Steve Buscemi. Lontani dal continente, circondati dai Moai e da un paesaggio che sembra appartenere a un tempo molto più antico del loro, i due uomini si ritrovano costretti a fare i conti con decenni di compromessi morali, operazioni clandestine e verità taciute. È un’amicizia plasmata dalla lealtà, ma anche dall’orrore condiviso, quella che McDonagh mette al centro del racconto, fino a definirne apertamente “l’affetto” come il vero cuore della storia.
È proprio da questa tensione tra dimensione privata e responsabilità storica che è partita la conferenza stampa veneziana, durante la quale McDonagh ha ribadito come Wild Horse Nine sia nato inizialmente in tutt’altra forma. Il primo nucleo della sceneggiatura, ha raccontato, riguardava un padre e un figlio entrambi attori, ma la storia non trovava ancora un centro emotivo convincente; è stato quando il regista ha legato quei personaggi alla CIA e al Cile di Salvador Allende che il film ha cominciato davvero a prendere forma, diventando “più triste e più oscuro” e trasformandosi in una riflessione sulla colpa e sul rimorso.

Il peso della Storia e la colpa di chi l’ha attraversata
La politica in Wild Horse Nine non funziona come semplice sfondo, perché il film si misura apertamente con il ruolo degli Stati Uniti nelle destabilizzazioni che hanno attraversato il Novecento. McDonagh ha spiegato di essere da tempo interessato al lato oscuro dell’interventismo americano e, più specificamente, all’attività della CIA, una storia che a suo giudizio non è stata interrogata abbastanza dal cinema e dall’immaginario occidentale. Durante l’incontro al Lido ha osservato come il KGB sia stato raccontato e condannato innumerevoli volte, mentre sulle operazioni dell’intelligence americana esista ancora una forma di rimozione culturale.
Questa tensione è già contenuta nella costruzione di Chris, agente veterano arrivato alla fine della carriera con una domanda devastante addosso: che cosa resta di una vita trascorsa a servire un sistema quando, improvvisamente, non si riesce più a giustificare ciò che si è fatto? McDonagh lega esplicitamente il personaggio al senso di colpa cattolico, alla nozione di peccato e alla possibilità — o impossibilità — di una forma di redenzione.
John Malkovich diventa allora l’interprete perfetto di questa contraddizione: Chris è insieme buffo, infantile, letale, vulnerabile, capace di provocare repulsione e compassione. Il regista cercava un attore che potesse rendere credibile un uomo responsabile di azioni terribili senza trasformarlo né in un mostro né in un assolto, ed è proprio questa ambiguità che il film sembra voler proteggere. McDonagh non costruisce un processo, quanto piuttosto un lento confronto con la memoria, lasciando che siano il tempo e il corpo del protagonista a erodere le difese costruite in decenni di obbedienza istituzionale. Nel materiale di produzione, Malkovich descrive Chris come un uomo che continua a chiedersi “al servizio di cosa” abbia vissuto, un interrogativo che contiene forse l’intero film.
Questa prospettiva ha inevitabilmente reso la conferenza stampa più contemporanea di quanto McDonagh stesso avesse previsto. Il regista ha ammesso che, quando scriveva il film, il suo interesse era concentrato sul Cile del 1973, mentre oggi Wild Horse Nine sembra parlare involontariamente anche della geopolitica presente. A Venezia ha osservato che una delle differenze più inquietanti rispetto agli anni Settanta consiste forse proprio nella scomparsa della clandestinità: operazioni che un tempo venivano occultate sembrano oggi non avere più neppure bisogno di essere nascoste. “Le cose stanno diventando sempre più stupide”, ha commentato McDonagh, rileggendo così il film storico come un riflesso disturbante del presente.
Per Mariana Di Girolamo, che interpreta Monica, studentessa cilena destinata a entrare nella vita di Chris e nella sua tardiva crisi di coscienza, il discorso possiede inevitabilmente un peso diverso. L’attrice ha ricordato come il golpe rimanga ancora oggi “una ferita aperta” per il Cile e come continuare a parlarne significhi opporsi alla possibilità dell’oblio. È un passaggio importante, perché impedisce a Wild Horse Nine di diventare esclusivamente la storia della coscienza tormentata di un americano: Monica introduce nel film il punto di vista di chi quelle decisioni le ha subite e di chi porta ancora dentro di sé la memoria collettiva delle loro conseguenze.
Una storia d’amore tra due uomini, travestita da buddy movie
Eppure, per quanto attraversato dalla Storia, Wild Horse Nine sembra voler rimanere prima di tutto un film sui legami. Steve Buscemi lo ha sintetizzato parlando di amicizia e di ciò che siamo disposti a fare per un’altra persona, mentre il produttore Graham Broadbent arriva a definire il rapporto tra Chris e Lee una vera e propria “storia d’amore tra due uomini”, costruita non sulla dichiarazione dei sentimenti ma su anni di vicinanza, irritazione, dipendenza reciproca e fedeltà.
Durante la conferenza, Sam Rockwell ha ricondotto questa dinamica a una precisa genealogia cinematografica e teatrale. Tra i riferimenti evocati ci sono Mikey and Nicky di Elaine May, Cinque pezzi facili e Midnight Run, ma anche Il calapranzi di Harold Pinter, come se il buddy movie di McDonagh fosse in realtà l’ennesima variazione su due uomini costretti a condividere uno spazio, un compito e una forma di condanna. Rockwell ha persino accostato il proprio Lee alla posizione occupata da Brendan Gleeson in In Bruges, osservando come nei film di McDonagh esista quasi sempre qualcuno incaricato di “dire la verità” all’altro, anche quando quella verità arriva troppo tardi.
È uno dei motivi per cui Wild Horse Nine sembra dialogare così profondamente con il cinema precedente del regista. Da In Bruges a Gli spiriti dell’isola, McDonagh ha sempre guardato all’amicizia maschile come a qualcosa di simultaneamente ridicolo e tragico, capace di produrre violenza proprio perché incapace di articolare apertamente l’affetto. Qui il meccanismo si fa ancora più malinconico: Chris e Lee non sono semplicemente due colleghi anziani, ma uomini appartenenti a un mondo che sta scomparendo, due “vecchi pistoleri” che McDonagh colloca in un paesaggio quasi western, mentre i cavalli selvaggi e i Moai li osservano senza giudicare.
L’Isola di Pasqua diventa così molto più di una location. McDonagh racconta Rapa Nui come uno spazio spirituale e insieme indifferente, dove gli esseri umani sembrano improvvisamente piccoli rispetto alla continuità della pietra, del mare e del paesaggio. I Moai non giudicano Chris, ma è proprio quella loro immobilità a costringerlo a cercare un giudizio dentro di sé. Nel pressbook il regista parla di “osservatori innocenti”, accostando le statue ai cavalli selvaggi, presenze che attraversano il film senza intervenire e davanti alle quali le colpe degli uomini sembrano perdere qualsiasi possibilità di essere nascoste.
Malkovich, McDonagh e un cinema diventato più vulnerabile
A Venezia, inevitabilmente, molte domande si sono concentrate anche su John Malkovich, già indicato come uno dei possibili protagonisti della prossima stagione dei premi. L’attore ha però ridimensionato qualsiasi discorso sull’Oscar, spiegando che ciò che conta per lui è l’attenzione rivolta al film nel suo complesso, a una sceneggiatura che considera scritta con straordinaria precisione e a un ensemble che ritiene eccezionale. Ha inoltre escluso qualunque ipotesi di ritiro, ribadendo di voler continuare a fare ciò che ama.
Non è un dettaglio secondario, perché Chris è proprio un uomo arrivato alla fine di qualcosa, e Malkovich sembra attraversare questa materia senza ricorrere al sentimentalismo della “grande interpretazione testamentaria”. McDonagh gli chiede piuttosto di abitare la contraddizione, alternando minaccia e fragilità, grottesco e dolore, secondo quella tonalità che da sempre permette al regista di far ridere nei momenti in cui apparentemente non si dovrebbe.
Forse è qui che Wild Horse Nine segna davvero un passaggio nella filmografia di McDonagh. Il produttore Graham Broadbent lo definisce un autore diventato nel tempo “emotivamente più ricco e vulnerabile”, capace oggi di sostare nella tristezza senza rinunciare all’umorismo, ma anche senza utilizzarlo più soltanto come arma difensiva. Il sarcasmo rimane, così come la violenza, il paradosso, la crudeltà dei dialoghi e quel gusto tutto mcdonaghiano per personaggi che parlano troppo proprio quando dovrebbero tacere; ciò che sembra cambiato è la disponibilità a concedere loro una forma di tenerezza.
E forse è proprio questo il significato più profondo di Wild Horse Nine: non chiedersi se un uomo colpevole meriti il perdono, ma se sia ancora capace, almeno alla fine, di riconoscere la propria colpa. McDonagh non sembra interessato a costruire eroi né a offrire assoluzioni, quanto piuttosto a osservare due uomini alla fine del loro mondo, mentre la Storia continua a muoversi intorno a loro e un’isola antichissima ricorda silenziosamente quanto siano effimere persino le vite trascorse a credersi dalla parte del potere.
Wild Horse Nine arriva al cinema dal 6 novembre con Searchlight Pictures.


































