Dalla prima trasformazione al reboot su Netflix: Iginio Straffi ci racconta il ritorno del Winx Club: The Magic is Back e il futuro della magia animata.
Il Winx Club, un vero e proprio fenomeno che da oltre vent’anni è stato in grado di dettare leggenel mercato dell’animazione. Nato nel 2004, il brand si è evoluto costantemente e da “semplice” serie animata, è divenuta una saga cinematografica, ha avuto un proprio parco tematico (il fu Rainbow Magicland, dove sono tornate di recente con una piccola attrazione per dovere di cronaca), è stato esportato in tutto il mondo collaborando sempre con realtà grandi come Rai e Nickelodeon che hanno contribuito a realizzare e distribuire ben otto stagioni, insieme a Netflix che ha portato a Fate – The Winx Saga. Ha anche avuto ben due spin-off animati (PopPixie e World of Winx). Ma soprattutto, cosa che ci preme sottolineare, ha sempre saputo seguire il settore della moda anticipando tendenze.
I loro outfit, disegnati ispirandosi a celebrità come Britney Spears, Cameron Diaz, Jennifer Lopez e Beyoncé, hanno portato a numerose collaborazioni con stilisti italiani come l’iniziativa che nel 2022 ha visto sei abiti haute couture ispirati a Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha sfilare alla Festa del Cinema di Roma. La loro realizzazione fu fatta in collaborazione con la Ferrari Fashion School e il brand Feleppa.
Il loro stile, influenzato anche alla cultura visuale e alla generazione social, tornerà con il reboot: Winx Club: The Magic Is Back, atteso su Netflix dal 2 ottobre 2025 e in autunno su Rai.
Le sei protagoniste, completamente animate per la prima volta in una serie solo in CGI, torneranno con una storia che guarda alla loro origini ma scritta nel 2025 con trasformazioni spettacolari, vestiti più ricercati e ambientazioni immersive, mantenendo al centro l’estetica che ha contraddistinto ciascuna fata.
Per questo abbiamo avuto il piacere di intervistare Iginio Straffi, creatore e figura centrale dell’universo del Winx Club.
“Iginio, come mai si è pensato a un reboot per il Winx Club e non una nona stagione?”
“Ci abbiamo iniziato a pensare tre anni fa, dopo l’uscita dell’ottava serie. Dopo aver dato spazio a nuove stagioni, a progetti originali come World of Winx e Fate – The Winx Club su Netflix, volevo fare in modo che le sei fate trovassero nuovi fan che non fossero presenti al debutto della prima stagione o al lancio dell’ottava. Ho pensato che potesse esser più interessante tornare a raccontare come si sono conosciute, come hanno scoperto di avere questi poteri e come hanno imparato a usarli. Ovviamente il materiale creato oltre vent’anni fa è stato formidabile e ha conquistato tantissime persone, ha fatto formare dei Winx Club, rivedere nelle sei fate tantissime ragazze; quindi, era giusto ripartire e dare il privilegio di far affezionare a Bloom e alla sua storia nuove generazioni, strizzando l’occhio alle prime che le hanno conosciute.“

“Sappiamo che Winx Club, oltre a debuttare in TV, sui canali Rai, arriverà anche su Netflix a livello mondiale. Questo cosa ha cambiato nel processo creativo?”
“Abbiamo dovuto solo capire le aspettative di tutti i broadcaster che lanceranno insieme Winx Club: The Magic is Back e che con il passare degli anni hanno visto abbassare il loro target core da un 8-12 anni sempre più giù, fino a 4-7 anni, chiedendo prodotti che non spaventassero troppo, fossero colorati, con storie semplici. Quindi abbiamo dovuto trovare un ulteriore equilibrio anche per le richieste del mercato. Ma sappiamo che il segreto di Winx sono i rapporti tra fate e non solo molto forti: simpatie, storie d’amore, momenti complicati, drammatici, o di risate, e non ci ha spaventato.”

“Viviamo un periodo dove l’animazione è un po’ in crisi, con grandi studi americani che fanno prodotti originali di qualità che faticano ad avere successo al box-office, e sono costretti a buttarsi su sequel e remake. Tu invece hai scelto di fare un reboot animato. È legato al fatto di avere un target più trasversale? E come trovi il mondo dell’animazione in questo momento?”
“È vero, c’è stato un grosso problema con i nuovi film originali (ma anche con le serie) che sono uscite da Hollywood e che hanno portato le major a rifugiarsi in prodotti basati su qualcosa di già conosciuto, ma sono inciampati, realizzando quasi delle fotocopie. Noi non abbiamo fatto questo, la cosa mi conforta perché abbiamo sempre fatto scelte più coraggiose, cambiato tanto. Non solo la tecnica usata ma anche la storia, lasciando tutti gli elementi che avevano affascinato anni prima il pubblico nel mondo e che hanno la forza di creare un’affezione nelle nuove generazioni, anche se ultimamente il pensiero generale è che funziona più il remake di qualcosa già molto apprezzato, o il sequel. Questo non significa che non si potranno più fare storie originali, e infatti le nostre Mermaid Magic sono state un grosso azzardo, ma ci hanno dato molta soddisfazione. Sono state prime su Netflix, nella classifica Kids e per tre settimane nella classifica degli adulti.”
“E perché, secondo te?”
“Non lo dico perché l’abbiamo realizzata noi, ma forse semplicemente perché è una serie che ha qualità tecnica, una ricchezza di storia cosa che oggi non è così comune.”
“Le Winx, nel 2004 e negli anni successivi, furono rivoluzionarie. Sono state le nuove Sailor Moon. Parlavano direttamente alle bambine e il successo derivò anche da questo. Come si posiziona oggi il reboot Winx Club, dato che ci sono più prodotti concorrenziali del passato?”
“Questa è esattamente una delle difficoltà che abbiamo nella ricerca del nuovo pubblico: l’offerta è quasi inflazionata. Anche Hollywood ha sperimentato dei grossi fiaschi perché hanno esagerato nel voler portare al femminile le loro storia, una situazione opposta a quella di vent’anni fa. Quindi il nostro approccio è stato molto attento, abbiamo cercato di non stravolgere il DNA delle Winx: valori importanti, stare sempre dalla parte dei deboli, aiutare chi è in difficoltà, difendere chi viene bullizzato o isolato, amicizia e amore, onestà. Scegliere sempre la strada giusta e non quella più semplice (quelle sono le Trix) e spazio per un messaggio ecologico. Ovviamente il messaggio più forte di tutti – come è sempre stato – sarà “segui il tuo cuore, la tua vocazione, la tua passione nonostante quello che ti dicono gli altri”. Da questo punto di vista le Winx sono delle ribelli, sono delle ragazze che fanno scelte adulte. Speriamo di aver trovato un risultato che raggiunga le nuove generazioni e chi le segue dal 2004.“
“Qual è la soddisfazione più grande che le Winx ti hanno portato?”
“Sicuramente quando incontro le fan del Winx Club e mi raccontano che grazie alle sei protagoniste hanno trovato la loro strada, la loro professione, il loro essere umani, scelte di vita, scelte di ogni tipo e sono sempre molto toccato da queste testimonianze perché forse ci danno ancora più un senso a quello che facciamo: non è solo intrattenere, far divertire o vendere le bambole ma è qualcosa che ha toccato le vite di queste ragazze e ragazzi. Una responsabilità ancora maggiore.”
“Visto che il cinema sta vivendo un periodo di crisi – anche perché siamo bombardati da tantissimi contenuti, anche in streaming – secondo lei l’animazione può avere quel quid in più rispetto al live action per arrivare a un pubblico più trasversale?”
“Se devessi guardare i risultati del box-office l’animazione è fondamentale. Sono prodotti da 150 milioni di budget ma che sia in America che da noi conquistano la classifica e i primi cinque posti. Questo significa che il pubblico c’è: bisogna avere coraggio e budget per fare un prodotto che abbia una dignità cinematografica. Ad esempio, l’animazione bisogna mettere in conto almeno 20 milioni, mentre per un live action il costo può essere di circa un terzo”.”

“Per un prodotto di animazione si deve lavorare in anticipo rispetto all’effettiva uscita (al cinema o in generale). Quanto è difficile anticipare non solo le tendenze ma le tendenze di produzione? La prossima potrebbe essere l’intelligenza artificiale?”
“Io credo che l’intelligenza artificiale, una volta che avremmo capito bene e regolamentato l’uso, in maniera intelligente, sia una delle evoluzioni che porterà – magari – proprio ad abbassare quello il costo delle produzioni da 20 a 6-7 milioni. Al momento non la stiamo usando ma va osservata. Mi ricorda quando 30 anni fa acquistai i primi computer per l’animazione CGI che costavano tantissimo e un software che si chiamava Alias Wavefront (che poi è diventato Maya). Grazie a questo abbiamo potuto accelerare e creare un ottimo processo di compositing cioè di inchiostrazione e colorazione, molto veloce. Tramite il PC, una volta inseriti i disegni fatti a mano, venivano tutti colorati automaticamente e poi sovrapposti, senza la necessità di colorarli tutti singolarmente, accorciando i tempi e i costi di una produzione. Invece di usare più di un centinaio di persone e quasi 6 mesi di lavoro, si era in grado di farlo con un gruppo di venti persone. Se non avessi fatto questa scelta, per i costi e la resa, le Winx e il Winx Club non sarebbero nati. Quindi penso che l’intelligente artificiale andrà sicuramente a semplificare e a abbassare i costi per tante lavorazioni, ma bisognerà controllare questo processo e anche adattare le professionalità che ci sono oggi a questi nuovi software. Tra un paio d’anni dovremmo avere molto più chiaro dove si può andare e dove si deve andare.”
Winx Club: The Magic Is Back vi aspetta su Netflix dal 2 ottobre 2025.
































