Al Salone del Libro di Torino, il fumettista racconta la nuova serie Netflix tra responsabilità, disillusione generazionale e una narrazione più adulta.
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, nell’auditorium del Centro Congressi del Lingotto, Zerocalcare ha presentato Due Spicci, la nuova serie animata in arrivo dal 27 maggio su Netflix, in un panel moderato dalla comica e autrice Giorgia Fumo.
Più che una semplice presentazione, l’incontro si è trasformato in una lunga riflessione sul percorso creativo e umano di Michele Rech, il nome dietro Zerocalcare, che negli ultimi anni è riuscito a trasformare il proprio immaginario personale in uno dei linguaggi più riconoscibili del fumetto e dell’animazione italiana contemporanea.
Dopo il successo di Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, Due Spicci sembra segnare un cambio di passo netto. Non soltanto dal punto di vista stilistico, ma soprattutto nel tono, nella struttura narrativa e nei temi affrontati. Durante il panel, infatti, è emersa più volte la definizione di una serie “crepuscolare”, più vicina al noir e attraversata da un forte senso di resa dei conti.
Zerocalcare ha raccontato come, all’inizio della sua esperienza nell’animazione seriale, avesse un rapporto quasi ossessivo con il controllo creativo. Con Strappare lungo i bordi, spiega, la struttura era volutamente composta da sketch brevi e sequenze molto simili ai ritmi delle sue graphic novel. Un formato che sentiva di poter governare completamente, senza correre il rischio di perdere la propria voce.
“Pensavo che tutto quello che facevo io, trasformato in qualcosa di più grande e collettivo, potesse non funzionare”, racconta. La svolta arriva però lavorando con il team di animazione e regia delle prime due serie. Vedere che intuizioni che lui stesso considerava fragili o difficili da rendere sullo schermo riuscivano invece a trovare equilibrio e forza nel prodotto finale gli ha permesso di cambiare approccio.
Fiducia, responsabilità e disillusione: il nuovo volto di Zerocalcare
Per Due Spicci, infatti, Zerocalcare racconta di aver deciso di delegare molto di più, lasciando spazio a una costruzione narrativa più ampia e cinematografica. La nuova serie sarà composta da otto episodi più lunghi e con una trama orizzontale molto più marcata rispetto al passato.
“Abbiamo provato a fare una cosa che avesse un respiro più lungo”, spiega, sottolineando come questa volta la storia si sviluppi in modo più continuo e stratificato ed elogiando il lavoro del team di Movimenti Production.
Il tema della fiducia ritorna continuamente nel suo intervento. Fiducia nel gruppo di lavoro, ma anche fiducia nelle relazioni umane. Zerocalcare racconta infatti che questa esperienza lo abbia costretto, non soltanto professionalmente ma anche sul piano personale, a uscire da una dimensione completamente individuale.
“Fare le cose con gli altri”, dice, è stato uno degli aspetti più importanti del percorso creativo della serie. Una riflessione che si intreccia direttamente con il cuore narrativo di Due Spicci. Giorgia Fumo, durante il panel, insiste infatti sul fatto che tutti i personaggi sembrino affrontare una sorta di resa dei conti con le proprie responsabilità, con il passato e con il modo in cui si relazionano agli altri.
“Il bagno di realtà” dei millennial diventa una serie animata
È qui che emerge uno dei temi centrali della nuova serie: il cosiddetto “bagno di realtà”. Zerocalcare racconta di essere cresciuto con un’idea molto forte di produttività, sacrificio e impegno personale. Una convinzione quasi generazionale, secondo cui lavorare bene, impegnarsi e fare le cose “nel modo giusto” avrebbe inevitabilmente portato a una stabilità o a una realizzazione personale.
Ma arrivato ai quarant’anni, spiega, si è scontrato con una realtà diversa. “La vita ti porta per forza a fare i conti con certe cose”, racconta, spiegando che spesso il talento, l’impegno o perfino i rapporti umani non bastano da soli a risolvere tutto. Secondo l’autore, i millennial sono forse la generazione che più di tutte ha vissuto il trauma dello scarto tra le aspettative costruite durante l’infanzia e la realtà trovata crescendo. Da una parte c’era il mondo promesso negli anni Novanta, dall’altra la precarietà, la crisi economica, il senso costante di instabilità. Zerocalcare lo racconta con il tono ironico e amaro che da sempre caratterizza il suo lavoro, osservando come le generazioni successive siano cresciute già dentro quella disillusione, mentre la sua abbia vissuto in pieno il momento della frattura. Questa sensazione attraversa tutta la serie, che secondo quanto raccontato durante il panel sembra avere un tono più cupo rispetto ai lavori precedenti.
Lo stesso autore definisce Due Spicci come una storia più vicina al noir, un genere che racconta di amare profondamente. Durante l’incontro cita apertamente Black Mirror e altre serie televisive che giocano con atmosfere tese, ambigue e sospese.
“In generale mi piace il noir”, afferma, aggiungendo che molte esperienze della sua stessa vita potrebbero tranquillamente rientrare in quella categoria narrativa. Pur mantenendo il sarcasmo e l’ironia tipici del suo stile, Due Spicci sembra quindi voler spingere maggiormente verso territori emotivi più pesanti, adulti e malinconici.
Anche la struttura narrativa riflette questa evoluzione. Zerocalcare spiega infatti che nelle serie precedenti esisteva sempre una distinzione abbastanza netta tra la trama orizzontale generale e le singole vicende verticali di ogni episodio. Questa volta, invece, la linea narrativa principale diventa predominante e accompagna continuamente lo sviluppo dei personaggi.
Durante il panel, l’autore lascia intendere anche un altro elemento importante: nella sua testa Due Spicci rappresenta la conclusione di un percorso iniziato con le prime due serie Netflix. “Nella mia testa questa è la fine della trilogia”, racconta. Un’affermazione che dà alla serie un peso particolare, quasi da punto d’arrivo di una riflessione iniziata anni fa attraverso il fumetto e poi esplosa nell’animazione. Eppure, nonostante i temi più cupi e il tono più maturo, il panel si chiude nello stile più tipico di Zerocalcare: l’autoironia.
Prima della proiezione in anteprima dei primi minuti della serie, scherza con il pubblico invitandolo a “darsi un’altra chance” nel caso qualcosa non convinca subito. Una battuta che strappa risate alla sala, ma che racconta bene anche il rapporto che l’autore continua ad avere con il proprio lavoro: fragile, pieno di dubbi, ma ancora profondamente sincero.
Se Strappare lungo i bordi raccontava il disordine emotivo di una generazione e Questo mondo non mi renderà cattivo provava a guardare la rabbia e le contraddizioni del presente, Due Spicci sembra voler portare tutto questo verso una dimensione più adulta, più scura e inevitabilmente più reale.

































