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Federica Marcucci

Viaggio in Giappone: recensione del film con Isabelle Huppert

Tags: isabelle huppert, viaggio in giappone
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Federica Marcucci

Viaggio in Giappone: recensione del film con Isabelle Huppert

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Una storia di presenze e assenze che, con il suo sguardo europeo, guarda al Giappone con rispetto e riverenza.

Dopo essere stato presentato alle Giornate degli Autori a Venezia, arriva oggi nelle sale Viaggio in Giappone di Élise Girard. Già dietro alla macchina da presa di Strange Birds e Belleville Tokyo, la regista dirige Isabelle Huppert in un Giappone popolato da fantasmi e in cui è possibile tornare a vivere. Insieme a lei anche Tsuyoshi Ihara e August Diehl.

Il film racconta di Sidonie Perceval, unʼaffermata scrittrice francese, la quale ha rinunciato a scrivere dopo la perdita del marito. Invitata in Giappone per la riedizione del suo primo libro, è accolta dall’editore locale. Nei loro spostamenti tra i fiori della primavera giapponese, lei inizia lentamente ad aprirsi. Ma il fantasma del marito non l’abbandona. Sidonie dovrà imparare a lasciare andare il passato per riuscire ad amare di nuovo.

Liberare i fantasmi

“In Giappone i fantasmi sono tutt’intorno a noi”, afferma il personaggio di Kenzo Mizoguchi che accompagna la protagonista, Sidonie, in giro per il paese per la presentazione del suo libro. Infatti davanti agli occhi della scrittrice inizia ben presto a materializzarsi quel marito amatissimo che non è mai riuscita a lasciar andare. 

Ormai persa in patria, dove non riesce più neanche a scrivere, e straniera, lei che non ha paura di manifestare le proprie emozioni, in un paese in che tende invece a tenere i sentimenti per sé, Sidonie è imprigionata in un limbo che non le permette di tornare a essere felice. L’incontro con Kenzo le darà la possibilità di tornare a guardarsi dentro, riscoprendo il proprio talento, accettando un possibile nuovo amore e superando il lutto della perdita del marito.

Una storia d’amore

Viaggio in Giappone è di fatto una storia d’amore che procede su diversi binari. C’è l’amore che Sidonie prova per Antoine, il marito che impara a lasciar andare, quello che scopre per Kenzo e il Giappone, ma anche quello che riscopre nei confronti di se stessa. Isabelle Huppert è bravissima nel dare vita a una donna bloccata, alla ricerca di un equilibrio nuovo – prima passivamente, poi più consapevolmente. 

La sua apertura nei confronti del nuovo mondo che la circonda è graduale e passa attraverso gli occhi del suo accompagnatore, un intenso Tsuyoshi Ihara, con cui, giorno dopo giorno, stringe un legame sempre più profondo. Un rapporto, fatto di parole essenziali e molti silenzi, che si sviluppa coi suoi tempi, lontano dalla frenesia dell’occidente.

Il fascino del Giappone

Grande protagonista del film, che fa da sfondo alle vicende di Sidonie, è il Giappone che la regista  Élise Girard ha voluto raccontare mostrandone il mistero: un mondo in cui – per l’appunto, i morti vagano spesso insieme ai vivi. Tra Osaka e Nara, Kyoto e infine Tokyo, il viaggio di Sidonie e Kenzo accompagna lo spettatore alla scoperta di scorci autentici in cui templi si alternano a strade trafficate e lo sfrecciare dello Shinkansen permette di mostrare una natura rigogliosa in un eterno contrasto tra tradizione e modernità.

Un luogo affascinante in cui morte è sinonimo di rinascita. Proprio come la fioritura dei celebri sakura, i ciliegi, ne anticipa la fine ma non ne preclude la bellezza. Gli stessi fiori che proprio Sidonie sogna lasciando così simbolicamente andare il passato e accogliendo un futuro che, per quanto imprevedibile, potrà trasformarla ancora e ancora.

Interessante per la sua capacità di mescolare sensibilità nipponica con una visione più occidentale del mondo, Viaggio in Giappone è un film intimo che alterna solennità e leggerezza nel parlare dell’accettazione del cambiamento, nella riscoperta dell’amore e della forza necessaria al superamento di un lutto.

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