Beautiful Boy è la storia di un padre che cerca di salvare il figlio dalla dipendenza dalle droghe, risultando superficiale e poco emotivo

Beautiful Boy era un film che si aspettava da tanto.
Presentato all’ultimo Toronto Film Festival e uscito già nelle sale americane, di questo film si erano messe in risalto le interpretazioni dei due attori protagonisti, Timothée Chalamet e Steve Carell. E a ragione, visto che è davvero l’unica cosa che riesce in parte a funzionare.

Il nuovo film di Felix Van Groeningen cerca di raccontare il mondo di un padre il cui obiettivo è salvare la vita del proprio figlio vittima dell’abuso di droghe e alcool, basandosi sulle autobiografie di David e Nic Sheff, rispettivamente Beautiful boy: a father’s journey through his son’s addiction e Tweak: growing up on Methamphetamine.

Il tunnel della droga è uno di quelli da cui è difficile uscire, irto di ostacoli, che necessita di costanza e impegno per salvarsi la vita, nel momento in cui ricadere nella trappola è più facile.
Il racconto di questo padre che cerca di salvare il proprio figlio non viene approfondito come avremmo voluto: perché e quando Nic ha cominciato ad assumere sostanze?

Quello che vuole essere analizzato e mostrato è il legame tra padre e figlio, il mondo di un padre, fatto di tempo presente e di ricordi, che si incrina, comincia a sgretolarsi, così come gli si frantuma il cuore a vedere un ragazzo, suo figlio, che non avrebbe motivo per essere depresso, per assumere sostante per stare meglio.

Perché Nic è un ragazzo che ha tutto, una famiglia che lo ama, che non gli da restrizioni, che lo ascolta e lo sprona, ha un’intelligenza non proprio comune e tantissime qualità. Eppure questo Beautiful Boy ha un vuoto dentro che non riesce a colmare, un vuoto che diventa un problema, un problema che viene arginato a messo da parte grazie alla droga.
Ed ecco che David, suo padre, cerca di entrare nella sua testa, di capire cosa stia provando, di riuscire a capire quali e quanti danni certe droghe possano causare. Insomma, di entrare dentro il mondo e la testa di Nic per capire cosa stia succedendo e per riportarlo finalmente a galla.

Tra flashback e situazioni parallele labirintiche, Beautiful Boy prova a puntare le luce su un mondo, su un legame famigliare, portandosi dietro diversi problemi.

Beautiful Boy fa tutt’altro che narrare: si fa piacione con il pubblico, puntando sulla lacrima facile, restando gelido e sulle sue, senza riuscire a suscitare empatia. Ogni cosa di questo film risulta totalmente sottotono, nulla è stato utilizzato a dovere, come la colonna sonora che dovrebbe, idealmente, aiutare a puntualizzare un aspetto, un punto focale della narrazione.

Beautiful Boy mette sicuramente in mostra la bravura di un Steve Carell che dimostra ancora una volta quanto sia completo e capace anche fuori dal mondo della commedia, e del giovane Timothée Chalamet: eppure questi talenti sono quasi oscurati, interpretazioni racchiuse dentro una camicia di forza, mai fluide, sempre pronte a trattenersi.
Se il film avrebbe voluto analizzare più il mondo del padre, i suoi pensieri e le sue azioni/reazioni, Beautiful Boy resta, alla fine dei conti, un mero film che punta ai premi, portando Chalamet in palmo di mano.