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napoleon recensione film ridley scott con joaquin phoenix
Alessio Zuccari

Napoleon: recensione del kolossal storico di Ridley Scott con Joaquin Phoenix

Tags: Joaquin Phoenix, NAPOLEON, ridley scott, vanessa kirby
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Alessio Zuccari

Napoleon: recensione del kolossal storico di Ridley Scott con Joaquin Phoenix

Tags: Joaquin Phoenix, NAPOLEON, ridley scott, vanessa kirby

Arriva nei cinema la nuova grande impresa del regista britannico, alle prese con una rievocazione che non ti aspetti della figura di Napoleone. Ma il risultato finale è opaco.

Quella di Napoleone è una figura ingombrante. Un personaggio storico in cui lo storico si è talvolta liquefatto nel leggendario, dove la statura del lascito così bene si è spesso prestata alla statura dell’uomo – era basso? Era alto? Era largo, era stretto? Un ufficiale d’artiglieria elevatosi a imperatore dei francesi, mossosi con la grazia di un elefante in quella stanza di porcellane che era l’Europa di fine Settecento. Uno stiletto conficcato nelle costole di un Ancien Régime tremante davanti l’irruenza, la rabbia e il sangue fatto sgorgare dalla Rivoluzione Francese.

Difatti qui Napoleon piazza il suo protagonista quando ce lo fa incontrare per la prima volta. Assiste, algido, all’esecuzione pubblica di Maria Antonietta, alla quale in realtà non è mai stato presente. Solo la prima delle tante licenze dalla Storia che Ridley Scott e lo sceneggiatore David Scarpa (riuniti dopo Tutti i soldi del mondo e già ritrovatisi per Il gladiatore 2) si sono presi per racchiudere per sommi capi un’esistenza che intere enciclopedie farebbero fatica a contenere e ribattersi a vicenda.

Doppia anima: film epico e film di palazzo

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Photo Credits: Eagle Pictures

Ma Scott, che corteggia Napoleone sin dal suo esordio del 1977 con I duellanti, sa benissimo che film fare. O meglio, sa benissimo che film vorrebbe fare. Perché Napoleon è un’opera dalle grandi ambiguità. Piccole non possono essere di certo, considerata la portata del progetto e la sagoma dell’uomo che a questo progetto dà il nome. Napoleon è un kolossal epico, su questo non ci piove. Un’opera di quelle pensate su larga scala, forti di una forza che solo i numeri (del budget Apple, delle location, delle comparse) possono dare. Un’opera pennellata con un gusto per l’affresco storico dove a farla da padrona ci sono la maestria dei costumi (David Crossman, Janty Yates) e la ricchezza scenografica (Arthur Max), attraverso i quali la regia di Scott danza tra leggiadria e colpi di cannone.

Napoleon è però anche un film di palazzo. Una pellicola che si intervalla nei tribunali dove il cuore dell’Europa sta cambiando – uno dei pregi è l’aver reso gli anni della Rivoluzione Francese una cloaca, talvolta confusionaria e violenta –, nei corridoi regali e nelle stanze imperiali in cui Bonaparte s’è tramutato da generale a console a re. In particolare, tra queste mura si prova una formula complicata, in cui si intesse la fragilità di un individuo che Napoleon rende ometto ridicolo, la cui ambizione si proietta ben più in là del suo stare a schiena dritta.

Un Napoleone puberale, dove la resa tradisce però l’intenzione

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Photo Credits: Eagle Pictures

Joaquin Phoenix presta tic e ghigno a un Napoleone consumato da una marcata puberalità, che sotto panciotto e cappello a fatica contiene le pulsioni ormonali che lo script rende le linee direttrici dell’uomo e del condottiero. A fargli da contrappunto c’è la Giuseppina di un’austera Vanessa Kirby, orizzonte nobile e irraggiungibile al quale Napoleone protende con la rudezza di chi, come dirà qualcuno più di una volta nel corso delle due ore e mezza del film, «non conosce le buone maniere».

La formula di cui si diceva poc’anzi è quindi quella di inscatolare Napoleone nel rapportarsi e nell’agire di un maschile irrisolto, grottesco, finanche tossico. Ad ogni azione militare magistrale e imponente, ricostruita con il respiro del grande film di guerra (ci sono la battaglia di Austerlitz, la campagna di Russia e la disfatta di Waterloo), corrisponde sempre una de-mitizzazione collocata nel fallimentare rapporto umano tra i due coniugi.

Uno sguardo che Scott sceglie di adottare scalciando del tutto legittimamente di lato la parzialità, facendosi beffe del suo stesso protagonista con un approccio pronto a cogliere in contropiede chi da Napoleon si aspettava trombe e petti gonfi. Nelle intenzioni è un perché estremamente interessante. Il problema sta nel fatto che queste intenzioni sono tradite dalla resa. C’è un’evidente difficoltà nella messa a fuoco del volo d’uccello sulla vita e su gesta spalmate oltre trent’anni, dove si palesa la mancanza di un mastice tra quelle che, in fin dei conti, si rivelano come scenette accostate una di fianco all’altra come se fosse un carosello.

Mancare il colpo e riscoprirsi dalla parte opposta

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Photo Credits: Eagle Pictures

La più grande contraddizione in cui il film incappa è restituire la sensazione di riuscire a convincere per davvero solo nel momento in cui si assiste alla rievocazione del conflitto. Intento in totale antitesi con lo scopo cui s’è detto di Napoleon, che prima dei titoli di coda ricorda anche con dei cartelli le vittime degli impulsi guerreschi di Bonaparte.

Per di più, ne esce svilito ma soprattutto incoerente il ritratto di Giuseppina. Prima amante e complice, poi adultera, poi vittima e martire dell’ossessione di Napoleone nei suoi confronti che in lei trasmigra un chiaro complesso edipico. Una figura femminile incompiuta e tagliata aspramente con l’accetta, in totale contrasto all’incredibile protagonista di Jodie Comer in un altro lavoro recente di Ridley Scott, The Last Duel. Non aiuta nemmeno la recitazione scostante di Kirby, probabilmente ragionata su un arco più ampio e più lucido del personaggio.

Cosa, quest’ultima, che rende palese la dimensione castrata dal montaggio della versione cinematografica di un film che già è risaputo arriverà con un minutaggio ben più corposo (sopra le quattro ore) direttamente in streaming su AppleTV+. Una sorta di director’s cut che si avrà modo di visionare e valutare solo in un secondo momento e che, plausibilmente, riempirà gli spazi mancanti in quella linea logica a cui il film di Scott si vuole rifare.

Alla luce di ciò, lascia allora non pochi grattacapi il Napoleon per come lo vediamo oggi in sala: efficace e tuonante quand’è sul campo di battaglia, confuso e plumbeo tra le quattro mura del palazzo. Un’opera che funziona al rovescio, pensata evidentemente per porsi a satira e sgretolamento dell’icona, che manca però il colpo e fa un giro intero che la porta dritta dritta dalla parte opposta.

Napoleon è nei cinema dal 23 novembre.

Guarda il trailer italiano di Napoleon:

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