Il giorno più triste dell’anno è arrivato! Oggi è il Blue Monday e noi vogliamo fermarci a riflettere su uno dei personaggi animati più interessanti degli ultimi anni: Tristezza di Inside Out. Prima di avventurarci in un discorso filosofico che “Platone, levati”, facciamo un passo indietro e ricordiamo agli smemorati di cosa parla questo cartoon.

Inside Out è un film d’animazione del 2015 realizzato dalle abili menti della Pixar. Ha come protagoniste cinque emozioni in carne e ossa: Rabbia, Disgusto, Gioia, Paura e Tristezza. Queste creature vivono nella mente di Riley, una ragazzina di undici anni, e hanno il compito di aiutarla nelle sue scelte attraverso una consolle con mille pulsanti.

Ognuno nella mente di Riley ha un suo compito: Rabbia evita le ingiustizie, Disgusto previene gli avvelenamenti (broccoli assolutamente vietati!), Paura mette in allerta dai pericoli e Gioia è fonte di felicità. Tristezza è l’unica tra loro che sembra non mirare al bene della ragazzina, in quanto è specializzata a provocarle sensazioni negative.

Il capo della banda è Gioia, che si impegna quotidianamente a creare momenti di divertimento e spensieratezza. L’impresa risulta quasi facile dato che si tratta della vita di una ragazzina di undici anni, se non fosse che un giorno Riley scopre di doversi trasferire a San Francisco: dovrà abbandonare la sua casa, la sua scuola, la sua migliore amica, la sua squadra di Hockey.

Un bel cambiamento eh? Tristezza sente di dover intervenire, causando non pochi momenti di desolazione. Le altre emozioni tentano di tenerla lontana dalla consolle, per evitare ulteriori danni alle giornate ormai non più spensierate di Riley. Gioia cerca anche di insegnarle il valore della felicità, ma fallisce inesorabilmente 😀

E ora che siamo entrati nel vivo della vicenda, vorrei introdurre una tematica non proprio popolare. Credo che in questo film d’animazione sia presente un vero e proprio Villain e sono convinta che sia Gioia. Sì, avete letto bene: Gioia è il prodotto di un certa filosofia che ci vuole vedere sempre felici, sempre spensierati, sempre leggeri. Non c’è nulla di male a mirare a queste emozioni, ma dobbiamo essere consapevoli che esse possono esistere solo perché ne esistono altre totalmente opposte.

Ci dicono “non essere triste”; ci dicono “non piangere”. Perché non dovremmo farlo? La tristezza fa parte di noi e se facciamo di tutto per sopprimerla, si ingigantirà e ci farà stare peggio. Dobbiamo farci invadere dalla sensazione negativa che ci provoca, perché soltanto in questo modo riusciremo a controllarla e razionalizzarla.

In Inside Out Tristezza viene allontanata dalla consolle in un momento in cui la ragazzina ha bisogno di comprendere il suo dolore. Questa decisione innesca tutta una serie di altri meccanismi che portano Riley ad agire in modo totalmente insensato, peggiorando la situazione.

Quando Gioia si rende conto che tutto il suo lavoro acquisisce significato solo come conseguenza del lavoro di Tristezza, le lascia il pieno controllo della consolle e per la prima volta nella vita di Riley le emozioni riescono a creare un momento in cui felicità e dolore si abbracciano, generando qualcosa di veramente magico.