Bohemian Rhapsody, un film “Under Pressure”, dal 29 novembre al cinema

Dal 29 novembre trovate nelle sale di tutta Italia una delle pellicole più attese dell’anno: Bohemian Rhapsody, biopic dedicato a Freddie Mercury e ai Queen, distribuito da 20th Century Fox.

Come avrei voluto che iniziasse Bohemian Rhapsody? Come esattamente inizia. A deliziare i fan, sin dal principio, ci sarà un’inedita versione della famosa 20th Century Fox Fanfare, arrangiata per l’occasione dal sound inconfondibile di Brian May e dalle percussioni di Roger Taylor. La consapevolezza che le 22 canzoni della colonna sonora del film siano state da loro prodotte mette in cassaforte l’entusiasmo che lega milioni di fan alla storia dei Queen.

Allora, cos’è venuto a mancare?

La storia di Bohemian Rhapsody (il film, non la canzone) vivrà, a mio parere, di un paradossale dualismo: se gli esperti del settore ne distruggeranno ogni frammento, in una relazione di reciproca opposizione, il pubblico lo amerà. E lo farà per un solo e semplice fatto: la musica.

Nonostante l’accoglienza tiepida riservata alla pellicola da una parte della stampa mondiale, accusato di superficialità e imprecisione, Bohemian Rhapsody ha fatto registrare prestazioni da capogiro al botteghino sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti, dove – alla luce degli incassi maturati al termine della prima settimana di programmazione – si è piazzato in seconda posizione nella classifica dei biopic musicali più visti di sempre nelle sale americane.

La 20th Century Fox, durante la fase di teasing e promozione del film, ha utilizzato un claim a dir poco efficace: “La sola cosa più straordinaria della loro musica è la sua storia.” La verità è che Bohemian Rhapsody vive grazie alla discografia di un gruppo musicale che ha riscritto le regole del rock. Non vive di certo grazie alla storia raccontata. Vibra sulle note di Somebody to love, brano scelto all’inizio del film mentre Freddie si prepara ad eseguire la storica performance al Live AID del 1985. E prosegue con i brani più famosi: da Killer Queen a Love of my life, da Crazy little thing called love fino alla canzone che dà il titolo al film, Bohemian Rhapsody. Ma perchè proprio lei?

Questa rapsodia bohémien è uno dei brani più famosi di sempre, non solo dei Queen. Pubblicata nel 1975, faceva parte dell’album A Night at the Opera. Rimasta per nove settimane in testa alla classifica del Regno Unito, ha una struttura anomala per essere la canzone rappresentativa di un gruppo rock. Un testo quasi incomprensibile (nel film affettuosamente sbeffeggiato), interamente scritto da Freddie Mercury, accompagna una composizione divisa in cinque parti. E c’è di tutto in questi 5 minuti e 55 secondi: un’introduzione corale alla Somebody to love, un assolo di chitarra, un pezzo di ballata, un passaggio d’opera (“Galileo figaro magnifico”, per intenderci) e un’immancabile sezione hard rockCome rendere omaggio, quindi, alla storia della musica costruendo l’intera campagna promozionale su di un titolo che rappresenta anche la vita del suo autore?

Citando un’altra saga cinematografica, questa missione era di fatto impossibile. Come saprete, se siete fan irriducibili dei Queen, Freddie aveva 45 anni quando è morto. Nessun film da due ore potrà mai ritrarre la sua storia, né catturare la sua vera essenza. La sua vita e la sua personalità erano troppo complicate per un’operazione del genere. Freddie, inoltre, era molto geloso della sua privacy. Era consapevole che la popolarità e la ricchezza l’avessero rovinato. Bohemian Rhapsody, in questo, non raggiunge l’obiettivo e trasforma Freddie Mercury in un patetico e superficiale artista dilaniato dalla fama e dalle sue fantasie sessuali.

Ritornando al dualismo di cui sopra, però, Bohemian Rhapsody sarà principalmente amato dagli spettatori per la sequenza finale, quella della ricostruzione della leggendaria esibizione dei Queen al Live Aid del 1985. Il concerto benefico organizzato da Bob Geldof e Midge Ure è tra le scene più emozionanti del film. Qui, Rami Malek, l’attore che sul grande schermo veste i panni dell’indimenticabile performer, brilla per bravura e talento ed è riuscito a ricostruire, attimo dopo attimo, i gesti e i movimenti che caratterizzarono la performance di Mercury sul palco del Wembley Stadium.

Di Bohemian Rhapsody, in giro per il web, leggerete che è un film malfatto. Vi diranno che è un film che ha sofferto durante la fase produttiva, e questo è vero. Scriveranno che è celebrativo ma non abbastanza, che al suo interno troverete un’esplosione di cliché cinematografici, che alla fine Freddie Mercury sembrerà quasi una prostituta (lo era, di fatto, ma della musica). Vi diranno tante cose, ma si dimenticheranno di dirvi che Bohemian Rhapsody, in fondo, vince e lo fa perchè rievoca un senso di nostalgia. La stessa identica nostalgia che con il nodo in gola ci fa cantare Who wants to live forever. Chi, se non Freddie Mercury?