Al grido di “Nessuno può mettere baby in un angolo” migliaia di ragazze adolescenti e/o donne ben più mature, hanno sognato per anni di essere prese da un aitante Patrick Swayze e sollevate come un ramoscello d’ulivo sulle note di (I’ve had) the time of my life. Dirty Dancing, che vi piaccia o no, fa parte della nostra cinematografia: uno di quei film “anni ’80” che molti inseriscono fra i titoli preferiti di un’intera vita.
Una rom-com dalle sfumature musicali che fondamentalmente traccia l’amore estivo di una giovane donzella indifesa (o forse no) e del belloccio muscoloso dall’infinito talento ma con risorse limitate. Dirty Dancing è molto di più di tutto questo.
Tralasciando per un secondo le performance dei due attori protagonisti, Jennifer Grey e il compianto Swayze, mi soffermerei sull’analisi di quegli aspetti che fanno di Dirty Dancing un film cult senza tempo.
IL SEGRETO DEL SUCCESSO
Oggi ricorre il trentennale dalla prima mondiale, avvenuta – pensate un po’ – durante il Festival di Cannes.
30 lunghi anni sono trascorsi e ancora oggi Dirty Dancing è considerato un’opera di grande rilievo per aver saputo scardinare il tabù del sesso, per aver parlato di sentimenti universali e per avere, in fondo, trattato una tematica importante, come quelle delle classi sociali, con delicatezza pur basandosi su balli proibiti.
Dirty Dancing è anche un romanzo di formazione al femminile, la cui protagonista, un’inedita “principessa”, salva il suo stalliere grazie all’amore e alla ribellione. Una delle ragioni del successo di Dirty Dancing, che nel 1988 trionfò al box office , fu la “chimica” fra Jennifer Grey e Patrick Swayze. Ma il segreto che si cela dietro questa apparente empatia è curioso: Jennifer e Patrick non si sopportavano. Onore, dunque, ai due attori per aver superato l’ostacolo e per aver reso la storia tra Baby e Johnny autentica e passionale.
Un altro aspetto che sicuramente i fan di Dirty Dancing amano è il talento danzereccio di Patrick Swayze e i valori che il suo personaggio porta sullo schermo: la produzione richiese all’attore di essere sexy, di acquisire massa muscolare e di incarnare la lotta al pregiudizio. Tematiche strong che sono state caratterizzate con successo.
Il 72% dei critici di rottentomatoes.com promosse il film e si arrivò a un guadagno totale di 187 milioni di dollari. Impossibile non citare la straordinaria colonna sonora, fra tutte la canzone “(I’ve had) The Time of My Life” che conquistò l’Oscar e il Golden Globe.
Un film con un budget che farebbe ridere le major, un film con una trama banale, ma un film che a passo di danza si è conquistato l’amore del pubblico di almeno tre generazioni. Una pellicola appassionante che fa parte della cultura pop e che ancora oggi è un fenomeno indimenticabile.
Buon 30° compleanno, Dirty Dancing!
 A cura di Roberta Panetta
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