REDUCE DAL SUCCESSO AL FESTIVAL DI CANNES, CON 13 MINUTI DI APPLAUSI, IL TRADITORE è IL NUOVO FILM DI MARCO BELLOCCHIO CON PIERFRANCESCO FAVINO NEI PANNI DI BUSCETTA

Non è per nulla semplice parlare di mafia, si percorre una linea sottile che divide la retorica da una pericolosa celebrazione della malavita, ancor più quando il protagonista del racconto è Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi.

Marco Bellocchio quella linea la percorre con maestria trascinando lo spettatore in una tragedia umana ricca di molte ombre e poche luci, ma che nella sua oscurità riesce a raccontare gli ultimi vent’anni di vita del più famoso “pentito” di Cosa Nostra.

Tutto ha inizio in una grande villa sul mare, la notte del 15 luglio 1980, si festeggia santa Rosalia e i fuochi d’artificio della festa sembrano salutare anche l’accordo raggiunto tra corleonesi e palermitani, ma tra tutti i presenti un uomo è profondamente cupo, Don Masino.

Don Masino lascerà l’Italia dopo quella festa e con la terza moglie (Maria Fernanda Candido) e alcuni figli si trasferirà in Brasile dove gestirà i suoi affari lontano dalla sua Sicilia, lontano da quella che a breve diverrà il teatro della seconda guerra di mafia.

Il regista ci presenta alcuni omicidi del conflitto, omicidi a cui non viene data epicità o teatralità ma solo un numero, un numero progressivo che scorre nell’angolo dello schermo, una conta dei cadaveri destinata a superare il numero 150. Tale scelta trasmette allo spettatore quanta ferocia ci fosse in quella guerra e anche quanto poco valesse la vita umana per chi la combatteva.

Buscetta, comprendendo di non poter fare nulla per volgere a proprio favore il conflitto, decide di rimanere in Sud America, ma un blitz della polizia brasiliana e la notizia della morte di due figli, Benedetto ed Antonio (Gabriele e Paride Cicirello), lo porteranno a cambiare radicalmente la propria condotta.

La prima parte del film termina con l’incredibile resistenza alle torture della polizia brasiliana da parte di Don Masino, che mostra il suo coraggio e la sua forza sempre più labili: tutto si traduce in un tentativo di suicidio durante il trasporto all’aeroporto dove lo aspetta un volo per l’Italia.

Dal momento in cui Tommaso Buscetta sale sull’aereo scortato dalla Polizia, il film cambia completamente registro e un già ottimo Pierfrancesco Favino regala la sua miglior prova di recitazione. 

Un traditore, un uomo d’onore, un mostro, il più famoso collaboratore di giustizia, un mafioso che ha trovato il modo di farsi mantenere dallo Stato, un uomo, tutto questo viene presentato dall’attore romano con una maestria che non può che stupire e coinvolgere tutto il pubblico in sala.

Sarà la collaborazione con Giovanni Falcone (un ottimo Fausto Russo Alesi), l’unico uomo in grado di capirlo veramente, a segnare l’ascesa di Don Masino tra i principali accusatori di Cosa Nostra, non da pentito ma da “uomo d’onore”, ascesa che raggiungerà il suo culmine durante il Maxiprocesso, riproposto con un realismo quasi documentaristico.

Ma non c’è realmente pace nel buio di un Tommaso Buscetta trasferitosi negli Stati Uniti: ci sarà la strage di Capaci e il ritorno in patria con rivelazioni ancora più forti contro il politico più importante e potente d’Italia, Giulio Andreotti.

Da questo inizierà la sua caduta conclusasi con l’infamante arringa dell’avocato Franco Coppi (Bebo Storti), che lo spingerà a tornare negli Stati Uniti dove la morte naturale, come amava definirla lui “nel suo letto”, lo raggiungerà prima di qualsiasi sicario il 2 aprile del 2000.

Il Traditore è un film forte nei contenuti e nelle immagini che regala allo spettatore la possibilità di riflettere e interiorizzare ciò che vede, cioè quello che fa parte della nostra (triste) storia moderna. Chi ne esce luminoso come il sole in una vicenda piena di ombre è Favino, la cui performance è semplicemente da applausi.

Il Traditore vi aspetta al cinema grazie a 01 Distribution