Con Mission: Impossible – Fallout, Ethan Hunt torna per la sesta volta a cercare di salvare il mondo

Sembra strano, eppure nel 2018 siamo ancora qui a parlare di un altro film della saga di Mission: Impossibile, franchise nato nel 1996 con Brian De Palma, al quale sono succeduti John Woo (Mission: Impossible II, 2000), J.J. Abrams (Mission Impossible III, 2006), Brad Bird (Mission: Impossible – Protocollo Fantasma, 2011) e infine Christopher McQuarrie (Mission: Impossible – Rogue Nation, 2015), oltre che essere ispirato alla omonima serie televisiva americana del 1966.
La missione che Ethan deve affrontare in questo sesto capitolo sarà più intricata delle altre. Un continuo incontro/scontro con fantasmi nuovi e con quelli facenti parte del suo passato.
Demoni che lo tormentano e, sebbene sia convinto a combatterli, ormai la stanchezza si comincia a palesare prepotentemente. Realtà ed irrealtà sconfinano fino a rendere ogni cosa più complicata, specie per Ethan. I suoi occhi sono pieni di sofferenza, l’indebolimento prende la testa, i pensieri, il passato. Un Ethan Hunt più umano, come il Bond di Skyfall.

Christopher McQuarrie ha creato il film migliore dell’intera saga, dando vita a un capitolo che non gode di grandi stilemi autoriali ma di grande intelligenza nel proporre per due ore e mezza un prodotto che non è mai forzato, che prosegue con grande fluidità per tutta la sua durata.
Tra doppiogiochisti, triplogiochisti e una missione da portare a termine, il film svolge il suo arco narrativo grazie ad azioni a getto continuo che godono di originalità e freschezza.
Perché McQuarrie, che ha scritto anche la sceneggiatura, è riuscito a coniugare narrazione e impatto visivo, dando vita alla sua sceneggiatura precisa e fulminante.
Le rincorse tra Parigi e Londra sono da cardiopalma, dove nulla è lasciato al caso.
Ma un film del genere può possedere tutte le qualità che vuole se non ha gli interpreti giusti. Da Henry Cavill a Alec Baldwin, da Simon Pegg a Rebecca Ferguson e Sean Harris, ognuno interpreta il proprio ruolo con bravura (Cavill spicca su tutti), ma non avrebbero l’importanza che hanno senza il vero motore del (dei) film: Tom Cruise.
Un vero e proprio divo che surclassa tutti, che si impone per la sua tenacia e caparbietà nel girare scene estreme e pericolose, colui che saltando da un palazzo all’altro di Londra si fa male a una caviglia e decide comunque di concludere la scena. Un attore, un grande attore che non si perde d’animo nel dare al pubblico un’irrealtà quanto più vicina alla realtà.