Con Soldado, Stefano Sollima ha realizzato il film di frontiera, descrivendo una guerra alla droga che non conosce regole.

Soldado è quel film che in parte ci si aspetta, immaginando già come possa andare e a finire, e in parte lascia con i dubbi e con la voglia di vederlo fino in fondo.
Una guerra tra i cartelli messicani della droga che non ha regole, come decide di non averle lo stato oltre confine, quello Americano. Da quando questi cartelli della droga hanno iniziato a far infiltrare i terroristi sul territorio a stelle e strisce la lotta della CIA al narcotraffico si è inasprita decisamente.

La qualità che emerge principalmente in Soldado è il fatto di essere subito riconoscibile, non dipendere da altri film. Perché Soldado non merita di essere considerato sequel di Sicario, né tantomeno di essere considerato come facente parte di una trilogia.
Soldado è un film a sé stante, totalmente differente da Sicario, in forma e contenuto. Certo forse il film di Stefano Sollima risente un po’ il ritmo narrativo, che talvolta sembra girare a vuoto, me si riprende sempre, dando vita a un film fluido e coerente.

Il merito di un film come Soldado va sicuramente a Sollima e a Taylor Sheridan. Sheridan, sceneggiatore del film, ha saputo mettere mano a una narrazione indagatoria, sia dell’animo umano che riguardo al tema del narcotraffico.
Sollima ha saputo adattare sul grande schermo la sceneggiatura di Sheridan marchiando a fuoco la sua firma, dando la sua visione delle tematiche annesse e connesse a lui care. Le inquadrature sono penetranti mentre danno vita alla crudeltà e alla violenza vigente sul territorio di confine. Piani sequenza in cui l’azione e reazione vengono mostrate come narrazione e non solo come puro intrattenimento visivo. Una regia che usa diversi fuori campo per far sì che possa essere lo spettatore ad immaginare, per dare un suggerimento, stimolare l’immaginazione dello spettatore, mentre la sua lucidità, come quella dei protagonista, viene messa a rischio.

Eppure Soldado è un film amorale, è esplicito nel raccontare quello che mette in scena; tutto avviene in assenza di giudizio, mentre, se si vuole fare il paragone, in Sicario era il personaggio di Emily Blunt ad assumersi la questione morale del momento.
Sollima è riuscito a confezionare un film riuscendo ad essere indipendente nel suo stile, senza farsi travolgere dai mezzi e dai materiali hollywoodiani, anzi, facendo suoi e usandoli a servizio della qualità del racconto.