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ahsoka recensione serie tv disney+
Alessio Zuccari

Ahsoka, recensione dei primi due episodi della serie su Disney+

Tags: ahsoka, disney+, rosario dawson
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Alessio Zuccari

Ahsoka, recensione dei primi due episodi della serie su Disney+

Tags: ahsoka, disney+, rosario dawson

Arriva la miniserie dedicata a uno dei personaggi più amati dell’universo di Star Wars, Ahsoka, già comparsa in The Mandalorian ma elemento chiave delle serie d’animazione.

Quello che serve all’universo narrativo di Star Wars è un attestato di fedeltà. Un qualcosa, o meglio una consapevolezza, che sappia tenere in equilibrio nel palmo della mano tre cose: l’oramai assodata espansione contenutistica della saga, la fedeltà a una coerenza tematica cara ai fan, la ricerca di nuovi volti, spunti e racconti. Non è affatto cosa da poco. A dirla tutta, è proprio un lavoraccio. Il testimone, o spada laser che si voglia, è ora in mano ad Ahsoka, che già dai titoli di testa e dai primi minuti iniziali pare voler mettere in gioco tutte queste cose.

È una miniserie in diretta continuità con le storie ambientate nel post-Impero Galattico arrivate negli ultimi anni su Disney+, piattaforma che ha accolto anche altri spin-off incentrati su personalità iconiche del cosmo di Guerre Stellari. Il che, a guardare bene, è quasi più un’insidia che un’opportunità. Perché per ogni The Mandalorian che funziona – con conseguente linfa vitale per il reparto marketing grazie al monopolio del tanto adorato Grogu -, operazioni sghembe e svogliate come The Book of Boba Fett o la serie di Obi-Wan Kenobi fanno scricchiolare tutta la precaria impalcatura. Fattore, questo, alla base del fisiologico allontanamento dello spettatore, che, sfiduciato, alla più che ottima Andor non si è poi nemmeno accostato.

Chiudere il cerchio con il passato

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Photo Credits: Disney+

Ahsoka però recupera come protagonista uno dei personaggi più amati, meglio scritti e tridimensionali che solo i fan di Star Wars più “hardcore” conoscono fino in fondo. Ahsoka, prima di arrivare nella trasposizione live action di Rosario Dawson in The Mandalorian, è infatti uno tra gli elementi chiavi delle serie animate di Star Wars: The Clone Wars e Star Wars: Rebels. Non è certo un caso che al timone di questa miniserie ci sia quindi Dave Filoni (che sceneggia tutte le puntate e ne dirige la prima), tra gli autori di Rebels e dell’ultimo tratto di The Clone Wars, figura fondamentale – assieme a Jon Favreau – del nuovo corso seriale di Star Wars e demiurgo nell’intreccio di storie vecchie e nuove.

Nei primi due episodi che abbiamo avuto modo di vedere (saranno otto in totale, uno a settimana nella consueta formula), c’è infatti un crocevia tra molte cose. In primis tra Ahsoka e la storia lasciata in sospeso dal finale di Star Wars: Rebels, che ha visto sparire nelle profondità della galassia il Grand’ammiraglio Thrawn (Lars Mikkelsen) ed Ezra Bridger (Eman Esfandi). Una storia i cui dettagli vengono disseminati con cautela anche per lo spettatore meno esperto, da raccogliere soprattutto attraverso l’entrata in scena dell’ex compagna di viaggio e ora generale Hera Syndulla (Mary Elizabeth Winstead) e di Sabine Wren (Natasha Liu Bordizzo), altro membro della crew al centro della serie animata nonché ex padawan di Ahsoka.

Un contesto sicuramente complesso e maggiormente rivolto a quel fan di lungo corso che un’operazione come Ahsoka vuole tenersi stretto, ma che in virtù del non voler vivere solo dell’ombra del passato introduce anche nuove minacce ed ostacoli. Ad esempio come l’accattivante duo di reietti Jedi composto da Baylan Skoll (Ray Stevenson, scomparso e compianto di recente) e Shin Hati (Ivanna Sakhno), le cui macchinazioni al soldo di Morgan Elsbeth (Diana Lee Inosanto) mettono in moto eventi che richiamano ancora la tradizione animata – si nominano le streghe di Dathomir – gettando però un intrigante sguardo a un altrove “alieno”, fino a questo momento ancora non indagato dalla saga.

Sulla buona rotta

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Photo Credits: Disney+

A colpire nel segno è però il ritorno a quella fascinazione portata dalla mescola tra sacralità e misticismo di cui sono permeate le peregrinazioni di una protagonista che segue la Forza prima che un ordine o un culto. Sono i sospiri appena accennati di Dawson che celano l’irrequietezza di un passato mai risolto – con il super villain Thrawn, sì, ma anche il filo mai tagliato con il maestro Anakin (Hayden Christensen, che comparirà a schermo) – e per questo celato sotto molti silenzi e un’apparente calma. Su Ahsoka la serie costruisce con tempi non affrettati, con una cura visiva mancata in diverse occasioni e con una varietà di situazioni che fanno ben sperare per l’avvenire.

Ci siamo però anche abituati a non sbilanciarci troppo, scottati dalle improvvise e talvolta inspiegabili svolte delle serie sorelle. Spesso alle serie originali di Disney+ (di Star Wars, così come a quelle del Marvel Cinematic Universe) è mancato lo slancio dopo il primo impulso, strozzate a metà da un fiato troppo corto. Quanto si è visto lascia di certo ben sperare, assieme alla libertà creativa concessa a un veterano come Filoni che conosce il personaggio, il contesto e la mitologia, e quindi possibile detentore di quella consapevolezza di cui si diceva all’inizio, chiave di volta per donare giusta dignità a una protagonista così avvincente e da sempre apprezzata.

Guarda il trailer ufficiale di Ahsoka:

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