Arriva al cinema dal 6 marzo Captain Marvel, nuova avventura incentrata sulla prima supereroina Marvel protagonista di una franchise dedicata. Il film, diretto da Anna Boden e Ryan Fleck, ha come protagonista l’attrice premio Oscar Brie Larson. Accanto a lei Jude Law e due volti noti ai fan della Casa della Idee: Samuel L. Jackson, che torna a vestire i panni di un ringiovanito Nick Fury, e Clark Gregg, l’iconico agente dello S.H.I.E.L.D.

L’avvento nelle nostre sale cinematografiche di un cinecomic dedicato a una supereroina donna è quasi da considerare un evento storico. Al netto della fantomatiche fasi e delle serie televisive, il percorso produttivo dei Marvel Studios si è ormai palesato in maniera evidente. Ha raggiunto l’apice con il blockbuster dei record, Avengers: Infinity War, e punta a sconvolgere ogni certezza con Avengers: Endgame.
Al principio, nel 2008 e negli anni a seguire, ci sono stati i vari supereroi (uomini) protagonisti di singole pellicole; ai sequel si sono aggiunti i film collettivi; poi, più di recente, nuovi personaggi hanno rubato la scena, dando vita ad esperienze cinematografiche uniche, a metà tra cinecomic, fantasy, drama e political drama.

Fatta eccezione per l’Harley Quinn di Margot Robbie, la Wonder Woman di Gal Gadot e la combattiva Black Widow di Scarlett Johansson, le figure femminili nei film di genere hanno, finora, avuto una funzione di contorno. Per questo, oggi più che mai, Captain Marvel varca il confine. In tutte le fasi della produzione del film, i Marvel Studios avevano dichiarato di voler offrire a Carol Danvers un proprio spazio e di non volerla introdurre come guest star di un altro film. D’altronde c’erano ancora degli anni inesplorati che andavano raccontati, e la pellicola di Anna Boden e Ryan Fleck era l’occasione perfetta. Così, cogliendo la palla al balzo, ci troviamo catapultati negli anni ’90, periodo che non era mai apparso nell’Universo Cinematografico di Iron Man & Co.

Le origini del mito

La trama di Captain Marvel ripercorre la nascita del personaggio: non la incontreremo come umana per poi vederla ottenere i superpoteri. Carol sta cercando di capire come abbia fatto a trasformarsi da pilota umana a potentissima guerriera aliena che spara raggi fotonici dalle mani. La più potente di tutti, anche di Thanos.
È una storia di origini, che non segue una trama lineare. È un percorso di conoscenza, consapevolezza e di profondo cambiamento. In questo, Brie Larson è stata una scelta vincente. Ingenua e confusa a tratti, combattiva, umana e collaborativa in più occasioni, aggressiva e ferita in altre, la Carol Danvers dell’attrice da Oscar ha tante sfumature, ognuna delle quali viene esplorata, sviluppata e mai trascurata. Captain Marvel era una ex-ufficiale e pilota collaudatrice dell’Air Force, diventata poi la supereroina che oggi conosciamo. Nel corso del suo viaggio scoprirà la sua vera identità e troverà un modo per controllare i suoi incredibili poteri. Già, ma a quale prezzo?

Il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto, ma non ve lo riveleremo in questa sede. Captain Marvel viene coinvolta in una guerra galattica tra due razze, la guerra Kree-Skrull. Gli Skrull sono una razza aliena le cui sembianze sembrano piazzarsi a metà tra quelle umane e quelle di un rettile. Hanno la pelle verde, le orecchie a punta e un mento piuttosto pronunciato (molto simile a quello di Thanos, peraltro). Sono dei mutaforma, cioè possono assumere l’aspetto e la voce di qualunque persona. I Kree, invece, sono nobili guerrieri di cui Carol Danvers fa parte. Qualcosa, o qualcuno, li porterà al conflitto, e il ruolo di Captain Marvel sarà fondamentale.

Chi è Jude Law in Captain Marvel? 

Yon Rogg, il Comandante della Starforce è un guerriero molto stimato nell’esercito dei Kree, impegnato in una guerra perpetua contro gli Skrull. È il comandante dell’unità d’elite dell’esercito e il mentore di Carol Danvers. Oltre a essere un leader capace di incutere timore, è un vero e proprio eroe tra i Kree.

I must-have anni ’90

Replicando la formula funzionante dei due Guardiani della Galassia, anche in Captain Marvel si respira un po’ di nostalgia. Si sa, la moda è una ruota che gira, e il vintage style spopola in ogni campo. Ambietato tra il 1989 e il 1995, Captain Marvel ricrea situazioni, colori e abbigliamento tipici del decennio citato. Non si tratta solo di una scelta azzeccata dal punto di vista elegiaco, ma lo è dal punto di vista narrativo. Com’era Nick Fury prima di Iron Man? Come ha perso il suo occhio? Com’è nato il progetto “The Avengers”? Perchè Nick Fury ha atteso così tanto prima di chiamare Carol Danvers? Queste e molte altre domande troveranno una risposta.

Captain Marvel, in conclusione, è un manifesto. Manifesto di un cambiamento, quello della protagonista e quello dell’industria cinematografica. Manifesto di un movimento; dopo Black Panther, infatti, in maniera molto simile, Captain Marvel affronta in modo diretto il femminismo e l’uguaglianza di genere. Qualcosa poteva essere migliorato, perchè se parliamo della più potete e veloce supereroina mai conosciuta, avremmo preferito un ritmo più deciso. Ma è un limite che si supera grazie all’incredibile capacità narrativa – che ancora una volta riesce ad aggiungere un tassello all’Universo Cinematografico ormai decennale -, e grazie all’ironia e alle sorprese (il gatto Goose su tutti), tratti distintivi dei Marvel Studios. 

In questi anni, ad ogni stagione, il pubblico è cresciuto, e l’entusiasmo anche. Il che significa – prima di tutto – una cosa: la storia non è per nulla noiosa, se sai come raccontarla.