Esce oggi nelle nostre sale Lady Bird, primo lungometraggio scritto e diretto dall’attrice Greta Gerwig, candidato a ben 5 premi Oscar® tra cui miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura.

Lady Bird è una semplice e lineare storia che trova la sua forza nelle magnifiche interpretazioni delle sua attrici: Saoirse Ronan, che dà tutta se stessa nel ruolo della protagonista, e Laurie Metcalf, all’apparenza pragmatica, algida e severa, che interpreta la madre della ragazza.

Lady Bird, nomignolo che si dà Christine, è una ragazza che frequenta l’ultimo anno della High School a Sacramento e si prepara per la grande scelta della sua esistenza: il college. Il film ci racconta le cose più normali della sua vita in un anno che, per i giovani americani, è simbolo di cambiamento e crescita: gli amori, le liti in famiglia, le amiche e le scelte difficili.

Lady Bird è in apparenza un film lieve. Sembra l’ennesimo coming of age indie che ogni anno passa al Sundance Film Festival. Ed è obiettivamente tutto questo, ma con qualcosa in più.  C’è il fattore Greta Gerwig. Questa non è di certo la sua prima sceneggiatura: degno di nota, soprattutto, quel delizioso gioiellino che è Frances Ha (diretto poi da suo marito, il regista indie Noah Baumbach).  

Prescindendo dai palesi richiami autobiografici (anche la Gerwig è di Sacramento e si è trasferita a New York), Lady Bird è la storia di una ragazza che crede che il mondo in cui vive e il suo stato sociale le stiano stretti. Si concede un nome diverso, spesso mente sulla sua condizione economica, se ne vergogna e la deride. Divisa tra le aspettative altrui e i propri desideri, Lady Bird non sopporta l’idea di vivere dalla “parte sbagliata dei binari della ferrovia”. Odia Sacramento, alla quale attribuisce la colpa del suo futuro incerto e il suo (probabile) insuccesso.

Il personaggio di Christine viene analizzato in ogni sua sfaccettatura attraverso una storia d’amore. L’amore di cui si parla, però, non è quello canonico che starete sicuramente immaginando. Certo, Lady Bird si innamora (più volte), scopre il sesso e le viene spezzato il cuore. Ma l’amore che ci viene raccontato è quello più forte di tutti, indissolubile: quello di una madre per una figlia. Una figlia con cui il dialogo è difficile perché per alcuni tratti troppo simile alla sua genitrice e per altri troppo diversa. Ed è qua che la storia si fa quasi struggente e non risparmia più di una lacrima, pur mantenendo la sua leggerezza e linearità.

Il rapporto madre/figlia, tuttavia, non è l’unico sviscerato dalla Gerwig. Protagonista indiretta della storia di Lady Bird è la città di Sacramento. L’odiata/amata provincia californiana, emblema di tutto quello che non va nella sua vita e di tutto quello che le mancherà probabilmente di più.

Lady Bird è un personaggio assolutamente reale, a tratti insopportabile, come una qualunque adolescente in fase di crescita. La pellicola suscita nello spettatore alcune domande che caratterizzano “quel qualcosa in più” di cui sopra. A 17 anni, forse, non eravamo anche noi così? Se si cresce in una “provincia”, non si rischia di rimanere intrappolati in una realtà troppo piccola per i nostri grandi sogni? Saoirse Ronan e la storia del suo personaggio, dunque, sono solo il mezzo attraverso il quale la regista descrive le delusioni della vita, le aspettative e gli errori di un dramma esistenziale. E lo fa utilizzando il periodo più importante per ogni giovane americano, la scelta del college, sinonimo di maturità.

Se da una parte Lady Bird è una giovane ribelle a volte ingrata, dall’altra sperimenterà la malinconia provocata dal distacco perchè i legami, in particolare quelli familiari, riescono ad esplodere solo da lontano. Un racconto lieve, delicato e scanzonato ma con un fattore. Il fattore Gerwig.

Photo Credits: Universal Pictures