Era il 2 dicembre del 2011 e nelle sale italiane usciva il simbolo della filmografia recente di Woody Allen, quel capolavoro dal titolo Midnight in Paris

Già, Woody Allen. Proprio oggi, 1 dicembre, il regista newyorkese ha compiuto 83 anni. Dimenticato da quella Hollywood patinata e ipocrita che ha archiviato decenni di pellicole impressionanti più velocemente di uno schiocco di dita.

Midnight in Paris parla di illusioni. La stessa illusione vissuta dal suo protagonista, un grandioso (ed inedito) Owen Wilson nei panni di uno sceneggiatore in cerca di ispirazione. Il film racchiude in sè tutta la filosofia di Woody Allen: tra dolce e amaro, tra bellezza e desideri, tra sogni e ideali, tra cinismo e realtà.

Sulle note del brano “Si tu vois ma mère”, il regista regala cinque minuti di ritratti infiniti della Parigi che ama. Cinque minuti di inquadrature che studiano la città, in tutta la sua magnificenza e in tutte le sue sfumature.

Gil Bender (Owen Wilson), letteralmente rapito della Ville Lumiêre, finisce per piombare misteriosamente (e ripetutamente, allo scoccare della mezzanotte) nella Parigi degli Anni Venti. In preda ad un’infelicità come dimensione propria dell’uomo, in perfetto stile “teoria del piacere di Leopardi”, Gil crede nel primato della creatività sulla ragione e sogna l’epoca d’oro.

Nelle peregrinazioni notturne di Gil, Woody Allen ci mostra Parigi, a partire dal quartiere a luci rosse di Pigalle, con le prostitute in attesa lungo i marciapiedi, che diventa poi location del Moulin Rouge (82 Boulevard de Clichy).

Nulla è lasciato al caso: passeggia giorno e notte lungo la riva della Senna (dove incontra Elda Fitzgerald che ha in mente di tentare il suicidio); passa sotto Pont Neuf, il ponte più vecchio di Parigi risalente al 1607 che attraversa la punta ovest dell’Île de la Cité; si ritrova al Marché aux Puces de Saint-Ouen (Porte de Clignancourt), a nord della città, uno dei più grandi mercati d’antiquariato d’Europa che conta 1500 botteghe, un rito parigino; e in Piazza Jean XXIII, dove Gil incontra la guida turistica, si affaccia l’imponente cattedrale di Notre-Dame.

Il viaggio di Gil non è solo celebrativo di una città storicamente artistica. Midnight in Paris è un vero e proprio omaggio alla capitale francese e al suo passato. Nella sua permanenza negli anni Venti, Gil incontra celebri scrittori e artisti da lui molto ammirati, come Ernest Hemingway (Corey Stoll), Gertrude Stein (Kathy Bates), Salvador Dalì (Adrien Brody), Pablo Picasso e Francis Scott Fitzgerald (Tom Hiddleston) che lo aiutano dandogli consigli per il romanzo e per la vita.

Gil scopre che il pensiero del “glorioso passato ormai perduto” è ricorrente in tutte le epoche storiche, in cui si preferisce guardare nostalgicamente ad un passato romantico, piuttosto che guardare con incertezza al presente. Quanta attualità in un solo film!