Nelle pieghe del tempo, tratto dall’omonimo libro di Madeleine L’Engle, affronta temi famigliari, cercando di trasportare il pubblico attraverso il tempo e lo spazio.

Meg Murry (Storm Reid) è una studentessa delle scuole medie, con problemi di autostima, che cerca disperatamente di integrarsi.
Figlia di due fisici di fama mondiale, è intelligente e ha delle doti eccezionali, proprio come suo fratello minore Charles Wallace (Deric McCabe), ma deve ancora rendersene conto.
A peggiorare la situazione interviene la misteriosa scomparsa del padre, il signor Murry (Chris Pine): un evento che tormenta soprattutto Meg, convinta che egli sia vivo da qualche parte.
Il fratello Charles Wallace riesce a mettere in contatto la sorella ed un compagno di classe di lei, con tre guide: la signora Chi (Mindy Kaling), la signora Cos’è (Reese Whiterspoon) e la signora Quale (Oprah Winfrey). Esse hanno viaggiato sino al pianeta Terra, per aiutare i ragazzi nella ricerca del signor Murry.
Tutti si imbatteranno in un’impresa attraverso il tempo e lo spazio, andando oltre i confini dell’immaginazione, costretti a combattere il male.

Accettare la propria individualità, fare delle proprie diversità un pregio, accettare quelle altrui e sconfiggere la paura seguendo la propria luce: sono questi i temi trattati in Nelle pieghe del tempo.
Un film per famiglie e per ragazzi, per dire che avere paura del diverso non ha modo di esistere: tutti noi siamo diversi e, in questo, unici.

Eppure Nelle pieghe del tempo semplifica i temi trattati nell’omonimo libro, cerca di renderli adeguati per ogni tipo di pubblico, il più vasto possibile, sorreggendosi per lo più con gli effetti speciali (sui quali, nulla da dire) che sulla narrazione.
E, prendendo come spunto il titolo, il film stesso prende pieghe differenti, puntando su fiacchi colpi di scena.
Da quello che dovrebbe essere un film dedicato alla famiglie, il film si sviluppa a ondate, talvolta molto infantili, talvolta persino inquietanti (per la serie, siate pronti a coprire gli occhi dei vostri pargoli un paio di volte).
Probabilmente sono fatti per lo più involontari, ma sintomatici di una sceneggiatura che non sa, appunto, che piega prendere, come anche perdere di vista qualche personaggio e poi riprenderlo a fatto avvenuto.

Sommariamente, Nelle pieghe del tempo è stato pensato per essere un blockbuster patinato, pronto ad accontentare ogni fascia di pubblico, senza mettersi troppo in discussione.
E, dati i temi trattati ed il pubblico al quale si riferisce, non è forse un caso che il film lo abbia diretto Ava DuVernay, la regista americana che poco più di tre anni fa si fece conoscere al grande pubblico con il suo Selma – La strada per la libertà, rievocazione delle marce che partirono da Selma nei primi mesi del 1965, segnando l’inizio della rivolta per i diritti civili a favore degli afro-americani, negli Stati Uniti. Come non è casuale la presenza di Oprah Winfrey (che produsse ed intrepretò proprio Selma).

Semplificare le tematiche di un romanzo così complesso e ben articolato non era impresa facile. Tutto sommato, però, la spettacolarità degli aspetti fantastici della pellicola fa da colonna portante e lo rende un film godibile da spettatori di ogni età.

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