Ocean’s 8: Gary Ross confeziona un film di azione e di avventura con una squadra di tutto rispetto. Ecco la nostra recensione

Ocean, un nome (pardon, cognome), una garanzia che ritorna a distanza di undici anni da Ocean’s Thirteen, che chiuse la trilogia soderberghiana nata nel 2001 con Ocean’s Eleven, remake dell’omonimo film del 1960 (da noi conosciuto come Colpo Grosso) con il Rat Pack composto da Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr., Peter Lawford e altri attori di spicco degli anni ’60.

Ocean’s 8 riprende la schematizzazione della trilogia di Steven Soderbergh (produttore del film) senza essere un copia-incolla alla bell’e buona, riuscendo ad acquisire una propria singolarità.
Ocean’8 ritorna alla famiglia Ocean puntando un altro ramo familiare, Debbie Ocean, sorella del famoso e pluritruffatore Danny.

Dopo cinque anni, otto mesi e dodici giorni Debbie Ocean (Sandra Bullock) può finalmente mettere in atto il colpo più grande della sua vita.
Per farlo ha bisogno di una squadra con le migliori nel loro campo, iniziando dalla sua amica storica Lou Miller (Cate Blanchett) che la aiuterà ad arruolare delle professioniste: l’esperta di gioielli Amita (Mindy Kaling), la truffatrice Constance (Awkwafina), la ricettatrice Tammy (Sarah Paulson), l’hacker Palla Nove (Rihanna) e la stilista Rose (Helena Bonham Carter).
L’obiettivo sono 150 milioni di dollari in diamanti, che saranno al collo della famosa attrice Daphne Kluger (Anne Hathaway), al centro della scena nell’evento dell’anno, il Met Gala.

Ocean’s 8, piuttosto che assimilare un modello e realizzarlo in versione femminile, decide di puntare sul fascino patinato dell’haute couture che solo il Met Gala può avere, frutto di debolezza anche per la più concentrata delle ladre. Le influenze raccolte e messe in scene sono tante, da Sex and the City a Il diavolo veste Prada, non tanto per vuoti di sceneggiatura ma per una visione più contemporanea. Inoltre, l’ambientazione newyorkese da un maggior respiro a una vicenda, che tutto sommato, gira bene per tutta la sua durata.

Ocean’8 va al di là del fenomeno #MeToo, restando un film che si distacca (anche se non totalmente) dalla trilogia a cui fa capo, cercando di rimanere indipendente e puntando sul carisma delle protagoniste.
Perché loro, con le loro qualità contribuiscono a dare il valore aggiunto.
Se il personaggio della Bullock è quello maggiormente approfondito, e se il duo Bullock/Blanchett ricorda quello Clooney/Pitt, le altre protagoniste (approfondite poco e non tutte alla stessa maniera) quasi si mangiano letteralmente il primo posto davanti alla macchina da presa. Perché sono una più brava dell’altra e insieme creano un gruppo fantastico a vedersi e interpretano personaggi fatti su misura.
Il regista Gary Ross (Hunger Games) è riuscito a mettere insieme una squadra che possiede solo qualità, dando vita a un film che, anche se possiede qualche buchetto di trama qua e là, intrattiene lo spettatore, lo fa divertire e quasi fa dimenticare le origini del film.
Qualche richiamo c’è, ed è quasi inevitabile. E chissà se potrà mai esserci un crossover.