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American Hustle: 5 motivi per rivedere il film su Prime Video
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American Hustle: 5 motivi per rivedere il film su Prime Video

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Uscito nelle sale italiane nel gennaio 2014 e candidato a dieci Premi Oscar senza tuttavia vincerne nemmeno uno, American Hustle ? L?apparenza inganna arriva sul catalogo mensile di Prime Video dai primi di aprile. Per chi lo avesse perso al cinema otto anni fa, il settimo film di David O. Russel torna in versione digitale per regalare (oltre) due ore di sfrenata esaltazione gangsteristica: un racconto che prende piede da fatti realmente accaduti nel New Jersey di fine anni settanta e catapultato in una dimensione esagerata fra dialoghi ficcanti, estetica truffaldina, cotonature e tup?, sensualit? e autodistruzione.

Scritto dallo stesso O. Russel con Eric Warren Singer, la pellicola ?incastra? il genio della truffa Irvin Rosenfeld (Christian Bale) e l?ancora pi? disinvolta amante Sydney (Amy Adams) quando l?agente dell?FBI Richie Di Maso (Bradley Cooper) escogita una collaborazione fra la loro illecita attivit? di falsari e la giustizia americana. Il patto ? quello di inscenare l?ennesimo dolo in cambio di quattro altri impostori ai piani alti dello Stato, tra cui il corrotto sindaco di Camden (Jeremy Renner), inchiodato dagli stessi in cambio del loro rilascio e piena assoluzione. A complicare le cose, ovviamente, la mafia italiana, la non stabile moglie di Irvin Rosalyn (Jennifer Lawrence) e l?innegabile attrazione per il male tradotta in sete di denaro. Capiamo allora perch? vedere o rivedere American Hustle in cinque motivi.

1. Il fascino (evergreen) dei truffatori

Come accennato sopra, American Hustle ? un film prodotto e distribuito fra il 2013 e il 2014. Eppure, guardandolo oggi, sembra pi? moderno che mai. L?intuizione autoriale di rinvigorire la narrazione dell?ascesa e caduta degli impostori sembra fare eco alla smania contemporanea delle biografie dei ciarlatani. Da The Wolf of Wall Street a Gold ? La grande truffa, fino alle serie tv sulle app aziendali come WeCrashed e The Dropout, la vicenda con protagonista Christian Bale si lega coerentemente con una delle narrazioni predilette del nostro secolo: quella che si nutre, godendosene, del lento e inesorabile decadimento monetario e psicologico degli apparenti geni. Figure immortali del cinema e inesauribile fonte di creativit? semi-finzionale.

2. Il quartetto Bale-Adams-Cooper-Lawrence

Mettendo da parte per un attimo nomi altisonanti come Robert DeNiro, Louis C.K e Jeremy Renner, a brillare di luce propria e riflessa sono gli interpreti principali Christian Bale, Amy Adams, Bardley Cooper e Jennifer Lawrence. I primi due candidati come miglior attore/attrice protagonista, gli altri in quella da non protagonisti, il quartetto di American Hustle regala performance fuori di testa, volutamente eccessive e nevrotiche, al limite fra la spacconeria dei millantatori assetati di potere e la fragilit? psichica di chi ? coinvolto in qualcosa che sta sfuggendo di mano. Una recitazione divisa fra copione e improvvisazione, turbolenta e respingente tanto da renderli, agli occhi di chi guarda, carismatici e stupidi al contempo.

3. La storia vera da cui ? tratto

Ripresa anche da Louis Malle per un progetto poi mai realizzato e inserito anche in Donnie Brasco con Al Pacino, la cosiddetta ABSCAM ? stata un’ operazione sotto copertura guidata dall?Ufficio federale di indagine (FBI) sul finire degli anni ?70, e considerata una delle pi? importanti per la storia gli Stati Uniti. Capitanata dal dipartimento di Long Island, New York il nome in codice era una fusione fra Abdul, nome arabo, e scam, ‘truffa’ in inglese, poich?, proprio attraverso la figura di un ricco sceicco arabo i federali e i suoi complici ?attiravano? i potenziali investitori fraudolenti. L’indagine, conclusa nei primi anni ’80, port? alla condanna di uno Senatore degli Stati Uniti, cinque membri del Camera dei rappresentanti, un membro del Senato del New Jersey, membri del consiglio comunale di Filadelfia e un ispettore del Servizio di immigrazione e naturalizzazione.

4. La rievocazione estetica degli anni Settanta

Cotonature, chili di lacca, grossi pendenti a cerchio, smalto rosso, scollature vertiginose e tailleur maschili a zampa. Il reparto del production design, quello dei costumi e, quello ancor pi? rilevante del trucco e parrucco, in American Hustle sostengono con scelte azzeccate e un occhio particolare tutto l?immaginario estetico fra la fine degli anni ?70 e l?inizio degli ?80. Assecondando la credibilit? narrativa e la piena ricerca sgraziata, ridicola e ridondante dell?indole dei protagonisti, Judy Becker e Heather Loeffler si sono guadagnate la nomination per le migliori scenografie, mentre a Michael Wilkinson quella per dei migliori costumi. Ancora oggi rimane iconica la pettinatura dai mini-bigodini indossata in una scena da Bradley Cooper.

5. La perfetta colonna sonora

Per rivivere l?atmosfera di quei fatidici anni, periodo che ci ha regalato la miglior musica mai esistita fra rock, dance e jazz, O.Russell e il curatore del suono Danny Elfman mescolano la colonna sonora originale con pezzi indimenticabili. Da Elton John ai Bee Gees, da Donna Summer a Tom Jones, passando per Santana, Bowie e Debussy, American Hustle fa della variegatura musicale un concentrato di revival per buon gustai dell?ascolto, regalando alla variazione emotiva di ogni singola scena la propria personalissima iconografia.

 

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