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Martina Barone

Anche io: recensione del film che ricostruisce il caso del MeToo

Tags: Anche io, carey mulligan, Zoe Kazan
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Anche io: recensione del film che ricostruisce il caso del MeToo

Tags: Anche io, carey mulligan, Zoe Kazan

Dal 19 gennaio arriva in sala il film Anche io, che ricostruisce l’indagine del The New York Times che ha portato all’arresto di Harvey Weinstein

La trama di Anche io

La regista Maria Schrader – vincitrice di un Emmy per la serie Unorthodox – porta sul grande schermo Anche io, sul movimento femminista che ha rotto il silenzio sugli abusi sessuali. La sceneggiatura, scritta dal premio Oscar Rebecca Lenkiewicz (Ida), racconta la storia delle due reporter del New York Times, Megan Twohey e Jodi Kantor, che hanno dato voce insieme ad una delle storie più importanti di questa generazione, cambiando per sempre la cultura americana.

Nel cast di Anche io: Carey Mulligan, Zoe Kazan

Recensione Anche io

Sebbene il MeToo sembra imperante nella società contemporanea, in verità si potrebbe dire che ha allentato la sua presa e che anzi, forse, sarebbe bene che si ricominciasse o comunque si continuasse insistentemente e giudiziosamente a parlarne.

Lo dimostra la superficialità con cui troppe persone tendono a additarlo quando lo ritrovano nei nuovi dettami della società e della cultura, dispregiandolo al grido insensato e vacuo di “politically correct” (come se non fosse un diritto essere considerati tutti uguali, con le medesime opportunità).

Anche io: dall’America all’Italia

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Credits: Universal Pictures Italia

Nel nostro Paese è stato ritirato in ballo dopo un lungo articolo di Repubblica in cui vengono smascherate delle dinamiche tossiche di un ambiente come quello cinematografico – lo stesso inizialmente preso in considerazione oltreoceano – che hanno sfruttato le posizioni di potere per agire con violenza sulla psiche e il corpo delle donne.

Un’inchiesta di cui si attendono certamente i nomi prima di lanciare accuse che rimangano così solamente vaghe, ma che potrebbe essere un passo per comprendere che non importa in quale Paese ti aggiri, ci saranno sempre predatori che proveranno ad approfittarsi di te. E che è indubbia la difficoltà con cui si riesce ad ammetterlo, a parlarne, soprattutto quando non si hanno gli strumenti necessari per saperlo affrontare (soprattutto economici e legali), ma che se nessuno comincerà a farlo allora tutto rimarrà preoccupantemente e tristemente uguale. 

Riuscire a dire: “Sì, anche io”

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Credits: Universal Pictures Italia

È per questo che Anche io è un film da cui la discussione potrebbe ripartire, anche se purtroppo non è affatto soddisfacente il risultato che ha raggiunto in America. Non ricevendo la risonanza necessaria per riaprire bene il dibattito e confermandosi anche un flop al botteghino, l’operazione della regista Maria Schrader, conosciuta per l’acclamato Unorthodox, è il reportage stilato nel libro di Jodi Kantor e Megan Twohey e che riconduce alla mappatura delle vittime del produttore Harvey Weinstein e della piramide di paura e terrore da cui comandava. Una gerarchia con al vertice il peggiore dei molestatori, che ha portato alla rovina lavorativa e psichica donne e attrici, le quali hanno trovato poi finalmente il coraggio di raccontare e di dire: “Sì, anche io”.

Anche io sono stata toccata, anche io sono stata minacciata, anche io sono stata violentata. Serie di confessioni che le giornaliste del The New York Times sono riuscite a racimolare, finché non sono state pronte e sicure di poterle rilasciare al mondo. Un senso di insicurezza che le professioniste hanno provato nel sentire di star andando controcorrente su di una via capeggiata da uno squalo che ha tentato in tutti i modi di fermarle, ma la cui forza di volontà e il dovere giornalistico le hanno condotte a non arrendersi. Nonché una certa tenacia derivante dal loro essere donne, dal prendere a cuore una tematica di genere che, col loro servizio, avrebbe rivoluzionato la maniera in cui viene pensata la posizione della donna nella società e soprattutto quella di determinati uomini seduti sopra a troni di potere.

Da Anche io a Bombshell: i film che raccontano gli scandali delle molestie

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Credits: Universal Pictures Italia

Stilandosi come un qualsiasi altro film d’indagine, ciò che rende peculiare Anche io è la sua essenzialità che non fruga mai in un’emotività pronunciata, come potrebbe invece aver fatto al suo opposto Bombshell – La voce dello scandalo sugli accadimenti vergognosi della redazione di Fox News – pur anche lì funzionando per il contenuto sconvolgente e doloroso. È la ricostruzione passo dopo passo delle chiamate, degli incontri e dei confronti effettuati dalle due giornaliste e che hanno scoperchiato un vaso di Pandora in cui si sono accorte che all’orrore non si era posto fine. Che la violenza era partita da lontano. Era stata perpetrata, affossata, nascosta. Era presente sotto gli occhi di tutti, ma non era mai stata rivelata da nessuno. Almeno fino a quel momento.

Vedere (o far vedere) un film come Anche io è importante per tutti quegli ottusi o ignoranti o malfidati che pensano che poter parlare sia così facile e che non esistono dei pattern consolidati da cui diventa quasi impossibile scappare. In cui non è facile dire di sì, non è facile dire di no, in cui qualsiasi sia la scelta intrapresa dalla vittima è una sofferenza in partenza poiché la pone in una condizione in cui non doveva stare, in alcun modo e per nessuna ragione. È mostrare come spesso purtroppo quando la prima mossa viene fatta, allora è quasi inutile sperare di salvarsi. Sia se si cede al ricatto, sia se si prova a liberarsene. 

Anche io, per non rimanere in silenzio

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Credits: Universal Pictures Italia

Non cercando mostri, ma sapendo già di averne tra le mani e provando solamente in maniera minuziosa a evidenziare per quale motivo un sistema corrotto, hollywoodiano e non solo, è sfociato in un letamaio tale da non proteggerne i suoi individui, Anche io è una risposta che non sta venendo ascoltata, come spesso è accaduto a chi ha provato ad alzare la voce. A chi ha lottato, ha portato le prove, eppure è stato costretto al silenzio.

È manifestare le ragioni per cui i misfatti vengono rivelati dopo anni e perché parlare insieme ha un valore più forte del farlo singolarmente. È una pellicola che non è rivoluzionaria nel tessuto cinematografico, ma potrebbe esserlo a livello sociale. Una lezione per tutti coloro che pensano di sapere come stanno le cose e che, invece, non lo sanno affatto.  

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