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Andrew Haigh e il cinema dei fantasmi

Alessio Zuccari Di Alessio Zuccari
1 Marzo 2024
in Film, Top News
Home Film
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Quello del regista inglese è un cinema dove gli spettri aleggiano da sempre tra sentimenti e accettazione della propria identità.

Il cinema di Andrew Haigh è un cinema di fantasmi. Fantasmi che sono sempre la proiezione-testimonianza di un’interiorità da conciliare, o riconciliare, in accordo all’altro e forse in primis a se stessi. L’ultimo film del regista inglese classe 1973, Estranei, ne è la definitiva testimonianza. Qui sorge una periferia londinese dove la City è solo a portata di sguardo, e all’interno di questa, striscia di confine che delimita il regno dei vivi da quello dei morti, si staglia un palazzone nuovo di zecca, alto e silenzioso. Nonostante i suoi molti piani, i suoi molti corridoi e i suoi molti appartamenti, dentro ci abitano solo Adam (Andrew Scott) e Harry (Paul Mescal).

È una torre che assume l’aspetto di un limbo verticale, rappresentazione fisica di quella che è una sorta di soffocante gentrificazione dei sentimenti che Haigh porta con Estranei alla sua elaborazione più misterica e angosciosa. Questo quasi grattacielo, di cui non sembra vedersi mai l’inizio e mai la fine, è luogo di messa in discussione dei rapporti umani rimasti spezzati in bocca e tra le dita delle mani. Discussione con la famiglia, che il protagonista Andrew proietta in un’impossibile estensione del tempo perduto immaginandosi in dialogo con i genitori (Claire Foy e Jamie Bell) scomparsi trent’anni prima. Discussione con Harry, quel ragazzo più giovane di lui che abita a qualche metro di distanza in cui il regista impasta il fantasma ad un altro tema a lui caro, quello dell’estraneo, per l’appunto. Figura questa in cui condensa a sua volta la distanza siderale e tragicamente incolmabile al modo in cui si centrifugano sessualità e sentimento, al modo in cui incontrano-scontrano le espressioni individuali e generazionali.

Weekend e i primi “estranei”

Andrew Haigh e il cinema dei fantasmi

Riavvolgendo il calendario, di come Haigh affronti ciò si ha traccia in realtà già in Weekend, suo film del 2011 con cui iniziò a farsi notare in giro. C’era già la verticalità urbana a significante di un certo tipo di isolazionismo umano, interiore, emotivo. C’era già l’intensità di un incontro tra due estraneità, Russell (Tom Cullen) e Glen (Chris New). E c’erano già anche la disco, l’alcol, la droga, le discussioni, gli odori e i sudori che raccontavano come elementi ancillari, ma cruciali, i differenti modi di elaborazione e accettazione della propria sessualità e quindi pure della propria identità.

Anche su Weekend aleggiavano spettri. Si insinuavano placidi per lo più nei silenzi e negli sguardi dalla finestra, negli orizzonti di una città, e quindi di un vivere comune, talvolta troppo in basso per calarcisi realmente dentro. Ma questo secondo film di Haigh, asciutto e mediato pochissimo (non c’è nemmeno l’accompagnamento musicale esterno), è il tessuto su cui si dirama il fantasy romantico di quello che sarà poi Estranei, che sì è adattato a partire dal romanzo omonimo di Taichi Yamada, ma sembra già essere del tutto interiorizzato dal regista dieci anni prima.

45 anni e la manifestazione del fantasma

Andrew Haigh e il cinema dei fantasmi

C’è però un punto intermedio tra queste due differenti formulazioni delle stesse tematiche. È 45 anni, pellicola che l’autore britannico nel 2015 porta al Festival di Berlino e con cui qui fa vincere il premio a Miglior attrice e Miglior attore ai suoi due protagonisti, Charlotte Rampling e Tom Courtenay. I due, Kate e Geoff, sono una coppia di coniugi prossima a festeggiare i 40 anni del loro matrimonio, per il quale hanno organizzato una grande rievocazione della cerimonia. All’improvviso arriva una inaspettata lettera dalla Germania: è indirizzata a Geoff e gli comunica del ritrovamento del corpo di Katya, sua compagna negli anni Sessanta rimasta uccisa e sepolta sotto una valanga quasi cinquant’anni prima.

Eccola qui, la prima manifestazione concreta del fantasma che porta poi il cinema di Haigh lì dove va con Estranei. Il ricordo di Katya avvelena le direttrici che legano questa coppia che è insieme da mezzo secolo, si propaga nell’aria di un’abitazione che nell’arco di una settimana diventa dominio di un sentimento terzo e rimasto in sospeso troppo a lungo. In quello che tutt’ora resta forse il lavoro di Haigh più maturo ed implacabile (anche se raccoglie solo in parte le discussioni che alla sua poetica stanno più a cuore), è sconvolgente assistere alla progressiva materializzazione del fantasma. Dall’iniziale freddezza e comprensibile turbamento nel rapporto tra i coniugi, si arriva a una vera e propria concretizzazione dello shock e del sospetto. Avviene in soffitta – quale altro luogo per uno spettro se non questo? – nel momento in cui Kate trova delle vecchie diapositive del marito. Le inserisce nel proiettore e su un lenzuolo adibito a schermo compare infine Katya. Da qui non si torna indietro. E proprio come compariranno, nel 2023 e generati da un altro contenitore della memoria come la casa d’infanzia, i genitori di Adam.

Per leggere e immergersi nei dolori metafisici di Estranei occorre insomma passare anche da queste due coordinate. Per rintracciare i punti di contatto nel cinema ancora fresco di Andrew Haigh – dal 2009 ad oggi appena cinque film – Weekend e 45 anni rappresentano due step cruciali di uno sguardo che appare delineato, consapevole, a fuoco. E che a questo punto sembra vincolato all’approfondire quello che è un modo unico di intendere l’interiorità umana.

Tags: 45 anniandrew haighEstraneiweekend

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  • 🖼️ Berlino continua a essere il personaggio più contraddittorio e affascinante dell’universo di La Casa di Carta. Un uomo capace di trasformare il crimine in arte, il desiderio in ossessione e ogni colpo in una dichiarazione d’amore verso la bellezza.
Con Berlino e la dama con l’ermellino, la serialità spagnola torna a fare ciò che le riesce meglio: esasperare le emozioni, piegare la realtà al melodramma e costruire personaggi che vivono sempre un passo oltre il limite. 

La struttura è quella che conosciamo già: un grande furto, una banda in crisi, passioni ingestibili e continui colpi di scena. Nulla di davvero innovativo, anzi. Alcune dinamiche sfiorano volutamente il paradossale e richiedono allo spettatore di abbandonarsi completamente all’eccesso narrativo tipico delle produzioni di Álex Pina.

Eppure, proprio quando sembra perdere equilibrio, la serie ritrova sé stessa nel finale. Tra malinconia, vendetta e fragilità emotive, Berlino chiude un altro cerchio della sua storia lasciando spazio a nuove possibilità narrative.

E nel frattempo Siviglia brucia di luce, arte e passione, diventando il vero cuore estetico di una stagione che vive soprattutto grazie al magnetismo assoluto di Pedro Alonso.

La recensione completa è online su myredcarpet.eu.

#Berlino #LaCasaDiCarta #NetflixItalia #PedroAlonso
  • 🐝 Lady Whistledown ha lasciato una sorpresa al Salone del Libro. Riesci a trovarla? #SaloneDelLibroTorino
  • Semplicemente il Salone del Libro di Torino. @salonelibro
  • Festa sulla Croisette per uno dei franchise più celebri e redditizi del cinema, che compie 25 anni dall’uscita del primo film: Fast and Furious. 

Durante il Midnight Screening, Vin Diesel ha ricordato, commosso, il compianto Paul Walker. E noi siamo qui a piangere con lui. 

#FastAndFurious 🚗
  • Lady Whistledown ha parlato… e questa volta la sorpresa è doppia. 👀✨
La quinta stagione di Bridgerton, dedicata a Francesca Bridgerton e Michaela Stirling, arriverà ufficialmente nel 2027 su Netflix.

La vera novità? Per la prima volta nella storia della serie, non dovremo aspettare due anni interi tra una stagione e l’altra. 

Dal debutto nel 2020, infatti, il calendario è sempre stato questo:
▫️ Stagione 1 → 2020
▫️ Stagione 2 → 2022
▫️ Stagione 3 → 2024
▫️ Stagione 4 → 2026

E invece la quinta stagione arriverà già l’anno successivo.

Al momento non ci sono ancora dettagli ufficiali su date o mese di uscita, ma secondo le indiscrezioni potrebbe seguire la formula delle ultime stagioni, con il rilascio diviso in due parti.

Noi siamo già pronti a tornare tra scandali, balli e drammi dell’alta società londinese. 

Che ne pensate di questa scelta? E soprattutto: siete curiosi di vedere la storia di Francesca e Michaela? Fatecelo sapere nei commenti. 

#Bridgerton #BridgertonNetflix #FrancescaBridgerton
  • Una mattina mi sono alzato e ho trovato uno… spinoff! In occasione delle attività per l’uscita di “Berlino e la dama con l’ermellino” a Siviglia, è stato annunciato il proseguimento dell’universo de “La casa di carta”.

Ieri sera lungo il fiume Guadalquivir migliaia di fan hanno assistito al momento in cui una barca piena di persone vestite con le iconiche tute rosse e le maschere di Dalí ha navigato lungo il fiume al ritmo di “Bella Ciao”, confermando che le storie de “La casa di carta” non finiranno con “Berlino e la dama con l’ermellino”. 

L’annuncio è arrivato al termine di un evento della durata di tre giorni che ha coinvolto l’intera città Andalusa per celebrare la serie con protagonista Pedro Alonso, in arrivo su Netflix dal 15 maggio, culminato in uno spettacolo mozzafiato sul fiume Guadalquivir con una performance a sorpresa di Rosalía. Cosa ne pensate? #LaCasaDePapel
  • Noi saremo le tue bimbe per sempre.

Perché, in effetti, forse è Nigel il miglior personaggio in assoluto di Il Diavolo veste Prada. 

➡️ Carosello con citazioni da usare all’occorrenza. 

Salva e condividi perché ne avrai bisogno, più di Chanel. 

#Nigel #IlDiavoloVestePrada2
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