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la casa dei fantasmi recensione film disney
Alessio Zuccari

La casa dei fantasmi, la recensione del nuovo film tratto da una giostra Disney

Tags: disney, la casa dei fantasmi, laKeith stanfield
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La casa dei fantasmi, la recensione del nuovo film tratto da una giostra Disney

Tags: disney, la casa dei fantasmi, laKeith stanfield

La Disney cerca una nuova formula vincente a partire da un’attrazione dei proprio parchi a tema, ma il successo di Pirati dei Caraibi è difficile da replicare.

La casa dei fantasmi inizia quasi che fosse Get Out. Una madre (Rosario Dawson) e un figlio (Chase Dillon) afroamericani raggiungono una grande casa dall’aspetto coloniale vicino New Orleans. Non impiegheranno molto a capire che, da queste parti, non sono affatto i benvenuti. Invece che porsi come una sorta di riedizione sulla scia del seminale film di Jordan Peele, questo La casa dei fantasmi è in realtà un tiepido adattamento cinematografico tratto dall’omonima attrazione dei parchi a tema della Disney.

In un primo momento sembravano però esserci gli ingredienti giusti: appunto questa famiglia, appunto questa casa infestata, poi un super fantasma che agisce quasi da schiavista nel tentativo di tornare in vita e addirittura come protagonista Lakeith Stanfield, forgiatosi negli ultimi anni da volto ricorrente in molte opere della nuova onda di black cinema – il già citato Get Out, Judas and the Black Messiah, Sorry to Bother You, Atlanta. Ma nel film scritto dopo mille travagli produttivi (doveva farlo addirittura Guillermo del Toro) da Katie Dippold e diretto da Justin Simien, di questa vertigine c’è giusto l’apparenza e nulla più.

Una comitiva stramba ma priva di alchimia

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Photo Credits: Walt Disney Pictures

Questa vertigine è calata sopra quello che a tutti gli effetti è il nuovo tentativo di casa Disney di trovare al cinema una nuova formula vincente a partire dai propri parchi d’intrattenimento (l’ultima prova risale a Jungle Cruise), nella speranza di replicare il successo probabilmente non replicabile di Pirati dei Caraibi. De La casa dei fantasmi c’era a dire il vero già stata una trasposizione con protagonista Eddie Murphy, nel 2003. Durava circa novanta minuti e già qui si nota la differenza con questa riedizione, che invece arriva quasi a sfondare il muro delle due ore, primo non trascurabile campanello d’allarme.

Perché quanto si potrà mai chiedere di elaborare a un film dove al centro c’è un gruppo di strambi individui alle prese con entità ectoplasmatiche? Si chiede infatti troppo e si gira tanto a vuoto, con la sensazione che a questa comitiva – a cui si aggiungono anche un ambiguo prete (Owen Wilson), una sensitiva (Tiffany Haddish) e un docente universitario esperto di occulto (Danny DeVito) – manchi una vera e propria amalgama, un senso della chimica. Complice, forse, anche un doppiaggio non dei più squillanti.

Un mix di elementi che non si incastrano

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Photo Credits: Walt Disney Pictures

A percorrere sotto traccia c’è un lutto mai del tutto assorbito da Ben (Stanfield), scienziato che ha sviluppato delle lenti capaci di catturare in video le “particelle fantasma”, ovvero di fotografare i fantasmi. Ora si occupa, tra le altre cose e un po’ controvoglia, anche di comprovare o più smesso smascherare proprio la presenza di queste entità. Nelle intenzioni si pone la doppia linea dell’occulto come contrappunto allo scetticismo di Ben, chiamato a dover accettare questa mancanza nella sua vita.

Ma è un ragionamento fatto tutto a parole che pure quando emerge in superficie rimane goffo, spuntato anche dall’ironia che dovrebbe settare il tono del film e invece è un continuo sbuffo di miccia spenta. Danny DeVito è l’interprete più in palla con il suo umorismo fatto anche di corpo e strappi, ma pare stare in tutt’altro film mentre gli altri vagano per lo più come marionette, spaesati nei corridoi della magione che si aprono, chiudono e distendono.

Chiaro è come La casa dei fantasmi dovrebbe porsi sotto il cappello dei film per famiglie in salsa vagamente horror, ma a conti fatti è terribilmente adagiato sopra un mix confuso di divertimento fiacco e bolso, di avventura prolissa e di un uso dei personaggi che non trova mai una quadra. L’intrattenimento non decolla e la trama prende lunghe deviazioni utili solo a smorzare ogni tiepido fuocherello, facendo il giro largo con soluzioni controintuitive che allontanano dalla casa, dai fantasmi e da ogni possibilità che questo sia, alla fine della giostra, quello che Disney stesse davvero cercando.

Guarda il trailer de La casa dei fantasmi, al cinema dal 23 agosto:

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