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Nuovo Olimpo, recensione del film di Ferzan Ozpetek
Alessio Zuccari

RoFF18 | Nuovo Olimpo, recensione del film di Ferzan Ozpetek

Tags: ferzan ozpetek, nuovo olimpo, RoFF18
Nuovo Olimpo, recensione del film di Ferzan Ozpetek
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Alessio Zuccari

RoFF18 | Nuovo Olimpo, recensione del film di Ferzan Ozpetek

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I primi quaranta minuti di Nuovo Olimpo sono bellissimi. C’è tutto ciò che è caro a Ferzan Ozpetek. È il 1978 di una Roma sconquassata dai moti politici, in radio si parla di Aldo Moro e nelle piazze imperversano le sommosse studentesche. Il clima scotta ed è agitato, ma esiste uno spazio sicuro nel cuore della capitale. È un cinema che dà il nome al nuovo film scritto da Ozpetek assieme al suo cosceneggiatore storico Gianni Romoli, e presentato in anteprima alla Festa del Cinema 2023.

Un luogo sicuro in mezzo alla tempesta

Nuovo Olimpo, recensione del film di Ferzan Ozpetek
Photo Credits: Netflix

Al Nuovo Olimpo si proiettano grandi classici e si ritrovano tanti giovani ragazzi che possono esprimere apertamente la loro omosessualità. Lo fanno seduti nel buio della sala mentre la luce del proiettore irradia immagini sullo schermo, oppure in corridoio nella quiete di un’assurda clandestinità sopra la quale veglia la proprietaria Titti (Luisa Ranieri). Lei è solo l’ultima delle molte donne del cinema del regista che fa da mecenate all’amore, qualsiasi aspetto esso abbia.

E sempre qui si avvicinano Enea (Damiano Gavino) e Pietro (Andrea Di Luigi). Si scrutano e si fiutano prima di finire a ruzzolare in terra e abbracciati in uno dei terrazzi affacciati su Roma che tanto sono cari ad Ozpetek. Ma poi in mezzo a questa passione finisce l’imperscrutabile azione del caso, che separa i due e fa scorrere in avanti le lancette dell’orologio.

Passa il tempo e si incrinano i contorni del melò

Nuovo Olimpo, recensione del film di Ferzan Ozpetek
Photo Credits: Netflix

Passano gli anni e arriva il 1990. Enea realizza il sogno che coltivava da sempre, ovvero diventare regista. Poco ci vuole a leggere in questa figura anche le coordinate autobiografiche di un film che all’inizio pare farsi operazione riflessiva sul percorso artistico. Insomma un po’ come aveva fatto Paolo Sorrentino con È stata la mano di Dio, patrocinato tra l’altro sempre da Netflix. Si affronta infatti con Enea la rievocazione della sua esperienza personale all’interno del cinema che sceglie di realizzare, individuando le direttrici che muovono i perché e i per come dei suoi film.

Arriva però in questo frangente anche il primo centimetro di una crepa che va ad incrinare in maniera inspiegabile Nuovo Olimpo. Perché mentre l’opera segue Enea, il suo compagno (Alvise Rigo) e l’amica Alice (Aurora Giovinazzo), apre anche un filo parallelo dove osserva Pietro e intercetta la sua nuova vita da sposato con Giulia (Greta Scarano). Dopo la breve storia vissuta con Enea, Pietro non ha più avuto relazioni omosessuali e, a giudicare da come è arenato questo matrimonio, neanche sentimenti altrettanto travolgenti.

Il fatto è che non solo il cruccio di Pietro è una linea narrativa davvero poco interessante anche quando torna a rimuginare su Enea, di cui vede le interviste in TV e talvolta le pellicole. Il problema più grande di Nuovo Olimpo è il modo in cui Ozpetek sceglie di tessere da qui una tela melò fatta tutta di continui equivoci, coincidenze e occasioni in cui Enea e Pietro si ritrovano a vorticare in maniera sempre più concentrica.

Un cortocircuito che vanifica tutto il calore e la bontà del film

Nuovo Olimpo, recensione del film di Ferzan Ozpetek
Photo Credits: Netflix

Si vola al 1993 e poi ancora al 2013, ed è inutile girarci troppo attorno, si fatica semplicemente a seguire il passo di una storia che chiede davvero molto alla sospensione dell’incredulità dello spettatore. Non ricompensandolo, ed è il peccato più incomprensibile, in nessun modo con quel viscerale, quel sentimento o quella passione che Enea/Ozpetek afferma di riconoscere come la ragion d’essere del suo cinema.

Ci si arena – anche a causa di una recitazione spesso rigida e frigida – in momenti che scadono quasi nell’ironia involontaria, nel cortocircuito a tratti auto-parodistico che decostruisce pezzo dopo pezzo la forza degli sguardi, della carne e dei sudori su cui apriva Nuovo Olimpo.

Il film così si esaurisce in un nulla di fatto, in un ripiegamento posticcio dove della bontà sincera e calda della sua prima parte resta solo una parvenza, un vapore nell’aria. Ci si chiede come sia possibile che nel film convivano anime così in discordia l’una con l’altra, e stavolta è davvero difficile darsi una risposta.

Nuovo Olimpo uscirà su Netflix il 1° novembre.

Guarda il trailer di Nuovo Olimpo:

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