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The Killer recensione film david fincher
Alessio Zuccari

Venezia80 | The Killer: recensione del nuovo film di David Fincher

Tags: David Fincher, The Killer, venezia80
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Alessio Zuccari

Venezia80 | The Killer: recensione del nuovo film di David Fincher

Tags: David Fincher, The Killer, venezia80

David Fincher presenta a Venezia80 un’opera cupa e divertita, meccanismo di inseguimenti per il globo consapevoli contraddizioni.

Il sicario al centro dell’intreccio di The Killer è il sicario perfetto. Il suo segreto? Essere il lavoratore-consumatore perfetto. Abbastanza scettico da rimanere vigile e distaccato, ma non cinico da perdere interesse in ciò che fa o questionare gli ordini del capo. Abbastanza affezionato al denaro da prodigarsi con zelo nel suo operato, ma mai troppo ambizioso da arrivare a strafare oltre le sue capacità. Abbastanza accorto nelle sue routine, ma anche disposto ad accettare i beni di facile consumo che gli mette sotto al naso il libero mercato.

Anzi, è proprio sfruttando quegli stessi beni a portata di tutti, offerti alla luce di un sole – o di un occhio – che irradia la moltitudine e ignora l’individuo, che assolve senza essere notato la sua ultima missione. In un mondo in cui ogni cosa è palesata, per nascondersi basta essere parte dell’indistinguibile e obbediente massa. È intrigante The Killer, presentato nel Concorso della selezione di Venezia80 e prima reunion sul campo del regista David Fincher e dello sceneggiatore Andrew Kevin Walker dai tempi dell’amatissimo Seven.

Una revenge story con emancipazione

The Killer recensione film david fincher
Photo Credits: Netflix

È intrigante perché i due prendono l’omonimo graphic novel francese scritto da Alexis “Matz” Nolent, neo noir avviluppato attorno a una revenge story di cui qui rimane la traccia essenziale, e ne fanno questa caccia all’uomo attorno al globo dalle sfumature ironiche e quasi marxiste. Il killer (un gustosissimo Michael Fassbender) è l’ingranaggio perfetto, l’ultima ruota, la più estrema, della linea di produzione fordista in cui l’output è spesso e volentieri un proiettile piantato in testa.

Qualcosa, un giorno, però si inceppa. Il killer sbaglia il bersaglio. Forse non era oliato bene, forse si era un po’ arrugginito. Fatto sta che la cosa al boss non piace e decide quindi di liquidarlo senza troppi complimenti. Se non funzioni, c’è qualcuno pronto a prendere il tuo posto e che potrà forse funzionare addirittura meglio di te. Quando però la liquidazione scende nel personale, il killer proprio non ci sta e fa di testa sua. Qui The Killer si lancia in una caccia all’uomo – o meglio, agli uomini e a una donna – divisa in capitoli e in Paesi diversi.

Fincher ci trascina nelle attese, negli appostamenti e nei pedinamenti di questo lavoratore che invece di distruggere il mezzo di produzione, il suo amato fucile che è anche il talento e la competenza, lo usa come strumento di ribellione ed emancipazione. E l’opera su questa rivolta contornata dai tratti del fumetto gioca molto. Gioca con la spietatezza del suo protagonista che di politica, di società e di economia non potrebbe fregarsene di meno ed invece si ritrova a essere l’involontario frantumatore di catene.

Congegno che sperimenta e solletica

The Killer recensione film david fincher
Photo Credits: Netflix

Spicca quindi ancora di più questa curiosa chiave di lettura che il duo Fincher-Walker pare ficcare dentro al film, questo congegnetto ludico dove si innesca anche il cortocircuito dello strumento produttivo del product placement (le marchette di questo o quel brand, di certo non nuove nel cinema del regista), sfruttato proprio come grimaldello narrativo utile all’emancipazione identitaria del protagonista. Quello che il killer mangia, beve, ordina su internet o utilizza per raccogliere informazioni arriva da grandi marchi in bella vista, rovesciati e ricalibrati per puntare dritto al cuore dell’imperativo di quel mercato e di quella finanza che tutto ordinano e tutto legiferano – da buona novella onomatopeica, il confronto finale del film lo rende molto chiaro.

Alla fine della rincorsa dove tutti i conti vengono chiusi e le voci in sospeso messe a tacere, resta forse la consapevolezza di un film magari più divertito che raffinato. Però guai a lasciarsi ingannare, perché a ben vedere The Killer non stona ma anzi rincara la dose nella filmografia di un regista che dai meccanismi di potere, controllo e influenza è sempre stato affascinato (The Game, Fight Club, The Social Network, ma a suo modo anche Gone Girl), cupo divertissement che sperimenta meccanismi e, vivaddio, solletica lo sguardo.

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