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Venezia 80 | Dogman: la recensione del nuovo film di Luc Besson

Tags: cinema, film, luc besson, venezia
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Venezia 80 | Dogman: la recensione del nuovo film di Luc Besson

Tags: cinema, film, luc besson, venezia

In Concorso a Venezia 80, il film Dogman è la realizzazione di riscatto del regista Luc Besson a seguito alle denuncie per molestie sessuali. Il regista francese si presenta al Lido di Venezia con un film drammatico, un protagonista asettico a cui non si riesce a volere bene fino in fondo ma neanche lo si riesce a detestare completamente. Arriva al cinema il prossimo 5 ottobre per Lucky Red, ma noi lo abbiamo visto in anteprima per voi.

Dogman Venezia
Credits: Lucky Red

Dogman è un film che porta con sè tante domande e al termine della visione ne sorgono molte altre: l’illusoria presenza di Dio può assolvere dalle pene commesse? La fede può consolare dall’abbandono materno e può perdonare le violenze di un padre che ti ha chiuso in gabbia?


Trailer Dogman

Di cosa parla il film Dogman?

Conosciamo Douglas, un carismatico Caleb Laudry Jones, quando viene arrestato: indossa una parrucca bionda, dà risposte sfuggenti e trasporta con sè un numero innumerevoli di cani, i suoi bambini. Da sempre emarginato da tutti, Douglas ha scoperto di riuscire a comunicare meglio con i cani che con le persone, tanto da considerarli la sua unica famiglia. Da bambino è stato chiuso in gabbia con loro e da allora non si è più separato dai suoi amici a quattro zampe, che rispondono fedelmente ai suoi comandi. Da adulto Douglas è ancora tormentato ed emarginato, ma ha imparato ad usare il suo legame inter-specie a suo vantaggio, diventando un disgraziato Robin Hood di New York e poi ancora un messia per il suo branco, un dogman.

Dogman: il cane è davvero l’animale più fedele

L’attore Caleb Laudry Jones porta sullo schermo un personaggio grigio, di quelli che si amano per la loro imprevedibilità e discutibilità morali: Douglas è colpevole ma è anche vittima. Una parte di lui sembra essere bloccata in quella gabbia dove è stato chiuso da bambino, emarginato dalla famiglia d’origine, ma accolto in una famiglia a quattro zampe. Sia chiaro che lui non ha alcun super potere o chissà quale possibilità di condizionare la mente canina, non si sente neanche un cane. Ma è tristemente consapevole che il cane è davvero l’essere vivente più fedele di tutti, che non lo abbandonerà o tradirà gettandolo in un’altra gabbia. Il cane resta in gabbia insieme a Douglas ed esce solo quando è lui a chiedergli, mai un ordine o un imposizione. Il rapporto uomo-cane si cela tra sguardi di fiducia, messaggi appena visibili. Il Dogman chiede che venga realizzata qualcosa e i suoi fedeli sanno esattamente cosa e come fare. Agiscono meglio di spie 007 e non hanno timore di proteggere il padrone. Dio comanda, la pecorella smarrita obbedisce. 

La pecorella ora ha trovato la strada, il padrone da seguire e a cui rispondere. Se il Dogman fa un cenno, il branco risponde nella maniera più adeguata. I suoi bambini non farebbero male a nessuno, se non gli viene chiesto di farlo.

Dogman
Credits: Lucky Red

Il film Dogman è un film triste: abbiamo un uomo che non si è mai sentito protetto dalla sua famiglia, è bloccato su una terribile carrozzina, ogni giorno indossa una maschera femminile e vive in una topaia insieme a decina di cani. Il suo sogno è ricevere amore, un sentimento che gli è stato privato in tenera età e che trova modo di consumare solo nella fede. Deve rientrare nelle grazie di Dio, l’unico che lo può giudicare e può decidere del suo destino. 

Dogman è triste, ma racconta la tristezza di Douglas con astuzia, divertendo e stuzzicando l’interesse dello spettatore facendo raccontare al protagonista stesso la sua storia. Douglas la racconta alla psichiatra legale; Luc Besson la racconta a chi sta in poltrona al cinema, a chi con sguardi ammirati e tesi attende il prossimo sporco fotogramma di Dogman. Fotogrammi che alternano la disperazione e la solitudine di Douglas, a incredibili scene dei cani in azione: ogni cane, di razza, età e dimensione differente ha un compito e una responsabilità. Si muovono con destrezza e incredibile lealtà nei confronti del loro padrone. Il loro unico difetto è “essere fedeli agli uomini”, altrimenti sono delle creature perfetti che non ostentano pregi e virtù. 

Dogman

Dogman si rivolge a Dio, ma lui stesso è una divinità

Luc Besson costringe a provare pietà per il suo povero disgraziato Douglas che continua ad invocare la sacra parola e il suo esercito di bestie, mentre confessa, mette in atto la sua redenzione finale. Ma Douglas è un personaggio complesso, camaleontico che si adatta a modo proprio alle situazioni che lo immergono, cerca di salvarsi da solo dopo essere stato emarginato dallo stesso padre in una gabbia di cani da combattimento, di lì in avanti per lui sarà una continua corsa ad ostacoli, difficilissima, che non sembra avere fine: vuole nascondere la sua versione più terrorizzata e tradita, per far prevalere un Douglas virtuoso ed eroico, che ruba ai ricchi per donare ai poveri, ma il povero è sempre lui. La famiglia canina che lo ama e rispetta, lo rende anche succube dei loro bisogni: Douglas ha solo i suoi cani, i suoi bambini, che quando insorge la minaccia di poterli perdere, si reinventa artista drag queen per uno squallido teatro. Ma allora Douglas vuole apparire o vuole restare solo un burattinaio di cani? 

Dio vuole farsi notare o deve restare solo una credenza, una possibilità di esistenza? Ma soprattutto quando Dio – Douglas, il Dogman, sarà assolto dai suoi peccati e sarà consolato dai suoi dolori?

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