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Dollface 2
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Dollface 2, recensione: perché continuare a vedere la serie su Disney Plus

Tags: disney plus, Dollface, Kat Dennings

Che bello tornare nella mente di Jules Wiley! Nella sua coscienza-gatta, nella surrealt? con cui spiega la realt?, nelle metafore che utilizza per integrare i continui insegnamenti che cercano di renderla una persona e, in particolare, una donna migliore. Dollface con la sua seconda stagione non ha perso un briciolo della sua spigliatezza, dell?estetica pastellata, dell?aria di sorellanza che non sono solamente le sue quattro protagoniste ad esprimere, ma tutta la schiera di donne che si susseguono all?interno delle puntate.

Una serie che unisce un umorismo genuino cos? come i tentativi della protagonista interpretata da Kat Dennings di crescere e migliorarsi, accompagnata ancora dalle fedeli compagne Brenda Song, Shay Mitchell e Esther Povitsky a cui ? impossibile non affezionarsi. Un gruppo di quattro donne scritte e mosse dalla creatrice Jordan Weiss, portate ad una continua trasformazione, quella a cui ogni individuo dovrebbe aspirare e che richiede molte pi? energie di quanto si potrebbe (o vorrebbe) anche solo immaginare.

Da bozzolo a farfalla?

D?altronde era da una situazione di completa stasi quella da cui abbiamo visto partire Jules e che l?ha portata ad un completo cambiamento nel finale della prima stagione di Dollface. Un bozzolo chiuso su se stesso dedito solamente ad un fidanzato che non era mai riuscito ad apprezzarla completamente e per cui la donna aveva finto davvero per troppi anni di adorare la birra. Una condizione di fermo che ha subito una scossa essenziale e dato la scintilla necessaria alla protagonista di rimettersi in gioco, per un obiettivo a cui qualsiasi donna dovrebbe aspirare: vivere.

Non in funzione di qualcun altro, non sperando di risultare accomodante o dovendo compiacere qualcuno. Semplicemente vivere. E, nel farlo, Dollface ha tratteggiato un percorso di scoperta che di riflesso lo spettatore ha potuto apprendere a propria volta, a prescindere dal genere e dal sesso. ? pur vero che l?aspetto del femminile ? di una pregnanza impossibile da distaccare dal prodotto della piattaforma di Hulu (ma rilasciato in Italia grazie alla sezione Star di Disney Plus) e ne ? insieme anche la sua scia trainante che riesce a renderla una serie dallo spirito acuto e dalla narrazione compatta.

Femminilit? e femminismo secondo Dollface

Un modello che diverte ed esalta, educa di riflesso pur non mettendosi mai in cattedra. L?esplicazione quasi delle teorie femministe che si riversano nella scrittura brillante e sempre puntale dell?ideatrice Weiss, la quale applica la materia degli gender studies cos? da tramutarli da tesi a strumenti in grado di fare da specchio della nostra contemporaneit?. Non potendosi fermare mai e procedendo nell?esistenza della oramai mutata Jules condotta verso i trent’anni e la realizzazione di s?, la seconda stagione di Dollface continua a procedere su aspetti rilevanti della figura della donna nella societ? e nelle relazioni lavorative, amicali e relazionali, stavolta riportandola nella sua totale indipendenza, quella acquisita faticosamente in precedenza.

? come se Jules avesse un nuovo carattere, un nuovo approccio a ci? che le accade, un personaggio che pur mantenendo di base una timidezza che fa parte della sua persona ha saputo comunque dimostrare di aver appreso delle regole importanti che continua a rispettare nella costruzione della sua esistenza. Dal prendersi cura di s? all?essere leale con gli altri, dal pensare a ci? che ci fa stare bene senza ledere i sentimenti altrui. Presupposti utili a qualsiasi spettatore che verr? guidato ancora una volta dalla morale felina della protagonista di Dollface. Un andare avanti nel racconto e insieme un rimanere saldi alla simpatia e al carattere di un prodotto che ha dietro lo zampino produttivo della sempre attenta Margot Robbie. Un gioiellino femminile e femminista, ma spassoso e spensierato da poter essere alla portata di tutti.?

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