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el fin del amor
Cristiana Puntoriero

El fin del amor: su Prime Video la serie tv argentina che abbiamo visto solo noi

Tags: prime video, serie tv
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Cristiana Puntoriero

El fin del amor: su Prime Video la serie tv argentina che abbiamo visto solo noi

Tags: prime video, serie tv

Su Prime Video è uscita una serie tv argentina tratta da un libro femminista che parla di tabù, sessualità e religione. Ma è un adattamento talmente anonimo che è passato inosservato. Forse, l’abbiamo vista solo noi…

La trama di El fin del amor:

Tamara (Lali Espósito), è una ragazza nata e cresciuta all’interno di una comunità giudaica ortodossa con la quale ha difficoltà a confrontarsi . Dopo la rottura con il fidanzato, inizia a ribellarsi contro il concetto tradizionale di romanticismo, e con la cultura religiosa in cui vive. Comincierà così a sperimentare ogni forma di relazioni amorose, mettendo alla prova i tabù sul sesso e il piacere.

La recensione di El fin del amor:

Arrivata su Prime Video con una certa indifferenza da parte della critica internazionale se non del pubblico da piattaforma, ci si mette ben poco a capire perché El fin del amor non ha suscitato alcun interesse. La serie, prodotta e interpretata dall’attrice e cantante argentina Lali Espósito, adatta per il piccolo schermo il bestseller “El fin del amor: Querer y coger en el siglo XXI” di Tamara Tenenbaum, scrittrice e giornalista radiofonica ben nota nel panorama contemporaneo di Buenos Aires. In quel libro, l’autrice classe ’89 raccoglieva dei saggi personali sulla sua esperienza da giovane donna cresciuta all’interno della comunità ebraica ortodossa, nel tentativo di trasformare la propria formazione sentimentale in una sorta di riflessione collettiva sul sesso, i tabù, l’amore romantico (decostruito) e le sfide della propria generazione.

el fin del amor
Photo Credits: Prime Video

Sotto l’estetica niente

La serie, dunque, ha alla base tanto materiale, non solo per la ‘responsabilità’ di prestare fede ad una storia e una protagonista realmente vissuta, ma perché quello della religione e della sessualità è un binomio narrativo che potrebbe portare a interessanti racconti di formazione (alcuni titoli: Unortodox, Ramy o ultimamente Miskina), soprattutto se trattato con il giusto umorismo e il giusto garbo a non annullare l’una o l’altra, sperando piuttosto di farle coesistere.

Nonostante le premesse, El fin del amor formato seriale non sembra affatto approfondire la mole di argomenti che la Tenenbaum ha precedentemente esaminato nel libro, sprecando l’opportunità in un racconto incolore e troppo fatiscente sulla crisi post rottura di una trentenne di oggi. La Tamara interpretata dalla Espósito infatti, rimane anonima soprattutto quando dovrebbe trasportarci nel suo stallo romantico da non-ancora-donna, scrutinata dai membri della comunità religiosa che la vogliono spostata e con prole, e il suo desiderio d’emancipazione e, di gran lunga, di sperimentazione sessuale che non sia unicamente monogamo, eterosessuale, tradizionale.

el fin del amor
Photo Credits: Prime Video

Il lungo percorso che porta alla consapevolezza della protagonista s’inceppa dunque già in principio, non assegnando al personaggio più importante tutte quelle caratteristiche che dovrebbero suscitarci vicinanza o quantomeno empatia, immedesimazione o comprensione, appiattendo un carisma e un caos di facciata che Tamara, come la serie stessa, riversa tutto nell’estetica da locale, fra musica pop, luci al neon, sequenze da videoclip e quei capelli rosa cipria che la ‘marcano’ pecora nera del suo milieu religioso.

Non basta infatti il presupposto a priori di liberarsi dal pudore o l’obiettivo libertino di mostrare l’eros in tutte le sue forme (nulla di realmente concreto non preoccupatevi), se poi non vi è restituito nemmeno l’interesse alle vicissitudini sesso-affettive dell’eroina principale, seccante quanto basta a renderci indifferenti perfino i suoi exploit carnali o gli sbandamenti identitari che tiene così tanto a rendicontarci. Sembra tutta una grande forzatura a voler essere diversi: woke, femministi, collettivi, più aperti, più generazionali; quando in fine, l’unica cosa ad essere di troppo, è la noia. Perché sui casini dei trentenni di oggi El fin del amor non ci dice un bel niente.

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