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Killers of The Flower Moon: recensione del nuovo film di Martin Scorsese

Alessio Zuccari Di Alessio Zuccari
19 Ottobre 2023
in Recensioni, Film in uscita, Top News
Home Recensioni
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L’ultima opera del regista statunitense è fluviale e non senza difetti. Uno spaccato sulla caduta del mito della frontiera tra colpe e peccati di uno Stato.

Oklahoma, primi anni Venti del Novecento. Negli Stati Uniti ogni terra è stata conquistata e civilizzata, sul mito della frontiera calano le luci tramonto. Bisogna cambiare forma alle cose. Gli USA, ad esempio, iniziano a proiettarsi all’esterno della nazione. Cominciano ad imporre il loro peso specifico sul palcoscenico internazionale, a partire dagli esiti della recente Grande Guerra. Deve però cambiare forma anche il gioco di guardie e ladri che ha forgiato la mitologia del confine.

I banditi non scorrazzano più a cavallo con pistola in pugno e facendo fuoco all’impazzata. La lasciano in fondina e si insinuano nelle pieghe dell’istituzione. La lascia nella fondina appesa al muro anche il King Hale di Robert De Niro, il subdolo villain – non è uno spoiler, per chi teme – di Killers of The Flower Moon. Vicino alla fondina una stella da vicesceriffo, a sugellare il nuovo regime di complicità tra una nazione tutta da costruire e i nuovi banditi. Come a dire: lo Stato s’è fatto, ma con sangue e polvere da sparo.

Guardie e banditi: nel mezzo, le vittime

Killers of The Flower Moon: recensione del nuovo film di Martin Scorsese
Photo Credits: 01 Distribution

King Hale lo è eccome un bandito. Basti guardarlo in faccia quando si muove a bordo della sua automobile in giro per la cittadina di Fairfax: gli occhiali da guida che indossa paiono proprio una maschera da criminale. E se c’è un modo nuovo di fare la criminalità, ci sono anche nuovi metodi di fare la legge. Come quelli del neonato Federal Bureau of Investigation, l’FBI insomma, guidata da un ancora giovane J. Edgar Hoover. Che arriva anche in questo nuovo fluviale film diretto da Martin Scorsese e scritto da Eric Roth, su adattamento del romanzo Gli assassini della terra rossa di David Grann. Arriva però solo nell’ultima porzione delle tre ore e mezza dell’ennesima opera grossa, gonfia, carica del regista, che in particolare dai tempi di The Wolf of Wall Street riconosce la gigantografia come unico contrappunto alla volatilità del contemporaneo.

E se ci sono le guardie e ci sono i ladri, in mezzo devono starci anche le vittime. In Killers of The Flower Moon sono gli Osage, un popolo di nativi americani spostato avanti e indietro per gli Stati Uniti e ora stabilito qui, in Oklahoma. Si fa presto a capire perché siano i bersagli designati di questa storia. O meglio, di questa Storia con la S maiuscola. Sotto i loro piedi sgorga il petrolio. Un popolo che ha sepolto il proprio nomadismo ed è stato benedetto con una pioggia di oro nero – l’incipit del film –, rendendo gli Osage il gruppo etnico al mondo più ricco pro capite.

Girano in abiti costosi e macchine lussuose, abitano in grandi villette. Ci vuole davvero poco perché piova su di loro anche la bava del subdolo uomo bianco, asservito e servile solo se come un serpente può mordere il seno e instillare veleno. Killers of The Flower Moon, in fondo, è proprio la cronistoria, neanche troppo metaforica, di un siero iniettato goccia dopo goccia nelle vene degli Osage. È la personale pietra tombale di Scorsese nei confronti dei miti fondativi di una nazione – la sua. È la ciclica riemersione di quel passato sempre rimosso, sempre spazzato sotto al tappeto. Non è un caso che quando gli Osage iniziano a morire come mosche per i vicoli e per i boschi – tutti morti ammazzati, ma su cui nessuno indaga – fanno capolino anche il massacro di Tulsa e il Ku Klux Klan che sfila per le strade, come a tracciare un filo tra i peccati capitali degli Stati Uniti.

Di uomini deboli e di uomini subdoli

Killers of The Flower Moon: recensione del nuovo film di Martin Scorsese
Photo Credits: 01 Distribution

Per certi versi, e per una buona parte, questo Killers of The Flower Moon impiega molto per palesarsi come un film di Scorsese. Si manifesta procedendo in avanti, quando emergono la violenza e la crudezza di una cifra gangster stavolta più contenuta. Prima c’è un dramma quasi romantico e quasi strambo, tra un reduce proprio della Grande Guerra, nonché nipote di King Hale, e una donna Osage. Lui è Ernest (Leonardo Di Caprio, con un perenne e pronunciato broncio sul volto che lascia più di qualche perplessità), lei è Mollie (Lily Gladstone).

Forse lui ama lei, forse lei ama lui. Ma Ernest è una pasta malleabile e senza spina dorsale, influenzabile e influenzata dall’ombra dello zio che alla luce del sole è un membro della comunità rispettato anche dal consiglio degli Osage, mentre di notte brama di allungare le dita sulle concessioni petrolifere dei nativi. Anche a costo di ammazzare ancora e ancora, ma solo dopo aver maritato questi uomini bianchi alle donne della tribù – in un rovescio interessante e beffardo su un concetto impugnato spesso dalle destre contemporanee, quello di sostituzione etnica e valoriale.

Problemi di approccio e prospettiva

Killers of The Flower Moon: recensione del nuovo film di Martin Scorsese
Photo Credits: 01 Distribution

Certo è che qui emergono anche i problemi di Killers of The Flower Moon. Il primo e più epidermico sta nella dilatazione di un racconto che per le sue prime due ore abbondanti reitera in cerchi concentrici la sua unica dinamica. È presto chiaro il j’accuse mosso al subdolo avvelenamento del pozzo, alla morsa stretta intorno a un’intera minoranza inascoltata. Scorsese non è uno sprovveduto e sceglie di perseguire con consapevolezza questa traccia ampia e a spirale, ma, semplicemente, questa scelta non paga in termini di aggiunta alla lente d’ingrandimento.

E questo ci conduce direttamente anche a un altro punto cruciale, quello della prospettiva. Altrettanto chiaro è il punto di vista complessivo adottato dal film, ci mancherebbe. Nello specifico, però, Scorsese e la sceneggiatura stanno sempre, o quasi, su Ernest, King Hale e gli altri sodali di questa oscura scalata. Quella del male, della sua banalità, della sua avidità, è un mondo e una cifra cara al regista, non lo scopriamo oggi. In questo caso la sensazione è di qualcosa che stride. Stride perché gli Osage, dichiarati popolo saggio e scaltro, sono schiacciati negli angoli. Sono le vittime, appunto. Ma vengono interpellati poco – per ricalcare la sordità degli Stati Uniti nei loro confronti? No, non funziona – e filtrati sempre attraverso un interesse personale, un omicidio, un flashback. La stessa Mollie non ha mai realmente modo di salire in cattedra, di imporre una personale nettezza nei confronti del matrimonio in cui la si incastra.

Insomma, non basta la dolenza di Gladstone a demarcare una disparità di spazi declamativi – perché il film vuole parlare di un confronto tra due realtà, ma prendendo le parti dell’agnello osservandolo dalle fauci del lupo. Killers of The Flower Moon si piazza quindi a metà. È uno spaccato forse tra i più netti di Scorsese se lo si prende come falce calata sulle radici e sull’icona fondativa degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, è anche un’opera lunga oltre ogni necessario – sia esso narrativo o ideologico -, in grado di conciliare fino a un certo punto la complessità dei suoi canali discorsivi, dandoli per assodati quando salta infine alle conclusioni con un epilogo consegnato al vortice della memoria.

Killers of The Flower Moon è al cinema dal 19 ottobre.

Guarda il trailer in italiano di Killers of The Flower Moon:

Tags: killers of the flower moonLeonardo Di Capriomartin scorsese

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Ma quando si spengono le telecamere, che rapporto ha Paul Bettany con la tecnologia nella vita di tutti i giorni? 👀

Lo abbiamo incontrato alla Festa del Cinema di Roma, in occasione della presentazione di VisionQuest, la nuova serie Marvel Television disponibile su Disney+, e gli abbiamo fatto proprio questa domanda.

🎤 Ecco cosa ci ha raccontato! @disneyplusit @romacinemafest | 🎥 @pulp_ludo 

#PaulBettany #VisionQuest #Marvel #DisneyPlus #FestaDelCinemaDiRoma WandaVision MyRedCarpet
  • POV: non hai mai superato WandaVision e ora ti ritrovi Paul Bettany davanti agli occhi. 🥹❤️

Alla Festa del Cinema di Roma, Paul Bettany è arrivato per presentare VisionQuest, la nuova serie Marvel Television che riporta Visione al centro dell’MCU.

E mentre lui racconta questo nuovo capitolo, noi siamo ancora emotivamente bloccati a Westview. 💔

Perché da WandaVision si può anche andare avanti. Superarla, invece, è tutta un’altra storia.

📍 Festa del Cinema di Roma 2026

#PaulBettany #VisionQuest #WandaVision #MarvelStudios #DisneyPlus FestaDelCinemaDiRoma Marvel
  • La memoria di Giulia Cecchettin merita di continuare a vivere attraverso il dialogo, la consapevolezza e l’impegno di ciascuno di noi. Perché ricordare significa anche scegliere di non restare indifferenti e contribuire, insieme, a costruire una cultura fondata sul rispetto.

Il 14 novembre alle ore 20:30, Ideal Cityplex Torino e My Red Carpet vi invitano a una proiezione speciale di SE DOMANI NON TORNO, il film diretto da Paola Randi e tratto dal libro Cara Giulia, scritto da Gino Cecchettin insieme a Marco Franzoso.

Un appuntamento dedicato alla memoria di Giulia, ma anche alla necessità di continuare a parlare di violenza di genere, educazione al rispetto e responsabilità collettiva.

🎬 Saranno presenti in sala Tecla Bossi e Tommaso Allione, interpreti rispettivamente di Elena e Davide Cecchettin, per condividere con il pubblico un momento di confronto sui temi affrontati dal film, in un talk introduttivo insieme al team di My Red Carpet. 

La serata sarà accompagnata da un allestimento tematico nel foyer e da un piccolo omaggio simbolico dedicato a tutti i partecipanti.

Perché il cinema può fare anche questo: aprire uno spazio di confronto, dare voce a riflessioni necessarie e contribuire a trasformare la memoria in impegno concreto.

❤️ Le prevendite sono ufficialmente aperte.

🎟️ Acquistate il vostro biglietto attraverso il link in bio e nelle nostre Stories.

Vi aspettiamo per condividere una serata il cui significato possa accompagnarci anche oltre i titoli di coda.

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  • 🎬 Benvenuti alla Festa del Cinema di Roma!

La Capitale si accende di cinema, tra oltre 150 film, grandi ospiti internazionali, anteprime e nuove storie pronte a conquistare il pubblico. Fino al 25 ottobre, la Festa del Cinema di Roma porta sul grande schermo titoli attesi, incontri e progetti che spaziano dal cinema alla serialità.

Da VisionQuest a All’s Fair, la serie firmata Ryan Murphy, passando per Se domani non torno, il film dedicato a Giulia Cecchettin, e Melania Rea, sono tanti gli appuntamenti da segnare in agenda.

🎥 Quali sono gli appuntamenti da non perdere? Abbiamo raccolto in questo carosello una selezione dei film e dei progetti più interessanti della Festa, per orientarvi nel programma e vivere al meglio il Festival.

Scorri il carosello e scopri la nostra selezione!

#romacinemafest #festadelcinemadiroma @romacinemafest
  • Buon VisionQuest Day a tutte e tutti. 🤖
  • 🍅 VISIONQUEST CONQUISTA LA CRITICA!

Un debutto da record per VisionQuest, la nuova serie Marvel Television che ha esordito su Rotten Tomatoes con un incredibile 100% di recensioni positive, sulla base delle prime 11 valutazioni della critica!

Un risultato iniziale straordinario per uno dei progetti più attesi del Marvel Cinematic Universe, che segna il ritorno di Paul Bettany nei panni di Visione e conclude la trilogia televisiva iniziata con WandaVision e proseguita con Agatha All Along.

Ma cosa ci aspetta?

Dopo gli eventi di WandaVision, Visione è alla ricerca della propria identità e dei ricordi perduti. Un viaggio tra coscienza, memoria e umanità che lo porterà a confrontarsi anche con il suo passato, compreso il temibile Ultron, interpretato nuovamente da James Spader.

Creata da Terry Matalas, la serie promette di esplorare uno degli aspetti più affascinanti del MCU: cosa significa essere umani, anche quando non lo si è davvero?

📺 VisionQuest arriva su Disney+ il 14 ottobre, con i primi due degli otto episodi.

❤️ E voi, siete pronti a ritrovare Visione? Dopo WandaVision, le aspettative sono altissime!

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  • 🧙‍♀️ E se il prossimo mondo Disney fosse decisamente più… oscuro?

Disney ha svelato un nuovo trailer e un nuovo poster di Hexe: Il Regno delle Streghe, il nuovo film d’animazione dei Walt Disney Animation Studios, e dobbiamo ammetterlo: le atmosfere ci hanno incuriosito parecchio!

Dimenticate per un momento i colori sgargianti e gli scenari fiabeschi a cui siamo abituati. Questa volta sembra di entrare in un universo dalle sfumature più dark, a metà strada tra l’estetica gotica di Mercoledì e la magia di Wicked. E naturalmente non mancano gli ingredienti più classici dell’immaginario stregonesco, compreso un irresistibile gatto con tre occhi! 🐈‍⬛

Al centro della storia troviamo Billie, un’adolescente ribelle che, dopo aver scoperto accidentalmente di possedere poteri magici, viene catapultata nel misterioso regno di Hexe, dove dovrà fare i conti con segreti di famiglia capaci di cambiare per sempre il mondo delle streghe.

Riuscirà Disney a reinventare il proprio immaginario abbracciando atmosfere così diverse dal solito? È ancora presto per dirlo, ma queste prime immagini promettono un’avventura affascinante, misteriosa e decisamente fuori dagli schemi.

✨ Hexe: Il Regno delle Streghe arriverà nei cinema italiani il 26 novembre 2026.

E voi, siete pronti a scoprire il lato più stregato della magia Disney? 🔮
  • 🤍 A un anno dalla sua scomparsa, ripercorriamo il suo stile attraverso i look che hanno fatto la storia del cinema.

Nel nuovo appuntamento di MRC ICON, analizziamo gli outfit che hanno reso Diane Keaton la regina indiscussa del menswear declinato al femminile e dell’eleganza intellettuale 👑

Il suo guardaroba androgino e sofisticato ha rivoluzionato la moda, sdoganando il blazer oversize, le cravatte e i gilet maschili come nuova cifra della femminilità contemporanea ✨

Dopotutto, la vera classe non risiede nell’omologazione, ma nel coraggio di essere inconfondibilmente uniche.

Qual è il vostro look preferito? Ditecelo nei commenti 💬

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  • Ma la vera domanda è: dove si trovano davvero questi cottage? 🍂🏡

Perché noi siamo prontissimi a mollare tutto e trasferirci nella campagna inglese. Possibilmente in autunno, con una tazza di tè, un camino acceso e, già che ci siamo, anche un Jude Law ubriaco che bussa alla porta. ☕️🤎

Quale di questi cottage cinematografici scegliereste per una fuga dalla realtà? 👀

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