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pare parecchio parigi recensione film leonardo pieraccioni
Alessio Zuccari

Pare parecchio Parigi: recensione della commedia di Leonardo Pieraccioni

Tags: chiara francini, giulia bevilacqua, Leonardo Pieraccioni, nino frassica, pare parecchio parigi
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Alessio Zuccari

Pare parecchio Parigi: recensione della commedia di Leonardo Pieraccioni

Tags: chiara francini, giulia bevilacqua, Leonardo Pieraccioni, nino frassica, pare parecchio parigi

Il comico fiorentino torna al cinema con un nuovo film a base di famiglia e sentimenti. La formula “ammazzarimpianti” però non ingrana mai.

C’è una certa tendenza nella commedia popolare italiana, confermata da Pare parecchio Parigi di Leonardo Pieraccioni, che segnala l’incapacità cronica di smarcarsi da alcuni temi ombelicali. Su tutti la famiglia, terza istituzione del triangolo italico per eccellenza – tanto conscio quanto inconscio – preceduta da Dio e patria. Il primo non se la passa più tanto bene ed è buono solo per battersi il petto con la mano la domenica, la seconda resta come valore virtuale da sbandierare sul palco quando c’è da ravvisare un nemico al confine e quindi acciuffare voti. E la terza, questa benedetta famiglia che dei primi due è un po’ sintesi, sta lì claudicante in un Paese dove non si fanno più figli e dove si divorzia tantissimo.

Allora qua dentro la commedia sente proprio un’irrefrenabile esigenza di guardare e poi provare a interrogarsi. Sempre, però, con conciliante rassicurazione. Ficarra e Picone con l’imbranata e moraleggiante cristologia 2.0 in Santocielo, Siani con il funerale del maschio novecentesco in un’irricevibile salsa da umorismo equivoco-corporale in Succede anche nelle migliori famiglie, e ora anche Pieraccioni con il buon sentimento di un viaggio “ammazzarimpianti”.

La trama di Pare parecchio Parigi

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Photo Credits: 01 Distribution

Di mezzo, anche qui, c’è la figura del padre. È un Nino Frassica scevro dell’istrionismo surreale del suo cabaret e nei panni di un uomo burbero e non proprio simpatico che ai figli s’è quasi sempre negato. Questi sono tre, Pieraccioni, Chiara Francini e Giulia Bevilacqua, che non si vedono da diverso tempo e vengono messi al corrente che al babbo è preso un infarto. Si salva, ma forse non gli resta più tanto tempo. E allora, controvoglia ma mossi a buon cuore, scelgono di realizzare il desiderio del papà: andare tutti e quattro, la famiglia Cannistracci, insieme a Parigi. Solo che spostare l’ottantenne fino in Francia è troppo pericoloso e quindi si sceglie di inscenare un road trip a bordo di un camper che in realtà non si sposta mai dai dintorni di un maneggio in Toscana.

L’idea di Pare parecchio Parigi – ispirata alla storia vera dei fratelli Michele e Gianni Bugli – è quindi semplice, pensata nel copione scritto da Pieraccioni con Alessandro Riccio a misura del più classico degli avvicinamenti-ricongiungimenti a cui il viaggiare chiama. L’elemento da motore buffo è chiaramente il restare fermi inchiodati allo stesso punto di partenza, giro giro tondo che attrae le ire di un uomo dal grilletto facile (un Massimo Ceccherini esilarante) e gli interessi dell’informazione locale (il “social” che la commedia non vuole lasciarsi sfuggire ma poi non sa governare, di troppo).

Una commedia bagnaticcia e ritrita

Pare parecchio Parigi di Pieraccioni: «Ho fatto un film come se non fosse il mio»
Photo Credits: 01 Distribution

Il fatto è che poi l’ironia che scaturisce dal situazionismo in cui i Cannistracci si ritrovano non è mai orientata verso un tono deciso, verso una cifra comica che non sia il trito e ritrito umorismo sboccato e, nelle intenzioni, simpaticamente volgareccio di Pieraccioni. Così come Pare parecchio Parigi dimostra grande difficoltà, se non aperta miopia, nel trattare anche l’utilizzo dei caratteri. Su di tutti quello del personaggio di Bevilacqua, dove il film scade nell’alquanto scivolosa associazione tra orientamento sessuale e identità di genere. Viene detto, in sostanza, che una lesbica non è altro che una donna che anela all’esser uomo.

Se c’è una scintilla alla base di questo pagliericcio – e in fondo ci sarebbe pure – si sopisce davvero molto in fretta sotto l’odore spiacevole dell’umido. Un bagnaticcio inconfortevole che esaurisce i siparietti appena dopo tre quarti d’ora in una pellicola che non dura nemmeno novanta minuti e cede gli incastri grotteschi all’imbarazzo. Inevitabile allora che a un certo punto si scelga la formula olio cuore, cioè l’appiattimento totale delle complessità relazionali all’interno del nucleo familiare e si sciolgano i ghiacciai con la bacchetta magica, inserendo qui e lì sottotrame che ai nostri, e a noi, davvero fanno fregare poco di tutto il resto.

Pare parecchio Parigi è al cinema dal 18 gennaio.

Guarda il trailer ufficiale di Pare parecchio Parigi:

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