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Santocielo: recensione del nuovo film con Ficarra e Picone
Alessio Zuccari

Santocielo: recensione del nuovo film con Ficarra e Picone

Tags: Barbara Ronchi, ficarra e picone, maria chiara giannetta, santocielo
Santocielo: recensione del nuovo film con Ficarra e Picone
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Alessio Zuccari

Santocielo: recensione del nuovo film con Ficarra e Picone

Tags: Barbara Ronchi, ficarra e picone, maria chiara giannetta, santocielo

Il celebre duo comico torna al cinema con un film che vuole aggiornare in chiave satirico-religiosa i dogmi del presente. Ma ci riesce?

Santocielo si apre su un pianetucolo visto da fuori, funestato da fiamme e tempeste. È il nostro, la Terra, e la sta osservando dall’alto del Paradiso tutto il coro celeste. Laggiù è davvero un casino e occorre fare qualcosa. Dio (Giovanni Storti), rockstar che siede sul trono e fuma sigari, vorrebbe inviare un nuovo diluvio universale per sistemare le cose una volta per tutte. Ma nel nuovo film di Francesco Amato con protagonisti Ficarra e Picone in Paradiso vige la democrazia.

Quindi la decisione finale spetta a questa sorta di senato che la mette ai voti e dove la spunta l’inviare invece un nuovo Messia. Il compito ingrato di fare l’annunciazione se lo prende l’angelo Aristide (Valentino Picone): per decretare l’atto deve toccare con una mano la futura madre del profeta. Solo che, una volta atterrato letteralmente nell’immondizia, finisce per fare un casino e mette incinta Nicola (Salvo Ficarra), insegnante di matematica in una scuola di suore, gretto, bigotto e maschilista alle prese, tra l’altro, con la separazione dalla moglie Giovanna (Barbara Ronchi).

Una commedia con al centro l’amore e le sue forme

Santocielo: recensione del nuovo film con Ficarra e Picone
Photo Credits: Medusa Film

Questo grande equivoco dà il via a una commediola utile da spendere sotto il periodo natalizio e che si prefigge di aggiornare alla contemporaneità dogmi e soluzioni religiose. Centrale è infatti il tema dell’amore e delle varie forme in cui questo può venire a declinarsi. A partire da quello abbastanza tossico di un uomo che magari un tempo amava la partner in maniera genuina, ma ora nel negarle la firma delle carte di separazione si rivela anche abbastanza ossessivo.

Poi c’è anche l’amore scoperto edificante per una genitorialità inattesa e, stando perlomeno al decorso naturale delle cose, inattendibile all’apparenza. Per arrivare, infine, all’amore quasi platonico tra Aristide e Suor Luisa (Maria Chiara Giannetta), che al di là di un innocente bacetto condividono l’apprezzamento per la compagnia l’uno dell’altra. Ce n’è, insomma, per un ampio spettro del reale.

I passaggi scivolosi di un film ambiguo

Santocielo: recensione del nuovo film con Ficarra e Picone
Photo Credits: Medusa Film

Quella di Santocielo, la cui sceneggiatura il duo di comici siciliani scrive assieme ad Amato, Davide Lantieri e Fabrizio Testini, è però anche una commedia abbastanza cerchiobottista. Nel suo doversi porre in maniera trasversale nei confronti di una fetta di pubblico al quale il duo nazional popolare è spesso andato incontro, alcune criticità di fronte alle quali gli eventi del film mettono sono risolte con un ammorbidimento degli spigoli troppo di comodo.

Pensiamo alla risoluzione del rapporto tra Giovanna e Nicola. Lei lascia lui perché esasperata e ora ama un altro, ma dopo una serie di peripezie torna da Nicola torna, anche se nella vicinanza di un’amica. È sì la maturazione di un rapporto scopribile anche all’esterno dei confini della reciprocità sentimentale, ma è comunque la riproposizione di un concetto rassicurante di famiglia – con in mezzo un futuro nascituro – in cui far rientrare personaggi che, date le premesse, a un certo punto difficilmente si dovrebbero guardare ancora in faccia.

In Santocielo c’è anche un passaggio abbastanza scivoloso che riguarda la possibilità di un aborto. Quando Nicola scopre di aspettare un bambino, una delle prime comprensibili decisioni che prende è quella di abortire. Aristide si offre di aiutarlo con uno strano intruglio. Ecco, quello che l’angelo invece fa è un qualcosa di estremamente equivocabile, se non addirittura di sbagliato e basta: non prepara l’intruglio, ma un cocktail di vitamine per aiutare a portare avanti la gravidanza all’insaputa di Nicola. E la gravidanza in effetti va avanti –  con questo snodo giostrato dal film chiaramente come una gag – fino a quando l’uomo se ne accorge troppo tardi e quindi non gli resta che accettare una responsabilità che lui non voleva affatto. Perché imposta, letteralmente, dall’altissimo.

Autoassolversi sotto la luce della fede

Santocielo: recensione del nuovo film con Ficarra e Picone
Photo Credits: Medusa Film

Insomma, Santocielo è da inquadrare soprattutto alla luce di queste frizioni. C’è una fede da riaffermare davanti ai canoni del contemporaneo, però quella riaffermazione passa in ogni caso per il valore inviolabile e incontestabile della vita e del focolare. Attorno c’è poi tutto un arco di redenzione che fa riscoprire migliori i protagonisti in mezzo ai tanti peggiori da cui sono circondati – come la fascinazione morbosa per l’uomo incinta da parte dei media –, ma restituendo la sensazione di estremizzare i bordi per normalizzare il suo centro.

Alla fine della gestazione, quello di Ficarra e Picone non è un film venuto qui per scuotere davvero, in maniera netta, le coscienze. Si pone più che altro come un rassicurante innesto alla sopravvivenza di queste, in un’epoca in cui divorzi ed esperienze extra-coniugali non risparmiano nessuno, nemmeno i più morigerati – spesso a parole – dei devoti. Ecco, Santocielo è una buffacchiona autoassoluzione di massa, una sorta di condono sotto la luce di una fede più pop che resta, comunque, padrona di legiferare su certe scelte ed esiti altrui.

Santocielo è al cinema dal 14 dicembre.

Guarda il trailer ufficiale di Santocielo:

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