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The Marvels: recensione del nuovo film del MCU

Alessio Zuccari Di Alessio Zuccari
8 Novembre 2023
in Film, Recensioni, Top News
Home Film
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Brie Larson, Iman Vellani e Teyonah Parris sono riunite in un’opera a tre che non fa nulla di particolarmente sbagliato. Soprattutto, però, non fa nulla di davvero giusto.

The Marvels non è che sia un brutto film. Il problema sta nel fatto che è un film rimasticato. Rimastica le sue protagoniste, rimastica cosa queste devono affrontare e rimastica il come devono farlo. The Marvels è l’usato sicuro a timbro Marvel Studios. Un film di supereroi fatto e finito nella cornice dell’intrattenimento immediato, noto, quasi confortevole se si vuole. Nel senso che non smuove di un centimetro l’indirizzo creativo di quella grande e grossa struttura che è il Marvel Cinematic Universe, oggi più che mai sconquassata invece dal rumoreggiare dei fan e dai malumori interni alla catena di comando produttiva.

Ed è un problema, sì, perché un’opera come The Marvels sarebbe andata forse bene dieci anni fa, in piena costruzione di una mitologia e di un canone cinematografico. Ora, nel suo essere così “pacifica” nel rispettare un immaginario visivo, il mix tenue tra action e avventura, un umorismo giocherellone di contorno, si fa solo ricettacolo di tutte quelle istanze standardizzate, ripetute e tanto criticate nel post Avengers: Endgame.

Una trama a dir poco essenziale

The Marvels: recensione del nuovo film del MCU
Photo Credits: Marvel Studios

Insomma, è un oggetto – il trentatreesimo del corso MCU –  le cui singole parti sono intercambiabili, i sentieri troppo battuti e le riflessioni troppo vacue. Poi, il non doversi porre come un anello cruciale della catena potrebbe essere quasi un vantaggio. Il primo pregio sta in effetti nell’accorciamento drastico della durata, qui, vivaddio, di poco superiore all’ora e mezza. Durata che il film diretto da Nia DaCosta e scritto dalla stessa regista assieme a Megan McDonnell ed Elissa Karasik riconosce più che sufficiente per narrare una storia a dir poco essenziale.

Mentre Nick Fury (Samuel L. Jackson, sempre più accessorio) sta gestendo i trattati di pace tra gli ultimi scampoli del popolo Skrull e il decadente impero Kree, iniziano a comparire punti di salto che collegano ad altre galassie. Li sta aprendo Dar-Benn (Zawe Ashton), nuova guida dei Kree salita al potere dopo la dipartita di Ronan l’Accusatore e avversaria di turno degna di nota solo per l’oramai consolidata dinamica narrativa secondo la quale anche i nemici sono mossi da motivazioni nobili, o quantomeno nobili secondo la loro prospettiva.

L’ingresso in scena di un trio non troppo affiatato

The Marvels: recensione del nuovo film del MCU
Photo Credits: Marvel Studios

E qui fanno il loro ingresso in scena le tre marvel che accorpate formano il trio che dà il titolo al film. La prima è Ms. Marvel, l’adolescente Kamala Khan (Iman Vellani) già protagonista dell’omonima serie a retrogusto teen, l’unica vera ventata d’aria fresca utile anche a ragionare in ottica del tanto agognato cambio generazionale – di star, ma anche di “firme”, perché ad esempio DaCosta è classe 1989. C’è poi Monica Rambeau (Teyonah Parris), probabilmente la più fiacca delle tre, introdotta ai superpoteri a margine di un’altra serie, la prima del MCU, ovvero WandaVision. Infine c’è ovviamente lei, l’originale, la Captain Marvel della tanto bistrattata Brie Larson, personaggio che sarebbe dovuto essere faro del nuovo corso e invece si è ritrovato stipato in un angolo. Anche a causa del veleno degli estremisti odiatori che nel corso degli anni hanno additato la sua interprete come emblema di un’ideologia troppo inclusiva, complici le sue pungenti opinioni sul meccanismo Hollywood.

La trovata migliore di The Marvels è sfruttarle e coreografarle in sincrono: a causa delle azioni di Dar-Benn, le tre possono infatti scambiarsi letteralmente di posto ogni volta che utilizzano i loro poteri. È un espediente preposto a meccanismo, sul quale il film si muove a dire il vero in maniera abbastanza agile e in alcune circostanze ben riuscita – il primo scontro in cui le protagoniste scoprono questa nuova abilità è il più gustoso di tutti.

Si tratta però di un congegno che esaurisce in fretta la sua spinta propulsiva, che si arrugginisce al rapido venir meno di un’impalcatura atta a stimolare interesse. Anche l’alchimia tra le tre interpreti pare tronca, raffazzonata, a intermittenza. Colpa anche dell’evidente rimpasto di uno script, a cui sembrano mancare snodi atti a caratterizzare le singole peculiarità caratteriali ed emotive delle protagoniste, dove l’unica frizzantezza, come detto, è quella di Vellani, che tanto ci fa sperare per l’avvenire suo e del suo personaggio.

L’adagio di un sistema produttivo

The Marvels: recensione del nuovo film del MCU
Photo Credits: Marvel Studios

C’è davvero poco di notabile, in The Marvels. Meglio: c’è davvero poco di distinguibile, in The Marvels. Che si intenda questo sul fronte della realizzazione tecnica, col fiato corto da diverso tempo a questa parte. Che lo si intenda sul fronte dell’immaginazione chiamata a mostrare gli scorci di mondi e di culture distanti, relegati a iterazioni di pattern già visti e consumati – l’unica trovata divertente sta in un popolo “canterino”, purtroppo, in un contesto del genere, già pronta a far digrignare i denti di molti. Ma che lo si prenda anche secondo la prospettiva dei movimenti di sfondo, dove i ragionamenti sociopolitici e sull’attualità non nuovi alla Marvel vengono assorbiti con pigrizia nella condizione di popolo esule degli Skrull e nell’unica, grande guerra che si prospetta all’orizzonte, quella per le risorse.

Tutto è attutito da un cuscinetto di effimerità che potrebbe andar bene nel caso di una origin story, di un incipit, di uno slancio atto a introdurre qualcosa. Invece in questa occasione si avverte la stanchezza del pensiero, si avverte l’adagio di un sistema produttivo che mai come adesso mostra gli ingranaggi della sua catena di montaggio. Che sì, abbiamo sempre saputo essere lì, e che eppure sapeva ingannarci per come la mascherava bene, la colorava e rendeva peculiare.

Guarda il trailer italiano di The Marvels:

Tags: brie larsoniman vellaniMCUthe marvels

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  • ✨ Venezia 83 - Day 4
Una giornata doppia alla Mostra del Cinema di Venezia!

🎸 Da una parte l’evento musicale più atteso, Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion dei fratelli Gallagher dopo 16 anni di silenzio.

Firmato da Dylan Southern e Will Lovelace, il film offre accesso senza precedenti al tour Live ’25: backstage, prove e le prime interviste congiunte di Liam e Noel in oltre 25 anni.

📽️ Dall’altra il ritorno di Nanni Moretti in Concorso con Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca. Una storia che esplora emozioni, paure e relazioni contemporanee, con lo sguardo unico del regista italiano.

📸 @irene_mischiari 
#venezia83 #oasis #mostradelcinemadivenezia
  • 💍 Luì e Sofì hanno detto sì. Davanti a 6.000 persone.
I Me contro Te si sono sposati a Milano trasformando le loro nozze in un vero e proprio evento per il pubblico: cerimonia, concerto, orchestra, ballerini e fuochi d’artificio.
Per partecipare? Un biglietto a pagamento, con prezzi da 48 a 110 euro e un pacchetto aggiuntivo da 250 euro per incontrare gli sposi prima dello show.

Un evento che racconta perfettamente quanto il confine tra creator, personaggi e vita privata sia diventato sottile.

E allora la domanda è inevitabile: geniale modo di condividere un momento speciale con la propria community o monetizzazione della vita privata — e soprattutto dell’entusiasmo dei bambini — spinta un po’ troppo oltre? 👀

✍🏻 Diteci la vostra nei commenti.
  • Ieri a Venezia non è stata solo l’anteprima di un docufilm. È stato un evento generazionale. 🇬🇧

Perché ci sono canzoni che non appartengono più soltanto a chi le ha scritte: appartengono a chi le ha cantate a squarciagola, a chi ci si è innamorato, a chi le ha messe in cuffia nei momenti giusti — e in quelli sbagliati.

Gli Oasis sono tornati insieme. E per una generazione cresciuta con Liam, Noel e Wonderwall, vederli arrivare insieme al Lido ha significato inevitabilmente qualcosa in più.

So… sing along with us. 🎶
Because maybeeeee… ❤️‍🔥

#Oasis #DontLookBackInAnger | @disneyit | 📸 @irene_mischiari
  • ✨ Venezia 83 - Day 4

Ieri alla Mostra del Cinema di Venezia uno dei titoli più attesi: Primetime, il primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, con Robert Pattinson nei panni del giornalista Chris Hansen.

Oltre a loro, sul carpet hanno sfilato Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers e il produttore del film ari Aster.

Una storia intensa sul mondo della TV americana del 2006, tra inchieste, caccia ai predatori online e il lato oscuro del giornalismo televisivo 🎬

📸 @irene_mischiari 
🍿 @iwonderpictures 
#venezia83 #mostradelcinemadivenezia #primetime
  • ⭐️ Phoebe Bridgers a Venezia 83 nel suo esordio come attrice in Primetime 🎬

@iwonderpictures #phoebebridgers #mostradelcinemadivenezia #venezia83
  • Ladies and Gentlemen: Robert Pattinson ❤️‍🔥

Alla Mostra del Cinema di Venezia come protagonista di Primetime, film di Lance Oppenheim che racconta la storia vera di Chris Hansen, giornalista televisivo divenuto famoso con l’inchiesta nascosta “To Catch a Predator” 👀

@iwonderpictures #venezia83 #mostradelcinemadivenezia #robertpattinson
  • Un anno senza Giorgio.

Il 4 settembre 2025 ci lasciava Giorgio Armani, uno dei più grandi maestri della moda italiana e l’uomo che, con la sua visione, ha cambiato per sempre il modo di intendere l’eleganza.

Armani non ha semplicemente creato abiti: ha costruito un linguaggio. Fatto di linee pulite, colori misurati, giacche destrutturate, rigore e leggerezza. Uno stile immediatamente riconoscibile che ha attraversato decenni, passerelle e cinema senza mai avere bisogno di alzare la voce per farsi notare.

A un anno dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo attraverso la sua arte, con le immagini che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi all’Armani/Silos di Milano.

Una mostra che attraversa il suo straordinario universo creativo attraverso abiti, silhouette e creazioni iconiche, restituendo da vicino la precisione, la ricerca e quella concezione dell’eleganza che ha reso Giorgio Armani eterno.

Rivedere oggi queste immagini ha inevitabilmente un significato diverso.
Perché gli stilisti se ne vanno.

Lo stile, quello vero, resta.

Giorgio Armani, per sempre. 🤍

#GiorgioArmani
  • ✨ Venezia 83 - Day 2

Il ritorno di Werner Herzog alla fiction: Bucking Fastard ha debuttato al Lido conquistando una standing ovation di 6 minuti e mezzo.

Sul carpet le sorelle Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme sullo schermo nei panni di Jean e Joan Holbrooke, due sorelle così unite da parlare, amare e sognare all’unisono.

Con loro Orlando Bloom e Domhnall Gleeson, in una storia surreale ambientata in Irlanda tra tribunali, stampa e un tunnel scavato nella montagna 🎬

📝 Recensione al link in bio
📸 @irene_mischiari 

#venezia83 #mostradelcinemadivenezia
  • Abbiamo tuttə avuto un momento “Orlando Bloom”. 

#Venezia83 | Per le foto, ringraziate @irene_mischiari

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