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Wonder - White Bird: recensione dello spin-off e prequel di Wonder
Alessio Zuccari

Wonder - White Bird: recensione dello spin-off e prequel di Wonder

Tags: Ariella Glaser, helen mirren, Wonder - White Bird
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Alessio Zuccari

Wonder - White Bird: recensione dello spin-off e prequel di Wonder

Tags: Ariella Glaser, helen mirren, Wonder - White Bird

Arriva un film che espande il mondo dell’apprezzatissimo Wonder. La formula da cui scaturisce è singolare, ma l’opera trova una sua via.

Lo sappiamo, viviamo in un’epoca in cui si fa franchise di qualsiasi cosa. In particolar modo al cinema: se un’idea funziona, di quell’idea bisogna fare brand tra sequel, remake, reboot e compagnia cantante. Allora figurarsi se un’idea come quella di Wonder, film edificante del 2017 diretto da Stephen Chbosky costato circa 20 milioni di dollari e capace di incassarne più di 300, non finisce per rientrare in questo schema. Lo fa eccome, ma in una maniera stranissima. R.J. Palacio, creatore del romanzo da cui Wonder è tratto, nel 2019 scrive una graphic novel da collegare alla sua opera più vincente e la intitola White Bird. E adesso arriva al cinema anche questo Wonder – White Bird, che ha la peculiarità di porsi al centro di un trittico: sequel, spin-off e prequel.

Sequel perché ritroviamo il personaggio del bullo Julian (Bryce Gheisar), definitivamente espulso dalla Beecher Prep dopo gli eventi di Wonder. Spin-off perché è una storia del tutto parallela e accessoria rispetto al film originale, dove entra in scena anche la nonna del ragazzo, Sara (Helen Mirren). Il che ci porta allora al perché e al come questa pellicola sia anche un curioso caso di prequel. Seduti prima a tavola e poi davanti al caminetto di casa, Sara racconta infatti della sua gioventù in Francia durante il periodo dell’occupazione nazista.

Un racconto di formazione storico ed edificante

Wonder - White Bird: recensione dello spin-off e prequel di Wonder
Photo Credits: NOTORIOUS Pictures

Si rivela insomma quantomeno singolare la scelta di creare un ponte tra queste due dimensioni, sfruttando l’insegnamento da impartire a un bullo penitente ma spaesato per raccontare un’edificante storia di formazione nel pieno della Seconda guerra mondiale. Una novella da focolare che, incastonata così, in un primo momento lascia spaesati, ma poi, superato l’iniziale smarrimento logico, fa in realtà abbastanza bene quello che vuole fare.

Wonder – White Bird è di fatto un coming of age a tutti gli effetti, la cui posta in gioco è chiaramente aggravata dall’incombenza di una Storia, con la S maiuscola, tutt’altro che clemente. La giovane Sara (Ariella Glaser) vive in un paesino della Francia non ancora occupata con i suoi due genitori (Ishai Golan e Olivia Ross). Sono ebrei e qui pensano di essere al sicuro, ma la mano nera di Hitler cala presto anche da queste parti e la famiglia si disgrega alla ricerca della salvezza.

Sara viene tratta in salvo da un compagno di classe bistrattato dai bulli perché zoppo a causa della polio, Julian (Orlando Schwerdt). La accoglie subito la famiglia del ragazzo (Gillian Anderson e Jo Stone-Fewings), che la nasconde come può nel fienile. E da qui il film si configura come una sorta di parallelo alla storia di Anna Frank, richiamando certamente la vita forzata in cattività e l’immaginazione come unico punto di fuga mentre tutto attorno il mondo collassa. Sara e Julian si avvicinano, si conoscono e superano i pregiudizi viaggiando con la fantasia in un vitale slancio di escapismo di fronte alle gabbie in cui sono rinchiusi. L’una perseguitata per il sangue che le scorre nelle vene, l’altro per una condizione che lo costringe un passo dietro agli altri.

Il registro dolente di un film di buona fattura

Wonder - White Bird: recensione dello spin-off e prequel di Wonder
Photo Credits: NOTORIOUS Pictures

Al di là di un certo didascalismo espositivo dettato dal target molto giovane che ricerca, c’è da riconoscere a Wonder – White Bird di mettere in ballo un tono abbastanza funereo. Un registro dolente che il regista Marc Forster cala sopra tutto il film, grazie anche a uno sforzo produttivo tutt’altro che marginale e in grado di contribuire con un’ottima e credibile ricostruzione storica degli ambienti e dei costumi.

Un immaginario quasi da fiaba nera, ben scandito nel definire i ruoli dell’amicizia, di un primo amore, della corruzione giovanile e anche del prezzo che si paga quando ci si sacrifica per qualcun altro. La sceneggiatura di Mark Bomback è quindi abbastanza lineare e vincolata a raggiungere un esito che facendo due più due si può intuire, ma i suoi rintocchi sono sempre puntuali. Al resto pensa la fattura, vero valore aggiunto di un’opera dalla genesi davvero singolare che eppure trova una sua stradina e un suo spazio.

Wonder – White Bird è al cinema dal 4 gennaio.

Guarda il trailer italiano di Wonder – White Bird:

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