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Roberta Panetta

World's Best: recensione della commedia musicale di Disney+

Tags: film disney plus, Utkarsh Ambudkar, world's best disney plus, world's best recensione
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World's Best: recensione della commedia musicale di Disney+

Tags: film disney plus, Utkarsh Ambudkar, world's best disney plus, world's best recensione

Arriva su Disney+ la commedia musicale World’s Best, una riflessione originale sul rapporto padri-figli, sul bullismo e sul valore dell’eredità

IL TRAILER DI WORLD’S BEST

La storia del cinema ci ha deliziato con numerosi amici immaginari, dal gigantesco coniglio bianco Harvey (nel film Harvey del 1950) a l’Humphrey Bogart di Provaci ancora Sam fino a Eric Cantona che interpreta – splendidamente – se stesso nel più recente Il mio amico Eric. E poi ancora un improbabile Adolf Hitler in Jojo Rabbit.

Pochi hanno pensato (forse nessuno) che un ragazzino potesse riempire il vuoto lasciato da un padre scomparso avendolo come amico immaginario, mentore e idolo musicale. Questa lacuna viene deliziosamente colmata da World’s Best, nuovissima commedia musicale hip-hop prodotta dal regista di Hamilton. Co-scritto, co-prodotto e interpretato da Utkarsh Ambudkar (Ghosts,
Free Guy – Eroe per gioco), il film, diretto da Roshan Sethi, vede anche la partecipazione di Manny Magnus, Punam Patel, Jake Choi, Max Malas, Piper Wallace, Kayla Njeri, Dorian Giordano, Kathryn Greenwood, Christopher Jackson e Doug E. Fresh.

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Foto: Disney+

LA TRAMA DI WORLD’S BEST

In World’s Best, il dodicenne genio della matematica Prem Patel (Magnus), nel bel mezzo delle difficoltà dell’adolescenza, scopre che il padre, recentemente scomparso, era un famoso rapper e si propone immediatamente di intraprendere una carriera come superstar del rap. Sebbene le sue azioni possano sembrare avventate e rappresentino il modo più rapido per perdere tutto, Prem, spinto da una forte fantasia alimentata dalla musica hip-hop in cui si immagina di esibirsi con il padre (Ambudkar), è determinato a scoprire se l’hip-hop è davvero nel suo DNA. Come diceva sempre suo padre, “i migliori del mondo non si fermano mai”.

Il piedistallo dei ricordi

Al centro della narrazione del film troviamo il giovanissimo Prem che ha molte difficoltà a relazionarsi con i suoi coetanei. Sempre impacciato, viene bullizzato a scuola e non ha molti amici. Per cercare di affrontare un mondo che gli sembra sempre ostile, Prem si rivolge allora al suo amico immaginario che ha il volto di suo padre (Utkarsh Ambudkar).

I film Disney (animati e non) sono costruiti partendo da una ricetta alla fine sempre uguale dedicata a tutte le famiglie, un mix di battute che facciano ridere i piccoli in sala e staffilate al cuore per il pubblico adulto. È il finale da lacrimoni di Toy Story 3, l’inizio struggente di Up, o la scena con Bing Bong in Inside Out. È, appunto, il momento Bing Bong, funziona quasi sempre, e quando lo fa ti porta a dare a questi film un posto speciale. A trovargli un bel piedistallo nei ricordi, nell’immaginario personale di ciascuno di noi. Perché non sono solo le risate e la CGI pazzesca, è che ti toccano. Ti toccano dentro.

Facile allora capire quanto World’s Best abbia il potenziale di scavarti nel plesso solare come una trivella, visto quello di cui parla. Non è il primo film che affronta il tema della morte, del vuoto lasciato da chi se n’è andato e, soprattutto, dal modo in cui quel vuoto può essere colmato, coltivando il ricordo. Lo ha già fatto, peraltro egregiamente, Coco anni fa. World’s Best va oltre, aprendosi a una tematica importante e non banale: il valore dell’eredità padri-figli, l’esempio e la carriera da seguire. Complici le interpretazioni originali e colorate dei due protagonisti, il film original di Disney+ funziona dall’inizio alla fine, senza perdersi peraltro in fastidioso o ingenuo pietismo.

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Foto: Disney+

L’effetto catartico della musica

La genialità al centro di World’s Best non è, però, solo legata alla componente emotiva: è proprio il giusto equilibrio tra prevedibilità e ritmo a suscitare interesse. Introdurre canzoni originali hip-hop e rap che accompagnano gli studenti della pellicola nello studio della matematica permette allo spettatore di scivolare tra emozioni e ballo. La scienza, in fondo, lo conferma: l’hip-hop – sostenuto ma prevedibile, sincopato ma non troppo – sembra studiato apposta per compiacere il cervello e spingerci a scendere in pista. Impossibile infatti evitare di ballare sulle note del brano principale del film.

Infatti, World’s Best ripercorre il rapporto fra la musica e la formazione dei giovani. Grazie a questo linguaggio, fatto di parole, ma anche d’emozioni e d’affetti tradotti in suoni e in ritmo, Prem scopre la sua via, la nascita dei suoi valori e parte del suo passato. Le canzoni che il protagonista crea con il suo padre e amico immaginario sono anche anche un farmaco e un prezioso strumento al servizio della conoscenza di sé. Parlano delle tante difficoltà che i ragazzi hanno lungo il loro percorso formativo, della rabbia, della voglia di ribellarsi ai bulli e dello studio.

L’effetto catartico della musica nel film non è una scoperta poiché ne parlavano già gli antichi, anche se oggi, più che mai, i giovani hanno bisogno di questa attività per staccarsi dalle dipendenze moderne, più invisibili ma altrettanto dannose e deleterie. Comprendere le potenzialità di quest’arte significa anche imparare a sfruttarle al meglio, per esempio per studiare matematica, proprio come Prem e compagni.

World’s Best è da oggi su Disney+.

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