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Cristiana Puntoriero

Saint X: recensione della serie thriller/mystery su Disney+

Tags: disney, Recensione, serie tv
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Cristiana Puntoriero

Saint X: recensione della serie thriller/mystery su Disney+

Tags: disney, Recensione, serie tv

Dal 7 giugno su Disney+ è disponibile Saint X. La nuova serie thriller/mystery troppo simile a The White Lotus per tematiche e location vacanziera, ma capace comunque di proporre un racconto intrigante.

La trama di Saint X:

Sull’isola paradisiaca di Saint X, la sorella maggiore di Claire, sette anni, viene assassinata. Anni dopo, incontra Clive Richardson, uno degli uomini sospettati dell’omicidio e questo evento la porta a una ricerca ossessiva della verità.

La recensione di Saint X:

Tratta dal romanzo di successo di Alexis Schaitkin, in Italia edito nel 2020 da Bompiani, Saint X ha tutte le caratteristiche per essere paragonata a ragion dovuta a The White Lotus, prima stagione: un’isola caraibica diventa teatro di un omicidio che incrocerà le vite di alcuni ricchi vacanzieri bianchi, privilegiati e nordamericani con quelle di alcuni membri dello staff locale, nero e molto meno abbiente, che lavora nel resort in cui i primi hanno scelto di villeggiare per una settimana.

L’episodio iniziale della serie di Disney+, adattata per la tv da Leila Gerstein e diretta da ben cinque registi fra cui Dee Rees (Mudbound, Pariah) e Darren Grant (Regina del Sud, Your Honor, Billions), si apre appunto con la classica scena da thriller in cui le luci blu e rosse della volante della polizia fanno da sfondo al trambusto emotivo di una famiglia, i Thomas, che dalla notte precedente non hanno più visto la figlia maggiore Alison (West Duchovny) tornare in camera. Il suo corpo verrà ritrovato poche ore dopo riverso su una cascata adiacente la spiaggia dell’hotel, segnando per sempre il trauma della sorellina minore Claire, la quale, all’epoca dei fatti, aveva solo sette anni.

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Credits: Disney+

Innocenza perduta

In uno dei tanti flashback del racconto, capiamo infatti che quella ragazzina ora si fa chiamare Emily (Alycia Debnam-Carey), è una montatrice di documentari e si è da poco trasferita con il fidanzato a Flatbush, quartiere di New York, e sta cercando in tutti i modi di chiudere con il suo doloroso passato, finché un giorno, per caso (?) rincontra Clive (Josh Bonzie), uno dei ragazzi allora sospettati per l’omicidio della sorella, che assieme all’amico d’infanzia Edwin (Jayden Elijah) vent’anni prima si era avvicinato alla bella Alison, trascorrendo insieme alcune sere d’estate lì al resort.

Cosa sia veramente successo quella notte e chi sia il vero responsabile della sua morte, diventa in Saint X il centro nevralgico della costruzione, molto intrecciata e sfaccettata, dello schema tipico del whodunit in cui ci viene presentata la vicenda, i suoi antefatti e le sue conseguenze, non solo attraverso salti cronologici fra passato e presente, ma soprattutto nell’alternanza di ben quattro punti temporali appartenenti a diversi personaggi (l’infanzia di Clive ed Ewin; i sette giorni della vacanza; la notte della scomparsa/omicidio e la ricerca ossessiva della verità da parte di Claire, ora Emily) mescolandone punti di vista, ragioni e torti, complicità e innocenza.

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Credits: Disney+

Saint X: tematiche e similitudini con la serie The White Lotus

Le modalità in cui Saint X sceglie di costruire il suo mosaico crime non è dunque delle più originali e, a ben vedere, se equiparato alle peculiarità speculari di The White Lotus, la prima non regge certamente il confronto, ma lo show di Disney+ è immerso in un’allure interessante che riesce sin da subito a catturare l’attenzione dello spettatore rendendo Alison, bionda matricola del college, aperta mentalmente rispetto ai genitori borghesi e seducente nel suo muoversi disinvolto, il nucleo/calamita di tutti gli occhi maschili (adulti, giovani, coetanei), suggerendo così una colpevolezza ‘allargata’ su più personaggi, non solo ai due “ufficiali” come appunto i due dello staff Clive e Edwin.

Al di là del misfatto criminoso, Saint X sembrerebbe approdare verso lidi tematici di recente attualità come il cosiddetto white privilege, il disgregamento delle famiglie, l’atteggiamento predatorio (e infedele) insito nella mascolinità tossica infusa da padri a figli, il capitalismo, lo sfruttamento economico-sociale dei paesi più arretrati meta di vacanze da sogno di ricchi occidentali, tenendo le fila di un racconto che riesce, nonostante l’ordinarietà, a funzionare, anche grazie alle ottime interpretazioni di alcuni membri del cast, su tutti i giovani Josh Bonzie e Jayden Elijah, che riescono a donare complessità e profondità ai loro personaggi.

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