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the flash recensione film dc con ezra miller
Alessio Zuccari

The Flash, la recensione del film DC con protagonista Ezra Miller

Tags: DCEU, ezra miller, The Flash
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Alessio Zuccari

The Flash, la recensione del film DC con protagonista Ezra Miller

Tags: DCEU, ezra miller, The Flash

Dopo anni di travagliata gestazione, arriva finalmente al cinema il film stand alone sull’uomo più veloce dell’universo. Scopriamo se è valsa la pena attendere tutto questo tempo.

La prima cosa che dobbiamo chiederci è: siamo ancora in tempo per farci piacere The Flash? Perché quello diretto da Andy Muschietti è un film post tutto. Post Justice League, uscito originariamente nel 2017 tra mille critiche e poi rimasticato nel 2021 dall’altrettanto chiacchierata versione di Zack Snyder. Post DC Studios per come li abbiamo conosciuti fino a qualche mese fa, ora in mano al duo di sergenti James Gunn e Peter Safran. E quindi anche post DC Extended Universe, progetto di un universo cinematografico condiviso che nel corso del tempo si è sgretolato su se stesso, accumulando insuccessi su insuccessi e diramatosi in clamorosi vicoli ciechi – Black Adam è il flop forse più fragoroso.

Dopo questo progressivo e inesorabile scollamento c’è insomma ancora posto per The Flash, il primo (e ultimo?) stand alone dedicato all’uomo più veloce del cosmo? Film travagliatissimo, figlio di una gestazione lunga anni che l’ha visto passare di mano in mano con innumerevoli ritocchi alla sceneggiatura (ora accreditata ufficialmente è Christina Hodson) e con una a dir poco problematica gestione della sua star, Ezra Miller, che ne ha fatte di cotte e di crude fino a macchiare in maniera indelebile la propria immagine pubblica.

La trama di The Flash: riavvolgere il nastro

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Sembrano i classici ingredienti per un disastro non annunciato, ma profetizzato. Eppure, grazie ad un colpo di reni inaspettato, The Flash non è poi così male. È in ritardo su molte cose, è incuneato in mezzo a tanti altri film che non hanno né capo né coda, ma in mezzo a questo caos riesce a strappare un briciolo di dignità.

Parte con il botto. Per Barry Allen (Miller) è una mattinata come le altre. Sta per iniziare il turno di lavoro quando si ritrova invischiato in un adrenalinico inseguimento per le strade di Gotham al fianco del suo mentore Bruce Wayne (quello di Ben Affleck, nel film per poco ma con efficace dolenza). Giusto il tempo di acciuffare il figlio di Falcone e per una comparsata di Wonder Woman (Gal Gadot). Dopo questo breve prologo a misura di fan, The Flash vira su toni crepuscolari che anticipano quella che è l’origin story di un personaggio fino a questo momento indagato solo in parte.

In attesa della sentenza di scarcerazione di suo padre (Ron Livingston), in prigione da diversi anni con l’accusa di aver ucciso la moglie (Maribel Verdù), Barry vive l’abisso di essere cresciuto senza una madre e un padre che solo lui sa essere innocente. Da qui, senza che il film si perda in fronzoli, Barry scopre di poter viaggiare indietro nel tempo e quindi, potenzialmente, ristabilire il giusto ordine delle cose. Nonostante Bruce lo avverta del pericolo in cui rischia di incorrere, Flash risale il corso degli eventi incappando in una versione alternativa della linea temporale. In altre parole: Multiverso.

Quella storiaccia brutta brutta del Multiverso

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Ebbene sì, anche qui, infine, arriva il Multiverso. Non c’è stupore, non c’è eccitazione per l’evento specifico in sé, già ampiamente apparecchiato e soprattutto iniziato ad esplorare massicciamente nel Marvel Cinematic Universe dei Marvel Studios, nonché dai due acclamati film d’animazione dedicati allo Spider-Man di Miles Morales, Spider-Man: Across the Spider-Verse e Spider-Man: Into the Spider-Verse.

The Flash ci arriva per ultimo e la sensazione è quella di togliersi l’incombenza dai piedi, con una spiegazione il più elementare possibile. Si parla di “retrocausalità”, termine utilizzato per intendere che un minimo intervento adesso può condizionare anche quello che è avvenuto ieri. Così Barry si ritrova a dover sbrogliare una matassa assieme al Batman di Michael Keaton e alla Supergirl di Sasha Calle in un contesto da arena da videogame (e con una CGI a tratti intollerabile), mentre sullo sfondo rivive l’arrivo del generale Zod di Michael Shannon, già apparso in Man of Steel e qui sottoutilizzato.

Dopotutto The Flash ha in mente altro, ovvero lavorare sulla genesi della coscienza dell’eroe facendogli elaborare l’inevitabilità di alcuni esiti. E quindi funziona e bene il confronto tra il Barry “originario” e il Barry diciottenne, in un efficace rimpallo di ironia (la vera forza motrice del film) tra Ezra Miller ed Ezra Miller, che al netto delle tante e non trascurabili polemiche che lo hanno riguardato ci ricorda anche quanto sia un ottimo attore. Peccato che in questo sforzo sul letterale parlare a se stessi rientri poco l’idea dell’Antiflash, versione consumata e inasprita dal senso di colpa di Barry, che qui è una postilla a conti già fatti.

Trarre il meglio dal peggio

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The Flash infatti resiste con efficacia alle tante rivisitazioni che il film ha subito, ma può nascondere fino a un certo punto l’aspetto preparatorio del suo racconto. Accumula e accumula in maniera anche riuscita i tasselli delle cose da fare, sul come farle e con chi farle, facendo leva sul carisma dei comprimari che in fin dei conti sono comunque un pilastro di supporto al confronto di Barry con Barry. Così arriva all’ultimo atto piuttosto agilmente, ma questa filosofia che il film adotta nel tenere le cose semplici si risolve in conclusione con una sensazione di leggerezza che non fa storcere il naso, ma nemmeno incide.

In fin dei conti è anche la strategia più sensata che un’opera così ingarbugliata può adottare, una sorta di contenimento dei danni che probabilmente trae il meglio dalla landa desolata che circonda The Flash. Coglie pure la palla al balzo per mescolare un po’ di carte in tavola e giustificare la disastrata situazione extra-cinematografica che considera il film, lasciandosi furbe porte aperte per qualunque che sia l’avvenire da qui in poi. Fare meglio era difficile, il rischio di ritrovarsi qualcosa di peggiore tra le mani ben più concreto.

Guarda il trailer di The Flash:

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