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Venezia80 | El Conde: recensione del film di Pablo Larraín

Alessio Zuccari Di Alessio Zuccari
31 Agosto 2023
in Top News, Festival, Recensioni
Home Top News
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Pablo Larraín torna al Lido di Venezia con un film che si dichiara fin da subito come una grande metafora, rileggendo il dittatore Augusto Pinochet come un vampiro ultracentenario.

Conosciamo bene il talento di Pablo Larraín. Sono anni che il regista cileno allieta i festival di tutto il mondo affermando, ad ogni occasione, la lucidità del suo sguardo dietro la macchina da presa. Sia quando lavora in patria, dove ha scavato a lungo nelle fosse oscure di cui è disseminata la storia recente del Cile, sia fuori, dove si è accostato ai ritratti femminili – primi intimi e poi quasi orrorifici – di Jackie e Spencer. Ora il cineasta torna in Concorso al Festival di Venezia con El Conde, e dopo la sua ultima esperienza internazionale – appunto con Spencer, sempre in Concorso a Venezia78 – decide di rientrare in patria per affettarne ancora la sanguinaria eredità.

Quella di El Conde, dopotutto, è una grande metafora dichiarata. Larraín si ricongiunge con lo sceneggiatore Guillermo Calderón (Ema, Neruda, El club, ecc.) e ripensa il dittatore fascista Augusto Pinochet come un vampiro vecchio di 250 anni. Un uomo che in questa assurda ucronia nasce francese sotto il nome di Claude Pinoche, viene inquadrato nell’esercito di Luigi XVI, poi trasformato in vampiro e quindi assassino, disertore all’arrivo della Rivoluzione francese e da lì in avanti oppositore giurato di qualsiasi tentativo rivoluzionario. Qualsiasi esso sia, in qualsiasi parte del mondo, anche in quel piccolo Paese del Sud America chiamato Cile in cui Pinoche si rifugia e si ribattezza Pinochet.

Un dittatore, il sangue e la sua eredità

El Conde, recensione del film di Pablo Larraín
Photo Credits: Netflix

Ma stanco di essere soldato, inizia a sognare in grande, a scalare le gerarchie fino a diventare un capo di stato che la Storia ha consacrato genocida e criminale. E ladro. Cosa, quest’ultima, che al Pinochet di El Conde proprio non va giù. L’accusa di essersi fatto anche ladro, e quindi ricordato come tale, proprio non la sopporta. Lo confida al fedele maggiordomo (Alfredo Castro), partner in crime ai tempi del regime e ora servitore per l’eternità. O forse no, perché Pinochet rigetta questa accusa e decide di farsi morire, un po’ alla volta, rifiutando di cibarsi del sangue e della carne di quel popolo che ha cannibalizzato per decine d’anni e ora ha l’ardire di infangarne la memoria.

No, quelli del sangue e della vita succhiata via non sono una metafora sottile. Non sono l’incipit di una satira volta allo scavare, sempre più con sottigliezza, nelle nefandezze di quegli anni di dolore e sofferenza. El Conde, a ben guardare, è tutto, e non più, di quello che dichiara. Una piccola favola nera, di un umorismo amaro e cupo che non si accosta nemmeno poi molto all’ironia. Dell’ironia c’è, certo. Soprattutto quando il film riunisce sotto la stessa capanna la sciatta eredità mortale di Pinochet, ovvero quella progenie trasandata e miserabile che sono i suoi figli, mai trasformati in vampiri ma al corrente della condizione del padre, alla continua ricerca di denaro dal genitore.

Li ha attratti lì con l’inganno la moglie del Generale, Lucia Hiriart (Gloria Münchmeyer), nei confronti della quale El Conde non riserva di certo parole al miele, inquadrandola di fatto come la meschina e manipolatrice complice dei crimini del marito. Anche quando entra in scena una giovane suora (Paula Luchsinger) chiamata a esorcizzare o eliminare il vampiro, il film trova uno spunto narrativo che in realtà si risolve ancora all’interno di una bolla in cui da leggere o da interpretare c’è meno di quello che una premessa così originale potrebbe lasciar presagire.

Una metafora che si sostanzia del suo assurdo

El Conde, recensione del film di Pablo Larraín
Photo Credits: Netflix

El Conde non soffia sulle braci, perlomeno non più di quanto Larraín abbia già fatto in precedenza con opere che dell’ombra lunga della dittatura cilena hanno messo a fuoco dolori e cicatrici. È un film, El Conde, che lascia con un poco di incertezza, con un tentennamento una volta che se ne conclude la visione – che, nel terzo atto, riserva comunque un geniale ingresso in campo. È un film che vive e respira della meravigliosa messa in scena del regista, mai in questione e che anche in questa occasione rinfranca l’occhio con l’aiuto della grande fotografia in bianco e nero di Edward Lachman.

Eppure, a un certo punto, è come se questa ridicola e ridicolizzante saga familiare, di padri ed eredità, si esponga meno di quanto il primo e diretto confronto con la figura di Pinochet chiami attorno a sé. Non c’è, in poche parole, un velo da sollevare. Sta tutto lì davanti a noi, nel recinto dell’isola in cui il dittatore si è rifugiato e in cui è allestito questo teatrino dell’assurdo. Si cerca una stoccata, un’aggressione feroce da abbinare alla metafora roteata con questa fiducia in aria. Ma non c’è, non arriva, la metafora e l’assurdo – a questo punto anche storico, perché assurda la violenza perpertrata con il benestare di più Paesi a più latitudini – si sostanziano di se stessi, si alimentano e si bastano. Chissà, forse ci sarebbe stato spazio per un qualcosa di più, la sensazione è quella. In fin dei conti, però, anche un Larraín così, quindi non folgorante e non incendiario, è un Larraín che ci si tiene stretti.

Tags: el condepablo larrainvenezia80

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  • 🖼️ Berlino continua a essere il personaggio più contraddittorio e affascinante dell’universo di La Casa di Carta. Un uomo capace di trasformare il crimine in arte, il desiderio in ossessione e ogni colpo in una dichiarazione d’amore verso la bellezza.
Con Berlino e la dama con l’ermellino, la serialità spagnola torna a fare ciò che le riesce meglio: esasperare le emozioni, piegare la realtà al melodramma e costruire personaggi che vivono sempre un passo oltre il limite. 

La struttura è quella che conosciamo già: un grande furto, una banda in crisi, passioni ingestibili e continui colpi di scena. Nulla di davvero innovativo, anzi. Alcune dinamiche sfiorano volutamente il paradossale e richiedono allo spettatore di abbandonarsi completamente all’eccesso narrativo tipico delle produzioni di Álex Pina.

Eppure, proprio quando sembra perdere equilibrio, la serie ritrova sé stessa nel finale. Tra malinconia, vendetta e fragilità emotive, Berlino chiude un altro cerchio della sua storia lasciando spazio a nuove possibilità narrative.

E nel frattempo Siviglia brucia di luce, arte e passione, diventando il vero cuore estetico di una stagione che vive soprattutto grazie al magnetismo assoluto di Pedro Alonso.

La recensione completa è online su myredcarpet.eu.

#Berlino #LaCasaDiCarta #NetflixItalia #PedroAlonso
  • 🐝 Lady Whistledown ha lasciato una sorpresa al Salone del Libro. Riesci a trovarla? #SaloneDelLibroTorino
  • Semplicemente il Salone del Libro di Torino. @salonelibro
  • Festa sulla Croisette per uno dei franchise più celebri e redditizi del cinema, che compie 25 anni dall’uscita del primo film: Fast and Furious. 

Durante il Midnight Screening, Vin Diesel ha ricordato, commosso, il compianto Paul Walker. E noi siamo qui a piangere con lui. 

#FastAndFurious 🚗
  • Lady Whistledown ha parlato… e questa volta la sorpresa è doppia. 👀✨
La quinta stagione di Bridgerton, dedicata a Francesca Bridgerton e Michaela Stirling, arriverà ufficialmente nel 2027 su Netflix.

La vera novità? Per la prima volta nella storia della serie, non dovremo aspettare due anni interi tra una stagione e l’altra. 

Dal debutto nel 2020, infatti, il calendario è sempre stato questo:
▫️ Stagione 1 → 2020
▫️ Stagione 2 → 2022
▫️ Stagione 3 → 2024
▫️ Stagione 4 → 2026

E invece la quinta stagione arriverà già l’anno successivo.

Al momento non ci sono ancora dettagli ufficiali su date o mese di uscita, ma secondo le indiscrezioni potrebbe seguire la formula delle ultime stagioni, con il rilascio diviso in due parti.

Noi siamo già pronti a tornare tra scandali, balli e drammi dell’alta società londinese. 

Che ne pensate di questa scelta? E soprattutto: siete curiosi di vedere la storia di Francesca e Michaela? Fatecelo sapere nei commenti. 

#Bridgerton #BridgertonNetflix #FrancescaBridgerton
  • Una mattina mi sono alzato e ho trovato uno… spinoff! In occasione delle attività per l’uscita di “Berlino e la dama con l’ermellino” a Siviglia, è stato annunciato il proseguimento dell’universo de “La casa di carta”.

Ieri sera lungo il fiume Guadalquivir migliaia di fan hanno assistito al momento in cui una barca piena di persone vestite con le iconiche tute rosse e le maschere di Dalí ha navigato lungo il fiume al ritmo di “Bella Ciao”, confermando che le storie de “La casa di carta” non finiranno con “Berlino e la dama con l’ermellino”. 

L’annuncio è arrivato al termine di un evento della durata di tre giorni che ha coinvolto l’intera città Andalusa per celebrare la serie con protagonista Pedro Alonso, in arrivo su Netflix dal 15 maggio, culminato in uno spettacolo mozzafiato sul fiume Guadalquivir con una performance a sorpresa di Rosalía. Cosa ne pensate? #LaCasaDePapel
  • Noi saremo le tue bimbe per sempre.

Perché, in effetti, forse è Nigel il miglior personaggio in assoluto di Il Diavolo veste Prada. 

➡️ Carosello con citazioni da usare all’occorrenza. 

Salva e condividi perché ne avrai bisogno, più di Chanel. 

#Nigel #IlDiavoloVestePrada2
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