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Cosa è successo al Marvel Cinematic Universe dopo la morte di Tony Stark?
Alessio Zuccari

Cosa è successo al Marvel Cinematic Universe dopo la morte di Tony Stark?

Tags: marvel cinematic universe
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Alessio Zuccari

Cosa è successo al Marvel Cinematic Universe dopo la morte di Tony Stark?

Tags: marvel cinematic universe

Perché qualcosa sembra essere successo, giusto? Guardiamo subito al dato più recente sul piatto della bilancia, l’apertura domestica al box office di The Marvels. È un numero da sempre cruciale per quello che sarà l’andamento di un film di grande calibro, di un blockbuster e ancor più di un cinecomic per come li abbiamo imparati a conoscere da quindici anni a questa parte.

Quello registrato dalla new entry del Marvel Cinematic Universe è il peggior esordio casalingo di tutto il corso di questo franchise: 47 milioni di dollari. Una cifra che non è tanto indicativa dei ragionamenti in ottica di ricavi e perdite – i budget di opere come quelle della Marvel sono sempre elevatissimi e nebulosi –, quanto piuttosto termometro dell’affezione di un fandom.

Sappiamo tutti bene cosa abbia significato il dittico Avengers: Infinity War – Avengers: Endgame per quella che è la storia del cinema e per quella che è la capacità di cementificare un rapporto tra industria e spettatore. Sappiamo anche tutti bene come da lì in poi l’andamento del MCU ha assunto le fattezze di una ripida e contorta montagna russa.

Un ricambio generazionale alle porte

Cosa è successo al Marvel Cinematic Universe dopo la morte di Tony Stark?
Photo Credits: Marvel Studios

L’operazione editoriale messa in piedi dai Marvel Studios pareva essere un marchingegno oliatissimo. Forte di una progettazione su base almeno quinquennale, dello spostamento creativo in mano soprattutto ai produttori-demiurghi (custodi loro sì della sacra linea temporale, mica quella di Loki), di un’attenzione calibrata al millimetro per quelli che erano i desideri dei fan e per i grandi movimenti socio-politici del pianeta. Che si potesse apprezzare o meno questa filosofia di cinema radicata a fondo nel pensiero industriale, solo un folle poteva contestarne l’efficacia.

Eppure, dopo il sacrificio dell’amato Tony Stark qualcosa si è incrinato. Ci si aspettava certamente uno smottamento. Il primo e non da poco dovuto proprio al passaggio di consegne. Mettere da parte Iron Man e Captain America, i veri protagonisti tra i protagonisti delle prime tre Fasi e della Saga dell’Infinito, non era responsabilità da poco. Loro erano le bussole della storia e loro erano i punti di raccordo tra tutti i vari gangli. Se togli un baricentro del genere, è normale attendersi qualche scricchiolio.

E infatti con i primi timidi passi nella Fase 4 che dava il via anche alla nuova Saga del Multiverso, c’era più curiosità che timore. D’altronde i nuovi testimoni pareva stessero facendo già capolino: su tutti il definitivo coming of hero dello Spider-Man di Tom Holland, ma anche il solidificarsi da mentore di Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange.

Quando si inceppa il meccanismo

The Marvels: recensione del nuovo film del MCU
Photo Credits: Marvel Studios

Di fianco ai grandi movimenti cinematografici, c’è stato l’arrivo poi degli show Marvel originali direttamente su Disney+. In particolare, a questi è stato affidato il compito di introdurre le seconde linee dell’adesso e i futuri cardini del domani. Pensiamo proprio a Ms. Marvel di Iman Vellani, che dall’omonima serie TV è saltata dentro The Marvels – di cui, tra l’altro, è la nota più fresca e frizzante – con uno strizzare d’occhio a Occhio di Falco II di Hailee Steinfeld.

L’arrivo delle serie TV pare però aver agito anche sull’ottica della percezione collettiva degli spettatori, non in maniera altrettanto positiva. Da una parte “desacralizzando” l’attesa per il nuovo evento cinematografico del MCU: la costruzione dell’hype è stata sin dal primo momento il motore di tutta la macchina, esempio ne sono le immancabili scene post-credit. Dall’altra offrendo dei prodotti tutt’altro che notabili o capaci di incidere sull’immaginario del fan, spesso scialbi, piatti, poveri sul lato del contenuto e della messa in scena. Come non ricordare le accuse mosse al lavoro di effettistica visiva di She-Hulk, evento che ha poi scoperchiato un vaso di Pandora aperto ancora oggi.

Un vento che non soffia più in poppa

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Photo Credits: Marvel Studios

Fattore, quest’ultimo, che ci catapulta direttamente all’interno delle stanze del potere dei Marvel Studios, dove si sta consumando la vera battaglia per l’avvenire della saga. È il megaproduttore Kevin Feige con il suo Parlamento Marvel – un’assemblea ristretta di produttori esecutivi che muovono le fila della giostra – ad apparire in affanno sulla gestione di un orizzonte creativo dal respiro un po’ corto dal 2020 ad oggi. È qui che si sta consumando anche un’emorragia indice, quantomeno, di un momento non propriamente felice. Poco tempo fa un articolo di Variety discuteva di preoccupanti report attorno all’annuale ritiro che i vertici dello studio fanno a Palm Springs.

In fondo del marzo di quest’anno è la notizia del licenziamento di Victoria Alonso, nella top tre del vertice dirigenziale assieme a Feige e Louis D’Esposito. Licenziamento avvenuto in circostanze mai del tutto chiarite, ufficialmente giustificate in maniera poco plausibile dalla partecipazione di Alonso alla produzione del film argentino Argentina, 1985, ma in realtà con l’impressione della presenza di un sommerso. E sempre nella prima parte del 2023 sono arrivate anche le accuse di aggressione rivolte a Jonathan Majors, attore apparso nel ruolo di Kang e designato ad essere il supervillain della Saga del Multiverso. Una gatta da pelare non da poco su cui si potrebbe anche intervenire con un cambiamento in corso d’opera (giustificare da un punto di vista narrativo un recast sarebbe davvero semplice), ma che non fa altro che restituire la sensazione di un’ulteriore pioggia sul bagnato.

Insomma, che qualcosa sia successo è innegabile. Forse più di un semplice qualcosa. Diverse cose, per certo. Le ragioni, le cause e le colpe sono molte, inanellate in una catena di cui vediamo troppo poco e di cui sappiamo ancora meno. I risultati, quelli sì, iniziano a lanciare un segnale. Che non preannuncia una catastrofe all’orizzonte, ma che di sicuro evidenzia il soffio di un vento non più in poppa.

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