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Federica Marcucci

Cristóbal Balenciaga: recensione della serie sullo stilista

Tags: balenciaga, disney+
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Cristóbal Balenciaga: recensione della serie sullo stilista

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Arriva su Disney+ Cristóbal Balenciaga la serie in sei episodi ispirata alla vita dell’iconico stilista.

Cosa ha rappresentato Balenciaga per il mondo della moda? La serie Cristóbal Balenciaga, che ripercorre la vita dello stilista all’indomani del suo arrivo a Parigi, prova a ricostruire un tempo ormai perduto collocando in molto ben preciso questo incredibile personaggio, consegnandolo così alla storia e facendoci riflettere su quanto sia stata fondamentale la sua visione affinché la moda femminile si emancipasse da determinati stereotipi.

Siamo infatti nel 1937 e, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, Balenciaga si lascia alle spalle una carriera di successo in Spagna trasferendosi a Parigi per presentare la sua prima collezione di Haute Couture. Ma i sogni non sono facili da realizzare e, ben presto, lo stilista si rende conto che i modelli che avevano incantato l’élite e l’aristocrazia spagnola non funzionano in un contesto già incantato dalle creazioni di Chanel, Dior e Givenchy. Guidato dalla sua grande passione e dalla volontà di controllare ogni piccolo dettaglio del suo lavoro, Cristóbal Balenciaga definirà il suo stile e alla fine diventerà uno dei più importanti stilisti di tutti i tempi.

Il ritratto di un uomo enigmatico e visionario

Nella serie, creata da Lourdes Iglesias e dai 12 volte vincitori del premio Goya Aitor Arregi, Jon Garaño e Jose Mari Goenaga (La trincea infinita), l’attore Alberto San Juan riesce a vestire i panni di un’icona moderna mettendone in luce la visione ma anche il suo modo di fare ermetico. Costruita su un montaggio alternato tra passato e presente, Cristóbal Balenciaga avvia la sua narrazione nel 1971 – anno della scomparsa di Coco Chanel per esplorare la vita dello stilista, tra sfide personali e successi professionali: dalla morte del suo collaboratore e compagno di vita Wladzio Jaworowski di Attainville fino alla realizzazione dell’abito da sposa della regina Fabiola del Belgio.

Un racconto affascinante che, tuttavia, potrebbe risultare a tratti ermetico per tutti coloro che non conoscono nel dettaglio né la storia dello stilista né quella della moda del Novecento. La serie infatti, sebbene realizzata con dovizia di particolari, sembra a volte dare per scontate informazioni che il grande pubblico potrebbe non possedere; un elemento che avrebbe potuto essere preso in maggiore considerazione così da rendere Balenciaga e il mondo della moda che va dalla fine degli anni Trenta agli anni Sessanta più accessibili possibile anche a chi di moda non se ne intende.

I costumi di scena

Volendo omaggiare l’eredità di Balenciaga, stilista di rottura per la capacità che ebbe di valorizzare il corpo femminile con soluzioni mai viste prima, la serie fa un lavoro incredibile per quello che riguarda il comparto costumi. Tutti gli abiti di scena che vediamo sono delle repliche fedelissime delle creazioni di Balenciaga: da quelli realizzati in tessuto Gazar, inventato dallo stesso stilista, fino al celebre abito da sposa della regina Fabiola.

È molto interessante che, in questo senso, la serie sia pensata per far parlare gli abiti stessi. Veri e propri protagonisti di un’epoca in cui, a poco a poco, le donne cominciavano a guadagnare maggiore libertà gli abiti di Balenciaga sono anche simboli di una concezione di moda ormai praticamente svanita. Le pinces, i ricami, i dettagli in perle non erano (e non solo tutt’ora) ornamenti fini a se stessi, ma parti di qualcosa di più grande: quasi come se ogni abito confezionato fosse un complesso architettonico.

Artista visionario ma anche sarto capace di cucire le sue creazioni rigorosamente a mano, Cristóbal Balenciaga ha cambiato il mondo della moda più di quanto oggi – in un presente in cui impera il fast fashion, possiamo renderci conto. Sebbene con qualche difetto a livello di ritmo la serie riesce a cogliere l’essenza di questo creativo straordinario, facendoci riflettere sulla sua eredità ma anche su quanto sia cambiato il concetto di vestirsi negli ultimi sessant’anni.

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