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Omen – L’origine del presagio: recensione del nuovo horror prequel

Alessio Zuccari Di Alessio Zuccari
4 Aprile 2024
in Top News, Film in uscita, Recensioni
Home Top News
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La saga de Il presagio torna dopo quasi vent’anni dall’ultimo capitolo con un titolo che si pone come prequel al film del 1976. E riesce a sorprendere.

Su come fare un buon prequel, chiedere a Omen – L’origine del presagio. In apparenza, il compito è uno di quelli che di solito preannunciano la catastrofe. Sesta istallazione dell’omonimo franchise, primo film della saga dal 2006, anno dell’uscita del remake de Il presagio, capitolo originale datato 1976 di cui si pone come narrazione delle vicende antecedenti. Se vi gira la testa e vi sentite un po’ confusi, siete più che legittimati. Per inciampare, a questo Omen – L’origine del presagio, bastava davvero poco. E invece non solo è un buon film, ma quello diretto dall’esordiente al cinema Arkasha Stevenson è un film anche di personalità.

Si vede, soprattutto, che è una pellicola con delle idee. Nonostante sia peraltro chiamata a muoversi all’interno di uno steccato poi non così particolarmente ampio. Di Damien, il figlio del Male protagonista della saga, sappiamo infatti già tutto. Grande intuizione de Il presagio era immaginarlo come una creatura che racchiudesse al suo interno le perversioni del potere spirituale e del potere temporale, Anticristo coltivato da una anti-Chiesa e inoculato direttamente nelle arterie del Paese, in quel 1976, baluardo del mondo: gli Stati Uniti. Omen – L’origine del presagio di questo prezioso retaggio fa esperienza e lo aggiorna a uno dei temi della nostra contemporaneità, il ruolo del femminile.

Il corpo femminile come campo di feroce discussione

Omen - L'origine del presagio: recensione del nuovo horror prequel
Photo Credits: 20th Century Studios Italia

Protagonista dell’opera è Margaret Daino (la bravissima Nell Tiger Free, già vista in Servant), promessa suora che dal Massachusetts arriva in un orfanotrofio di Roma per prepararsi a prendere i voti sotto l’ala del cardinale Lawrence (Bill Nighy). Qui conosce l’austera sorella Silvia (Sônia Braga), la badessa, e Luz (Maria Caballero), altra novizia con la quale condivide la stanza. Entra in contatto anche con Carlita Scianna (Nicole Sorace, uno dei due volti italiani assieme ad Andrea Arcangeli, in un ruolo minore), ragazzina emarginata da compagne e suore e che Margaret inizia a sospettare, imbeccata da padre Brennan (Ralph Ineson), di essere al centro di un’oscura cospirazione.

Mentre Margaret comincia a soffrire nuovamente delle visioni psicotiche che hanno funestato la sua infanzia, Omen – L’orgine del presagio stringe la morsa di uno scontro onnipresente tra l’autorità e il tentativo di emancipazione da essa. Sullo sfondo c’è la Roma dei primi anni Settanta, teatro di sommovimenti studenteschi e fazionismo di estrema destra ed estrema sinistra. Ma anche all’interno delle mura sacre si sta consumando una silenziosa battaglia tra due Chiese, combattuta negli sguardi, nell’omertà e nella manipolazione che nel nun horror – gli horror con protagonisti suore e conventi – trova un perfetto scenario discorsivo.

In questo sottogenere la sceneggiatura di Stevenson, Tim Smith e Keith Thomas è consapevole di andare a intercettare i giusti contrasti per incanalare con efficacia il disagio non solo emotivo, ma anche corporeo. Il corpo, infatti, è uno dei grandi campi di discussione, oggi più che mai, dell’autoderminazione della donna, e all’interno dell’opera diviene oggetto di commento delle schermaglie tra la liberazione identitaria e l’imposizione del velo, tra l’esplorazione e la clausura. Diviene anche oggetto delle barbariche violenze (in tutto e per tutto degli stupri) che vogliono dispensarne in nome di una rinnovata e bestiale natalità. Una riflessione, questa, che crea un’eco da brividi con il ruolo che ai giorni nostri la religione, e chi si batte il petto in nome di essa, ancora ha nel garantire l’accesso a diritti civili fondamentali come quello all’aborto.

Un orrore implacabile su cui lo sguardo non è mai distolto

Omen - L'origine del presagio: recensione del nuovo horror prequel
Photo Credits: 20th Century Studios Italia

Omen – L’origine del presagio è capace insomma nella complicatissima operazione di fondere l’esigenza propria dei prequel al dover motivare ogni cosa – altra fissazione della nostra contemporaneità, avida di dietrologismi – a quella di far quadrare gli angoli di un nuovo racconto che si disvela poi non privo di colpi di scena e numerosi brividi lungo la schiena. Gran parte del merito sta anche nella sorprendente, è il caso di dirlo, regia di Stevenson, che rifugge la facile grammatica dello spavento per insinuare la paura sottopelle.

Passando per scelte di casting davvero ottime (i volti meravigliosi di Tiger Free e Caballero evolvono e con loro evolvono le traiettorie del film), la regista lavora palesando l’orrore all’interno dell’immagine, lasciando che emerga poco a poco dentro l’inquadratura. Lo fa sbucare e avvicinare con un lavoro della macchina da presa claustrofobico e rigoroso, spesso soggettiva di uno sguardo mai distolto – per questo incredibilmente feroce – anche davanti allo shock più insopportabile. Ci sono, in particolare, un paio di inquadrature davvero forti e non così scontate da trovare in un horror pensato per un largo consumo come questo.

Se gli si vuole imputare un difetto, si può ammettere che Omen – L’origine del presagio sia un pelo troppo lungo. Sulle due ore complessive di film, la sensazione è che un po’ di sforbiciata sul montaggio finale avrebbe giovato nella carburazione di un ritmo comunque alto, nervoso, implacabile. Ma al di là di questo, resta soprattutto la consapevolezza di un titolo che trae davvero il massimo – dell’intrattenimento, della riflessione, del terrore – dallo spazio angusto in cui gli è consentito muoversi. Quella di Stevenson è insomma un’opera lucida, attenta ad argomentare il ruolo e le battaglie della donna senza per questo sacrificare l’importanza di una intelligente integrazione nel tessuto narrativo della saga.

Omen – L’origine del presagio è al cinema dal 4 aprile con 20th Century Studios Italia.

Guarda il trailer ufficiale di Omen – L’origine del presagio:

Tags: Arkasha StevensonNell Tiger FreeOmen - L'origine del Presagio

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  • ✨ Venezia 83 - Day 4
Una giornata doppia alla Mostra del Cinema di Venezia!

🎸 Da una parte l’evento musicale più atteso, Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion dei fratelli Gallagher dopo 16 anni di silenzio.

Firmato da Dylan Southern e Will Lovelace, il film offre accesso senza precedenti al tour Live ’25: backstage, prove e le prime interviste congiunte di Liam e Noel in oltre 25 anni.

📽️ Dall’altra il ritorno di Nanni Moretti in Concorso con Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca. Una storia che esplora emozioni, paure e relazioni contemporanee, con lo sguardo unico del regista italiano.

📸 @irene_mischiari 
#venezia83 #oasis #mostradelcinemadivenezia
  • 💍 Luì e Sofì hanno detto sì. Davanti a 6.000 persone.
I Me contro Te si sono sposati a Milano trasformando le loro nozze in un vero e proprio evento per il pubblico: cerimonia, concerto, orchestra, ballerini e fuochi d’artificio.
Per partecipare? Un biglietto a pagamento, con prezzi da 48 a 110 euro e un pacchetto aggiuntivo da 250 euro per incontrare gli sposi prima dello show.

Un evento che racconta perfettamente quanto il confine tra creator, personaggi e vita privata sia diventato sottile.

E allora la domanda è inevitabile: geniale modo di condividere un momento speciale con la propria community o monetizzazione della vita privata — e soprattutto dell’entusiasmo dei bambini — spinta un po’ troppo oltre? 👀

✍🏻 Diteci la vostra nei commenti.
  • Ieri a Venezia non è stata solo l’anteprima di un docufilm. È stato un evento generazionale. 🇬🇧

Perché ci sono canzoni che non appartengono più soltanto a chi le ha scritte: appartengono a chi le ha cantate a squarciagola, a chi ci si è innamorato, a chi le ha messe in cuffia nei momenti giusti — e in quelli sbagliati.

Gli Oasis sono tornati insieme. E per una generazione cresciuta con Liam, Noel e Wonderwall, vederli arrivare insieme al Lido ha significato inevitabilmente qualcosa in più.

So… sing along with us. 🎶
Because maybeeeee… ❤️‍🔥

#Oasis #DontLookBackInAnger | @disneyit | 📸 @irene_mischiari
  • ✨ Venezia 83 - Day 4

Ieri alla Mostra del Cinema di Venezia uno dei titoli più attesi: Primetime, il primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, con Robert Pattinson nei panni del giornalista Chris Hansen.

Oltre a loro, sul carpet hanno sfilato Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers e il produttore del film ari Aster.

Una storia intensa sul mondo della TV americana del 2006, tra inchieste, caccia ai predatori online e il lato oscuro del giornalismo televisivo 🎬

📸 @irene_mischiari 
🍿 @iwonderpictures 
#venezia83 #mostradelcinemadivenezia #primetime
  • ⭐️ Phoebe Bridgers a Venezia 83 nel suo esordio come attrice in Primetime 🎬

@iwonderpictures #phoebebridgers #mostradelcinemadivenezia #venezia83
  • Ladies and Gentlemen: Robert Pattinson ❤️‍🔥

Alla Mostra del Cinema di Venezia come protagonista di Primetime, film di Lance Oppenheim che racconta la storia vera di Chris Hansen, giornalista televisivo divenuto famoso con l’inchiesta nascosta “To Catch a Predator” 👀

@iwonderpictures #venezia83 #mostradelcinemadivenezia #robertpattinson
  • Un anno senza Giorgio.

Il 4 settembre 2025 ci lasciava Giorgio Armani, uno dei più grandi maestri della moda italiana e l’uomo che, con la sua visione, ha cambiato per sempre il modo di intendere l’eleganza.

Armani non ha semplicemente creato abiti: ha costruito un linguaggio. Fatto di linee pulite, colori misurati, giacche destrutturate, rigore e leggerezza. Uno stile immediatamente riconoscibile che ha attraversato decenni, passerelle e cinema senza mai avere bisogno di alzare la voce per farsi notare.

A un anno dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo attraverso la sua arte, con le immagini che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi all’Armani/Silos di Milano.

Una mostra che attraversa il suo straordinario universo creativo attraverso abiti, silhouette e creazioni iconiche, restituendo da vicino la precisione, la ricerca e quella concezione dell’eleganza che ha reso Giorgio Armani eterno.

Rivedere oggi queste immagini ha inevitabilmente un significato diverso.
Perché gli stilisti se ne vanno.

Lo stile, quello vero, resta.

Giorgio Armani, per sempre. 🤍

#GiorgioArmani
  • ✨ Venezia 83 - Day 2

Il ritorno di Werner Herzog alla fiction: Bucking Fastard ha debuttato al Lido conquistando una standing ovation di 6 minuti e mezzo.

Sul carpet le sorelle Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme sullo schermo nei panni di Jean e Joan Holbrooke, due sorelle così unite da parlare, amare e sognare all’unisono.

Con loro Orlando Bloom e Domhnall Gleeson, in una storia surreale ambientata in Irlanda tra tribunali, stampa e un tunnel scavato nella montagna 🎬

📝 Recensione al link in bio
📸 @irene_mischiari 

#venezia83 #mostradelcinemadivenezia
  • Abbiamo tuttə avuto un momento “Orlando Bloom”. 

#Venezia83 | Per le foto, ringraziate @irene_mischiari

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